Torino 1940: tra le fiamme e il gelo, la notte della "Paracchi"
di Michele Sforza
|
|
Erano le 1:52 dell’8 marzo 1940, una data che richiama alla mente tutt'altra e importante ricorrenza. In quel momento, un passante stava chiamando il centralino dei Vigili del Fuoco per segnalare un incendio che stava probabilmente divorando la rinomata fabbrica di tappeti e tendaggi “Giovanni Paracchi & C.” di via Pianezza 17 a Torino.
Quel signore — che nel corso della telefonata dichiarò di essere «il tranviere Raffaele Garrone…, numero di matricola…» — aveva aperto la comunicazione con i vigili del fuoco utilizzando uno dei telefoni pubblici per le chiamate di soccorso di cui la città era ben dotata. Garrone ci teneva a essere credibile e fornì persino il proprio numero di matricola, qualora vi fossero dubbi sulle sue generalità. La cassetta telefonica doveva trovarsi molto vicina allo stabilimento poiché, quasi in diretta, Garrone descriveva la situazione al vigile-centralinista: «Sembra una cosa grave… Le fiamme escono dalle finestre». Il bravo centralinista non sottovalutò la richiesta di aiuto: percepì dalla voce concitata del passante la dimensione dell’incendio e le proporzioni che avrebbe potuto assumere al solo sentire il nome “Paracchi”, una fabbrica la cui produzione racchiudeva in sé un'indubbia pericolosità. Il centralinista non si fece scrupolo di “tirare giù” dal letto, come si suol dire, il Comandante Rolando per metterlo al corrente dei fatti affinché assumesse la direzione dei soccorsi. Bastarono pochi secondi di riflessione per dare disposizione di inviare sul posto un’autoscala e un paio di autopompe, raccomandandosi di inviare presto altri uomini e automezzi qualora giungessero da via Pianezza richieste di rinforzo. Contestualmente, il secondo centralinista avvertì telefonicamente i colleghi volontari di Venaria Reale affinché raggiungessero in forze la Paracchi. Poco dopo, una staffetta motorizzata fu inviata alla sede dei vigili volontari di Collegno — questi ultimi sprovvisti di collegamento telefonico — perché si precipitassero anch'essi verso Torino. A quel punto, la chiamata del signor Garrone non fu l’ultimo grido di allarme. Molte altre telefonate si aggiunsero, giungendo infine anche dallo stabilimento; ma ormai la macchina dei soccorsi era partita e le prime squadre stavano arrivando sul posto, dove la struttura era già in parte avvolta dalle fiamme. La scelta di inviare subito un robusto dispositivo di uomini e mezzi si rivelò vincente perché alla fine, nonostante la veemenza dell’incendio, i vigili del fuoco riuscirono a salvare più della metà del grande stabilimento. «In breve un centinaio di uomini allenatissimi, una quarantina di motomezzi – autopompe e motopompe – chilometri e chilometri di tubi di canapa, diecine e diecine di lance erano in azione.» Così descriveva la situazione un cronista de La Stampa nel suo articolo uscito poche ore dopo nell’edizione mattutina del quotidiano torinese. Presto, tuttavia, si pose il problema di disporre di un tale quantitativo d'acqua che la rete degli idranti faticava a erogare. Fu allora che a qualcuno venne la folgorante idea di andare a prendersela direttamente, quell’acqua che scarseggiava. Proprio lì, a pochi metri, scorreva irruente la Dora: perché non posizionare un paio di autopompe e alcune motopompe che, aspirando l'acqua dal torrente, potessero tranquillamente alimentare tutta quell’immensa e vorace ragnatela di manichette? Tutti — Comandante, ufficiali e vigili — si “gettarono nella mischia”: «senza calcolare né il disastro né il pericolo. L’opera di spegnimento si svolgeva infatti in condizioni terribili per gli uomini e per il materiale. Se la vicinanza dell’acqua poteva dirsi una vera fortuna, la temperatura rigida ostacolava assai il lavoro degli uomini impegnati nella tremenda fatica. Ancora stamane al timido sole invernale, luccicavano tutt’attorno allo stabile grandi festoni di ghiaccio, formatisi sugli alberi, sulle condutture elettriche sulla rete stessa delle tranvie. Era dove l’acqua delle lance era battuta con maggiore continuità e il gelo aveva creato quei rabeschi doppiamente impressionanti se appena si volgeva l'occhio allo stabile, denunciavano le altissime temperature cui erano salite le fiamme. Nei reparti toccati dal fuoco la temperatura era infatti infernale.» La violenza del fuoco e l’alta temperatura sviluppatasi all’interno della struttura a causa della presenza di un grande quantitativo di tessuti e materiali favorirono notevoli dilatazioni alle travature metalliche che sorreggevano il terzo piano. Le putrelle, della sezione di 22 cm, si sfilarono dal cemento che le conteneva provocando un allungamento di almeno venti centimetri, «così da spostare l’intera mole della facciata, facendola pencolare nel vuoto.» Gli apprezzamenti per il difficile operato delle squadre dei vigili del fuoco furono unanimi nel lodare la generosità del loro comportamento. Persino i media dell'epoca, solitamente poco generosi nei confronti dei soccorritori, ebbero parole di plauso e grande ammirazione: «Se questa descrizione può apparire impressionante – ed essa rende una pallida idea della realtà – la si è voluta dare allo scopo di creare il contrasto, perché il pubblico e il lettore abbiano modo di valutare l’opera veramente mirabile di coloro che in tali condizioni riuscirono a “tagliare” la corsa delle fiamme ed a salvare buona parte dello stabile. Dove infatti i vigili giunsero in tempo, venne creata una barriera di acqua e di vuoto che poté arrestare le fiamme. Le squadre alle lance dovevano essere cambiate nei limiti del possibile, a breve intervallo di tempo, non essendo umanamente possibile reggere contro il freddo che gelava le mani e rendeva intorpidite le membra impedendo agli uomini, pur vigorosi, di dirigere costantemente ed efficacemente il getto d’acqua sui bracieri. I gradini delle scale mobili che erano state alzate in tutta la loro lunghezza per superare il tetto dello stabilimento si ricoprivano man mano di ghiaccio, rendendo estremamente pericolosa le acrobazie cui dovevano sottoporsi gli uomini. Nell’interno poi dello stabile l’acqua si andava ammassando nei vari reparti, costringendo i vigili a guazzarvi dentro fino alla coscia. Malgrado queste difficoltà – come si è detto – l’opera di salvataggio è stata efficace.» Lasciamo alla dettagliata relazione stilata a incendio concluso dall’allora Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino, l'ing. Silvestro Rolando, il racconto minuzioso di quel grave evento. Un episodio che potrebbe essere considerato come una piccolissima anticipazione di ciò che sarebbe accaduto appena 96 giorni più tardi, quando ben altri e più drammatici incendi, lutti e crolli avrebbero messo a dura prova la dedizione e la generosità di quegli stessi uomini, costringendoli a indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, vissute per cinque lunghi anni insieme ai loro concittadini |
L’INCENDIO DELLO STABILIMENTO PARACCHI
UN GRANDE INCENDIO
RILIEVI E AMMAESTRAMENTI - Torino, notte 8-9 marzo 194o- XVIII
GENERALITA’. - Come appare dalla planimetria generale, in Torino, fra la via Pianezza ed il torrente Dora, la grande manifattura tappeti «Giovanni Paracchi & C.» occupa la superficie di oltre 6000 mq. (120 metri in lunghezza e 50 in profondità).
Le materie prime: lana, iuta, cotone, raion, impiegate vi sono sottoposte a numerose lavorazioni: tintoria, torcitura, tessitura, rifinitura.
Il reparto tessitura, della superficie di circa 2025 mq. (metri 45 X 45), ad un piano, a shed, ha la copertura in tegole con sottostante perlinatura in legno. Lo stesso tipo di costruzione si ha per la tintoria, ricavata nell'interno, come risulta dalla planimetria del piano terreno.
La rimanente più vasta parte dello stabilimento, a tre e quattro piani fuori terra, è in cemento armato con copertura in eternit.
Le costruzioni, resesi via via necessarie per far fronte alle esigenze della progressiva crescente attività dell'industria, con l'andare del tempo, hanno quasi totalmente coperta l'area dello stabilimento. A cielo scoperto vi è, infatti, soltanto un angusto cortile di complessivi circa 160 mq.
I numerosi locali sono stati successivamente sempre più utilizzati per l’istallazione di macchinario, per l'immagazzinamento delle materie prime e dei manufatti.
La destinazione dei vari ambienti, grandi e piccoli, è indicata nelle planimetrie dei singoli piani, e riprodotti nelle fotografie.
Piano terreno: Tessitura - Falegnameria – Officine - Caldaie - Deposito nafta - Asciugatori - Magazzino filati - Tintoria - Magazzino spedizioni.
Primo piano: Uffici - Reparto preparazione (torcitura e dipannaggio) - Magazzino filati - Sala vendita - Campioni.
Secondo piano: Rifinitura (macchine di appretto, cimatrici, orlatrici. frangiatrici, lucidatrici, pinzatrici) - Collaudo tappeti.
Terzo piano: Magazzini manufatti e filati - Asciugatoi - Reparto imballi.
Sottotetto: Deposito manufatti.
Si tratta, non occorre dirlo, di industria assai pericolosa nei riguardi degli incendi: per evidenti complesse circostanze e, fra l'altro, per la natura delle materie prime e dei manufatti che, in ingentissimi quantitativi, vi sono immagazzinati, e per le lavorazioni che vi si eseguono.
SEGNALAZIONI DELL'INCENDIO. - Il primo avviso è stato dato alla Caserma Centrale da un tranviere che, dopo di aver cessato il suo servizio, si re-cava alla propria abitazione, dalla cassetta telefonica d'allarme, situata all'angolo di via Pianezza con Corso Altacomba, e quindi vicinissima allo Stabilimento. Erano le 1 e 52. La segnalazione — alla quale ne sono poi seguite numerose altre — non poteva lasciare dubbi sulla gravità del sinistro. Il fabbricato era già infatti completamente in fiamme.
A questo punto ritengo opportuno accennare a circostanze che, come nel caso di cui mi occupo, non è male chiarire nell'intento di contribuire a sfatare la faciloneria con cui, allorché ci si trova di fronte ad incendi e sinistri di eccezionale gravità, chi è incline a giudicare ed a criticare, con superficialità, non apprezza, nel suo giusto valore, l'opera, irta di rischi e fatta di passione, dei Vigili del Fuoco.
E' assiomatico:
- che un incendio combattuto al suo inizio è un sinistro evitato, e che contro di esso è facile agire anche con modesti mezzi, se tempestivamente impiegati;
- che la celerità dell'intervento dei Vigili sui sinistri è subordinata alla prontezza con cui l'intervento viene richiesto.
È naturale che ci si chieda come mai l'incendio sia stato segnalato quando il vastissimo fabbricato era già in preda alle fiamme, e che non si tralasci di cercare di rendersi conto delle cause per le quali i Vigili del Fuoco sono stati chiamati con così enorme ritardo e, per di più, da persona estranea allo stabilimento che ha avvistato il fuoco dalla strada quando già aveva assunto paurosa proporzione. Si debbono a tali circostanze gli ingentissimi danni che dall'incendio sono derivati, e le durissime fatiche dei Vigili per evitare che il fuoco continuasse la sua marcia completando la sua opera di distruzione. Tutto ciò è istintivo ed intuitivo ove si tenga presente che alla prima segnalazione pervenuta alla caserma centrale, il cielo era arrossato dalle fiamme che impetuose già uscivano dalle coperture già quasi completamente crollate.
Appare pertanto evidente:
- che, nell'interno dello stabilimento nessuno si è accorto del fuoco, lasciandogli così il tempo e la possibilità di svilupparsi in violenza ed in estensione fino a quando le fiamme, che si sprigionavano da ogni parte, hanno provocato l'allarme dal di fuori; — che, nell'interno, il personale di custodia, presumibilmente svegliato dallo scoppiettio delle lastre di eternit del tetto, che andavano in pezzi, anziché richiedere subito l'intervento dei Vigili, è accorso affannosamente qua e là nel vano tentativo di fare qualche cosa per combattere il sinistro in qualche punto, senza rendersi conto della impossibilità di operare con profitto giacché il fuoco ormai divampava e progrediva da ogni parte. È accaduto così che è andato perduto un lungo tempo preziosissimo, e ciò spiega anche come sia avvenuto che la prima segnalazione sia stata fatta da un passante anziché da chi dell'incendio avrebbe logicamente dovuto accorgersi per primo e darne immediato avviso. Sarebbe così stato evitato che il sinistro raggiungesse l'estensione che aveva già quando è stata fatta la richiesta dei soccorsi, di fronte alla quale i Vigili si sono venuti a trovare.
SOCCORSI INVIATI. - Pel modo col quale l'avviso è stato dato, e in considerazione della natura dell'incendio, è stato effettuato il pronto concentramento sul luogo del sinistro di uomini, macchine ed attrezzi per fronteggiare il grave frangente. E' stato cioè immediatamente disposto e provveduto, per l'invio di:
- 6 squadre, costituite da tutto il personale di servizio nella Caserma Centrale e nella Casermetta «Lingotto » (60 uomini);
- 3 squadre formate con 30 uomini chiamati dalle rispettive abitazioni, ed accorsi rapidamente in caserma;
- 3 squadre di volontari (28 uomini: 2 del distaccamento di Collegno km. 8,500 da Torino), ed una del distaccamento di Venaria Reale (km. 11,500 da Torino).
Complessivamente: 12 squadre, composte di 118 unità fra sottufficiali, vigili scelti e vigili, con:
- 7 autopompe, 2 autoscale, 3 automezzi attrezzati per incendi, 7 motopompe, 3 autocarri, 1 motocicletta, 2 autovetture. La squadra dei volontari di Venaria Reale è stata avvisata dalla Centrale a mezzo telefono. Per quella di Collegno — non essendo la località servita di telefono durante la notte — è stato inviato sul posto un motociclista. Quello di fare intervenire nel Capo-luogo squadre di volontari è un provvedimento al quale non mi risulta che a Torino si sia ricorsi per il passato. L'ho adottato per la prima volta, con risultati che ho fondata ragione di ritenere ottimi, anche perché i volontari si sono egregiamente comportati a fianco dei camerati permanenti.
ATTACCO DELL'INCENDIO. - All'arrivo dei soccorsi il fuoco divampava violentissimo con imponenti fiamme e densissime alte colonne di fumo. Alcuni reparti erano già praticamente distrutti e, particolarmente, nella quasi totalità, le sale macchine, ed i magazzini ubicati ai piani superiori del corpo centrale del fabbricato, nonché i magazzini del terzo piano verso via Pianezza. Stavano inoltre crollando tra le fiamme le ultime parti delle coperture. A rendere ancor più ardua la situazione. presentatasi subito assai difficile. contribuirono, fra l'altro, la rigidissima temperatura, la notevole violenza del vento, la vastità della zona invasa dal fuoco, le condizioni di ubicazione interne ed esterne dello Stabilimento, le difficoltà degli accessi interni e dall'esterno: circostanze tutte che ostacolavano non poco le operazioni che occorreva effettuare con prontezza, metodo ed ardimento. Con azioni rapidissime e simultanee:
- la prima squadra ha operato per la protezione della tintoria (già attaccata dal fuoco), dei magazzini di spedizione dei filati, del reparto disegni (pianta piano terreno);
- la seconda squadra, per la protezione del reparto tessitura, la cui prima campata era già in fiamme; - la terza e la quarta, distribuite lungo la scala centrale, hanno operato al primo piano (uffici), al secondo (reparto pinzatrici), al terzo e al quarto (magazzini);
- la quinta è stata suddivisa per operare: una parte nel cortile e locali adiacenti, l'altra parte, in unione alla prima, verso la tintoria.
Le altre squadre sono state distribuite: per rafforzare quelle già operanti, per lo stendimento delle tubazioni, per l'installazione delle pompe onde assicurare abbondante e continuo il rifornimento idrico, e per combattere il fuoco dall'esterno, piazzando pure getti sulle scale aeree e sui tetti fronteggianti l'incendio, in via Pianezza, e scalando in più punti, dai vari lati, l'edificio, dall'interno e dall'esterno.
L'incendio è stato energicamente attaccato:
- impiegando: 7 bocche da incendio: 3 da 60 mm., 4 da 45 mm.;
- piazzando: 4 autopompe e 5 motopompe nel greto del torrente Dora; 1 autopompa all'estremità di via Pessinetto; 1 autopompa e due motopompe — facendole lavorare in serie, con vasche di tela — in via Pianezza; 2 autoscale, pure in via Pianezza.
Si sono ottenuti 28 getti, senza con-tare quelli derivati dagli idranti in-terni dello Stabilimento. Sono stati stesi 7000 metri di manichette: 4500 da 60 mm., e 2500 da 45 mm. Sono state impartite, ed eseguite, le necessarie disposizioni perché fosse tolta la corrente dalle condutture interne ed esterne, compresa quella della rete tranviaria.
Le fotografie, prese nell'oscurità della notte al solo chiarore delle fiamme, mettono in evidenza l'estensione e la violenza dell'incendio. Fin dall'arrivo dei soccorsi si è compreso che la struttura del fabbricato — pure essendo in cemento armato e malgrado la sua solidità — avrebbe potuto essere compromessa nella sua resistenza. Al 3° ed al 4° piano, in particolare, il fuoco aveva invaso, con estrema violenza, i magazzini fronteggianti la via Pianezza, nei quali la lotta, contro le fiamme e l'altissima temperatura, fu quanto mai lunga e pericolosa.
All'esterno, per il calore che le minacciava, si sono dovute via via opportunamente spostare le scale Le fotografie e la planimetria dono chiara la visione del come il fuoco avesse avuto ampie e comodissime vie di espansione e di propagazione, in senso orizzontale ed in senso verticale, e da esse è facile anche rilevare l'esistenza dei montacarichi e la deficienza di scale e di accessi.
In tutti i punti nei quali l'incendio venne affrontato, grazie al pronto ordinato impiego degli abbondanti mezzi portati sul posto, ed in virtù della perizia e dell'ardimento del personale, il progredire delle fiamme fu nettamente arrestato. L'effettiva estinzione dei vastissimi focolari procedette gradatamente, con la sollecitudine consentita dalla loro estensione e dalla grandissima massa del materiale in combustione.
Alle ore 12 l'incendio poteva considerarsi quasi totalmente spento. Venne lasciata sul posto una squadra con idranti armati, per coadiuvare l'opera di smassamento (che ebbe termine poi alle ore 18 del giorno successivo), effettuata con la collaborazione del personale della Ditta.
I Vigili, per ore ed ore hanno intensissimamente lavorato, con discernimento, slancio e perizia, in punti pericolosissimi: gli uni, in atmosfera irrespirabile ed allocata, gli altri, nel freddo rigidissimo, senza mai menomamente smarrirsi, anche quando il fumo, il calore, la minaccia di crolli, le incertezze su possibili cedimenti. rendeva la loro situazione quanto mai rischiosa. Alcuni di essi sono stati colti da sintomi di asfissia, ma appena ripresisi hanno persistito nella loro ben dura fatica.
CONSIDERAZIONI. - L'incendio ha presentato condizioni particolarmente difficili: — per la estensione e conformazione dello Stabilimento;
- per la natura ed i quantitativi delle merci già prese dal fuoco. o da esso minacciate;
- per la deficienza degli accessi;
- per le vie di propagazione del fuoco, dovute alla mancanza di diaframmi che ne ostacolassero la marcia, e per l'esistenza di montacarichi non adeguatamente protetti. L'addossamento e la continuità dei vari reparti, nonché la combustibilità delle materie prime e dei manufatti rendono evidenti le difficoltà che i Vigili hanno dovuto e saputo affrontare e superare, per circoscrivere e spegnere l’imponente e vastissimo incendio.
Origine - Cause (presunte). — In una industria come quella di cui trattasi, le origini e le cause del fuoco sono innumerevoli poiché esso può manifestarvisi ovunque. in ogni momento. Basta pensare, fra l'altro: alla matura delle materie prime e dei manufatti, al pulviscolo che merci e lavorazioni diffondono, al genere ed al numero delle macchine attraverso le quali le materie prime vengono tra-sformate in prodotti finiti, per rendersi conto dei pericoli d'incendio cui tali industrie sono esposte. L'incendio. come già detto. è stato avvertito dall'esterno quando lo stabilimento era in fiamme, ed aveva compiuto vastissima opera di distruzione, in estensione e profondità.
Senza avere la pretesa di un sicuro asserto non ritengo fuori di luogo accennare ad alcune constatazioni e considerazioni:
a) il fuoco è stato arginato attorno all'asciugatoio del piano terreno (planimetria 2) senza che l'esterno delle pareti delle relative celle, e quanto ad esse era vicino, od addossato, abbia subìto sensibili danni;
b), nell'interno delle celle predette il fuoco ha determinato vasta e profonda opera di distruzione;
c) al disopra di una cella (nella sovrastante soletta) vi era un foro protetto da griglia metallica, sulla quale erano accumulate merci combustibili del magazzino filati (planimetria del 2 piano);
d) nel montacarichi istallato a poca distanza dalla predetta griglia, il fuoco, che non ha fatto risentire i suoi effetti nel tratto dal piano terreno al primo piano, ha invece prodotto danni gravissimi, a cominciare dal primo piano, fino alla sommità della gabbia del montacarichi stesso, pare pertanto non del tutto arbitrario affermare che se il fuoco avesse raggiunto l'asciugatoio dall'esterno, i suoi effetti si sarebbero fatti risentire in misura assai più grave dall'esterno interno dell'asciugatoio, e le fiamme avrebbero invaso la gabbia del montacarichi a cominciare dal piano terreno.
Mi sembra quindi lecito supporre che l’incendio abbia avuto origine:
a) nell’asciugatoio, e che, da questo, attraverso la soprastante griglia, si sia propagato, dal basso all'alto, a quanto su di essa griglia era accumulato; oppure:
b) al primo piano, e che faville, cadute attraverso la suaccennata griglia, lo abbiano propagato, dall'alto al basso, all'interno dell'essiccatoio. Resterebbe così spiegato come il fuoco abbia risparmiato il montacarichi nel tratto dal piano terreno al primo piano.
Ove si ritengano plausibili tali ipotesi è facilmente comprensibile come le fiamme abbiano potuto propagarsi orizzontalmente al primo piano, e siano passate, lungo il montacarichi, ai piani superiori, avanzando, con la loro marcia sempre più violenta e sempre più rapida, per tutto lo Stabilimento. È pure da considerare che anche dichiarazioni di persone che hanno avvertito l'incendio dall'esterno, inducono a confermare che il fuoco sia partito dalla zona suindicata.
Impianti interni. - I mezzi per lo spegnimento degli incendi erano costituiti da idranti piazzati come risulta dalle planimetrie, e da estintori. È evidente però che un così modesto attrezzamento, se poteva essere di qualche utilità per fronteggiare principi d'incendio al loro manifestarsi, non poteva invece offrire alcun coefficiente di azione in un frangente come quello del quale mi occupo; senza contare che l'impiego di idranti presuppone la presenza di persone per farlo. È evidente poi che la rete delle bocche da incendio deve far capo ad un'alimentazione adeguata al numero degli idranti simultaneamente adoperati. Ciò non sussistendo, accade che la contemporanea apertura di più idranti si converte nella inefficienza dei getti che da essi si ottengono. E, non occorre dirlo, ciò si è verificato anche quella notte. Il fuoco poi ha raggiunto anche gli idranti e, mi si perdoni la parola, bruciato parecchi estintori.
Insufficienza di accessi a punti per attaccare il fuoco. — La continuità e contiguità delle costruzioni, e lo scarsissimo numero di scale per raggiungere i vari piani, hanno contribuito a rendere estremamente disagevoli, e oltremodo pericolose, le operazioni per contrastare il cammino al fuoco, il quale, non trovando muri e pareti contro cui arrestarsi, ha rapidissimamente invaso tutto il fabbricato e i vari piani, cosicché le stesse gabbie di scale ed i montacarichi hanno, come è naturale, costituito altrettanti camini attraverso i quali il fuoco ha ravvivata la sua violenza.
Coperture in eternit - Strutture in cemento armato. — La copertura in eternit delle costruzioni in cemento armato, sotto l'azione delle fiamme è andata rapidamente in pezzi, che venivano violentemente proiettati a distanza con non lieve pericolo per i vigili. (Le lastre di eternit hanno subìto cioè un vero processo di sfaldamento e di sbriciolamento). Le capriate, i pilastri, i travi e le solette in cemento armato, nelle zone più lungamente sottoposte ad altissima temperatura, hanno manifestato preoccupanti inflessioni, provocando anche spinte che hanno compromessa la stabilità dei muri.
Le planimetrie e le fotografie, le cui lastre, nel pieno della notte, sono state così sensibili alla luce delle fiamme, rendono, più di qualsiasi parola, palese l'opera ardita, intelligente e tenace, dei Vigili, i quali, in una situazione così irta di rischi e di difficoltà, sono riusciti a contenere la marcia irrompente del fuoco arrestandolo nei punti che al loro arrivo erano già in preda alle fiamme.
L'occasione mi è propizia per ribadire:
- che le costruzioni in cemento armato, quando siano sottoposte per lungo tempo ad altissime temperature, sono destinate anch'esse a non resistere a violenti incendi di persistente durata (il fenomeno è tanto più da temersi nei casi, come quello di cui trattasi, in cui i solai sono eccessivamente sovraccaricati);
- che pilastri, solai, ecc., anche se solidamente e razionalmente costruiti, dopo un certo tempo — dipendente dalla violenza del fuoco – perdono la loro resistenza;
- che occorre essere molto guardinghi nel far manovrare gli uomini, specialmente su scale aeree, giacché le colonne di fumo e di fiamme, facilmente spostate dal vento, possono investire il personale mettendolo in situazioni estremamente critiche e pericolose;
- che il fuoco. quando si manifesta fabbricati le cui parti sono comunicanti le une con le altre analogamente a quanto si aveva nel fabbricato incendiato, si propaga per tutto l’edificio con fulminea rapidità;
- che nei fabbricati industriali, devono essere predisposte adeguate possibilità di accesso da vari punti: scale, passerelle, ecc.;
- che è buona norma sistemare gli uffici — dove vi sono documenti e incartamenti importanti — in locali che siano sicuri contro gli incendi;
- che occorre vigilare attentamente sulla marcia del fuoco, e sui fenomeni che possono offrire indicazioni per premunirsi in tempo contro eventuali cedimenti e crolli;
- che necessita poter disporre immediatamente di imponenti mezzi e di molti uomini ben addestrati per fronteggiare i sinistri che, ove non siano subito energicamente combattuti, possono assumere proporzioni disastrose;
- che durante le operazioni di rimozione e di smassamento di grandi quantità di merci e macerie deve essere esercitata ogni più diligente ed intelligente vigilanza per non esporre a pericoli il personale impiegato per tali operazioni.
In particolare ed in generale l'incendio, che forma oggetto di queste mie note, ha dimostrato:
- che il materiale di cui i vigili del fuoco dispongono deve — come tanto sta a cuore alla Direzione Generale — essere sufficiente non soltanto per quantità ma anche pienamente efficiente per qualità;
- che motopompe, agilmente trasportabili per le loro piccole dimensioni e per il loro modesto peso, debbono costituire attrezzamento utilissimo anche per i grandi Corpi (si sono dovute infatti far calare lungo la sponda sinistra della Dora delle motopompe, ancorandole, a mezzo di funi, sul declivio della sponda stessa);
- che le manichette per i vigili del fuoco debbono possedere i migliori requisiti e resistere ad altissime pressioni;
- che sono della massima utilità lance fissabili all'estremità della volata delle scale aeree, manovrabili anche da terra;
- che è di vitalissima importanza aver modo di adunare nel più breve tempo possibile, numerose squadre, e che sono utilissimi i distaccamenti aventi sedi in località non molto lontane dal Capoluogo, per poterli utilizzare rapidamente assieme a quelle del Corpo del Capoluogo stesso.
L'incendio in esame ha posto in evidenza quanto sia saggio l'ordinamento, al quale la Direzione Generale vuole pervenire, con una razionale dislocazione di distaccamenti motorizzati nelle varie Provincie. L'impianto dei servizi telefonici che consenta al Comando di far manovrare tutte le forze di cui dispone, e ogni altro mezzo per la pronta reperibilità e adunata del personale, non solo permanente ma anche volontario, rappresentano i capisaldi sui quali si fonda la buona riuscita degli interventi dei vigili del fuoco.
Il grave incendio ha inoltre dimostrato che in industrie come quella di cui trattasi, ed analoghe, occorre tener conto dei gravissimi e permanenti pericoli che esse presentano nei riguardi degli incendi. E' pertanto necessario: — che siano evitati addossamenti dei vari reparti, per impedire che il fuoco possa propagarsi fulmineamente a tutto lo stabilimento;
- che vi siano separazioni a muri tagliafuoco, e porte resistenti al fuoco, separanti un reparto dall'altro;
- che il macchinario, e le merci, non siano eccessivamente stivate nei vari locali, e che i magazzini abbiano anche ben predisposti camini di sfogo per i fumi sviluppantisi da eventuali incendi, in modo da realizzare tiraggi dal basso all'alto atti a impedire che il fuoco, prima di essere avvistato, si estenda a tutto il locale in cui ha avuto origine e si propaghi ai piani superiori;
- che i montacarichi non siano istallati in gabbie aperte e che, comunque, costituiscano le vie più adatte per la propagazione e l'alimentazione del fuoco;
- che siano predisposte accurate e rigorose ronde, con appositi orologi di controllo, da farsi eseguire da personale fidatissimo e pienamente conscio della propria responsabilità;
- che si disponga di personale che non soltanto conosca lo stabilimento in ogni sua parte, ma che sia anche addestrato per agire con discernimento e perizia in caso di incendio;
- che siano adottati impianti di spegnimento razionalmente studiati e scrupolosamente tenuti in perfetta efficienza, ricorrendo pure, laddove risulti necessario, ad impianti automatici di segnalazione, ed anche ad impianti automatici di avviso e di spegnimento, affinché al primo manifestarsi del pericolo sia assicurato l'intervento di adeguati mezzi locali ed esterni;
- che siano tenuti presenti i pericoli dovuti ai locali nei quali può formarsi pulviscolo, ricorrendo alla istallazione di impianti che evitino il suo accumularsi;
- che siano predisposte vie di uscita di sicurezza, che l'immagazzinamento delle merci sia effettuato lasciando corridoi di disimpegno e che sia evitato che quanto può facilmente essere causa di incendio venga collocato in punti e luoghi dai quali il fuoco possa facilmente propagarsi.
Vale la pena di ricordare che quanto più e quanto meglio si fa per la prevenzione e per la pronta repressione del fuoco, è largamente compensato dallo scongiurare degli incalcolabili danni che il fuoco determina. Non sarà poi mai abbastanza rammentato che gli incendi, oltre a causare danni ed a distruggere ciò che è frutto del lavoro, sono spesso causa di forzata disoccupazione di chi dalla propria diuturna onesta fatica trae i mezzi a vita per sé e per la propria famiglia. Il risarcimento dei danni materiali da parte degli Istituti assicuratori non può, del resto, indennizzare le conseguenze molteplici che agli industriali derivano dall'inattività, parziale o totale, dei propri Stabilimenti, e dalla perdita di maestranze esperte ed affezionate, tutt'altro che facilmente rimpiazzabili.
UN GRANDE INCENDIO
RILIEVI E AMMAESTRAMENTI - Torino, notte 8-9 marzo 194o- XVIII
GENERALITA’. - Come appare dalla planimetria generale, in Torino, fra la via Pianezza ed il torrente Dora, la grande manifattura tappeti «Giovanni Paracchi & C.» occupa la superficie di oltre 6000 mq. (120 metri in lunghezza e 50 in profondità).
Le materie prime: lana, iuta, cotone, raion, impiegate vi sono sottoposte a numerose lavorazioni: tintoria, torcitura, tessitura, rifinitura.
Il reparto tessitura, della superficie di circa 2025 mq. (metri 45 X 45), ad un piano, a shed, ha la copertura in tegole con sottostante perlinatura in legno. Lo stesso tipo di costruzione si ha per la tintoria, ricavata nell'interno, come risulta dalla planimetria del piano terreno.
La rimanente più vasta parte dello stabilimento, a tre e quattro piani fuori terra, è in cemento armato con copertura in eternit.
Le costruzioni, resesi via via necessarie per far fronte alle esigenze della progressiva crescente attività dell'industria, con l'andare del tempo, hanno quasi totalmente coperta l'area dello stabilimento. A cielo scoperto vi è, infatti, soltanto un angusto cortile di complessivi circa 160 mq.
I numerosi locali sono stati successivamente sempre più utilizzati per l’istallazione di macchinario, per l'immagazzinamento delle materie prime e dei manufatti.
La destinazione dei vari ambienti, grandi e piccoli, è indicata nelle planimetrie dei singoli piani, e riprodotti nelle fotografie.
Piano terreno: Tessitura - Falegnameria – Officine - Caldaie - Deposito nafta - Asciugatori - Magazzino filati - Tintoria - Magazzino spedizioni.
Primo piano: Uffici - Reparto preparazione (torcitura e dipannaggio) - Magazzino filati - Sala vendita - Campioni.
Secondo piano: Rifinitura (macchine di appretto, cimatrici, orlatrici. frangiatrici, lucidatrici, pinzatrici) - Collaudo tappeti.
Terzo piano: Magazzini manufatti e filati - Asciugatoi - Reparto imballi.
Sottotetto: Deposito manufatti.
Si tratta, non occorre dirlo, di industria assai pericolosa nei riguardi degli incendi: per evidenti complesse circostanze e, fra l'altro, per la natura delle materie prime e dei manufatti che, in ingentissimi quantitativi, vi sono immagazzinati, e per le lavorazioni che vi si eseguono.
SEGNALAZIONI DELL'INCENDIO. - Il primo avviso è stato dato alla Caserma Centrale da un tranviere che, dopo di aver cessato il suo servizio, si re-cava alla propria abitazione, dalla cassetta telefonica d'allarme, situata all'angolo di via Pianezza con Corso Altacomba, e quindi vicinissima allo Stabilimento. Erano le 1 e 52. La segnalazione — alla quale ne sono poi seguite numerose altre — non poteva lasciare dubbi sulla gravità del sinistro. Il fabbricato era già infatti completamente in fiamme.
A questo punto ritengo opportuno accennare a circostanze che, come nel caso di cui mi occupo, non è male chiarire nell'intento di contribuire a sfatare la faciloneria con cui, allorché ci si trova di fronte ad incendi e sinistri di eccezionale gravità, chi è incline a giudicare ed a criticare, con superficialità, non apprezza, nel suo giusto valore, l'opera, irta di rischi e fatta di passione, dei Vigili del Fuoco.
E' assiomatico:
- che un incendio combattuto al suo inizio è un sinistro evitato, e che contro di esso è facile agire anche con modesti mezzi, se tempestivamente impiegati;
- che la celerità dell'intervento dei Vigili sui sinistri è subordinata alla prontezza con cui l'intervento viene richiesto.
È naturale che ci si chieda come mai l'incendio sia stato segnalato quando il vastissimo fabbricato era già in preda alle fiamme, e che non si tralasci di cercare di rendersi conto delle cause per le quali i Vigili del Fuoco sono stati chiamati con così enorme ritardo e, per di più, da persona estranea allo stabilimento che ha avvistato il fuoco dalla strada quando già aveva assunto paurosa proporzione. Si debbono a tali circostanze gli ingentissimi danni che dall'incendio sono derivati, e le durissime fatiche dei Vigili per evitare che il fuoco continuasse la sua marcia completando la sua opera di distruzione. Tutto ciò è istintivo ed intuitivo ove si tenga presente che alla prima segnalazione pervenuta alla caserma centrale, il cielo era arrossato dalle fiamme che impetuose già uscivano dalle coperture già quasi completamente crollate.
Appare pertanto evidente:
- che, nell'interno dello stabilimento nessuno si è accorto del fuoco, lasciandogli così il tempo e la possibilità di svilupparsi in violenza ed in estensione fino a quando le fiamme, che si sprigionavano da ogni parte, hanno provocato l'allarme dal di fuori; — che, nell'interno, il personale di custodia, presumibilmente svegliato dallo scoppiettio delle lastre di eternit del tetto, che andavano in pezzi, anziché richiedere subito l'intervento dei Vigili, è accorso affannosamente qua e là nel vano tentativo di fare qualche cosa per combattere il sinistro in qualche punto, senza rendersi conto della impossibilità di operare con profitto giacché il fuoco ormai divampava e progrediva da ogni parte. È accaduto così che è andato perduto un lungo tempo preziosissimo, e ciò spiega anche come sia avvenuto che la prima segnalazione sia stata fatta da un passante anziché da chi dell'incendio avrebbe logicamente dovuto accorgersi per primo e darne immediato avviso. Sarebbe così stato evitato che il sinistro raggiungesse l'estensione che aveva già quando è stata fatta la richiesta dei soccorsi, di fronte alla quale i Vigili si sono venuti a trovare.
SOCCORSI INVIATI. - Pel modo col quale l'avviso è stato dato, e in considerazione della natura dell'incendio, è stato effettuato il pronto concentramento sul luogo del sinistro di uomini, macchine ed attrezzi per fronteggiare il grave frangente. E' stato cioè immediatamente disposto e provveduto, per l'invio di:
- 6 squadre, costituite da tutto il personale di servizio nella Caserma Centrale e nella Casermetta «Lingotto » (60 uomini);
- 3 squadre formate con 30 uomini chiamati dalle rispettive abitazioni, ed accorsi rapidamente in caserma;
- 3 squadre di volontari (28 uomini: 2 del distaccamento di Collegno km. 8,500 da Torino), ed una del distaccamento di Venaria Reale (km. 11,500 da Torino).
Complessivamente: 12 squadre, composte di 118 unità fra sottufficiali, vigili scelti e vigili, con:
- 7 autopompe, 2 autoscale, 3 automezzi attrezzati per incendi, 7 motopompe, 3 autocarri, 1 motocicletta, 2 autovetture. La squadra dei volontari di Venaria Reale è stata avvisata dalla Centrale a mezzo telefono. Per quella di Collegno — non essendo la località servita di telefono durante la notte — è stato inviato sul posto un motociclista. Quello di fare intervenire nel Capo-luogo squadre di volontari è un provvedimento al quale non mi risulta che a Torino si sia ricorsi per il passato. L'ho adottato per la prima volta, con risultati che ho fondata ragione di ritenere ottimi, anche perché i volontari si sono egregiamente comportati a fianco dei camerati permanenti.
ATTACCO DELL'INCENDIO. - All'arrivo dei soccorsi il fuoco divampava violentissimo con imponenti fiamme e densissime alte colonne di fumo. Alcuni reparti erano già praticamente distrutti e, particolarmente, nella quasi totalità, le sale macchine, ed i magazzini ubicati ai piani superiori del corpo centrale del fabbricato, nonché i magazzini del terzo piano verso via Pianezza. Stavano inoltre crollando tra le fiamme le ultime parti delle coperture. A rendere ancor più ardua la situazione. presentatasi subito assai difficile. contribuirono, fra l'altro, la rigidissima temperatura, la notevole violenza del vento, la vastità della zona invasa dal fuoco, le condizioni di ubicazione interne ed esterne dello Stabilimento, le difficoltà degli accessi interni e dall'esterno: circostanze tutte che ostacolavano non poco le operazioni che occorreva effettuare con prontezza, metodo ed ardimento. Con azioni rapidissime e simultanee:
- la prima squadra ha operato per la protezione della tintoria (già attaccata dal fuoco), dei magazzini di spedizione dei filati, del reparto disegni (pianta piano terreno);
- la seconda squadra, per la protezione del reparto tessitura, la cui prima campata era già in fiamme; - la terza e la quarta, distribuite lungo la scala centrale, hanno operato al primo piano (uffici), al secondo (reparto pinzatrici), al terzo e al quarto (magazzini);
- la quinta è stata suddivisa per operare: una parte nel cortile e locali adiacenti, l'altra parte, in unione alla prima, verso la tintoria.
Le altre squadre sono state distribuite: per rafforzare quelle già operanti, per lo stendimento delle tubazioni, per l'installazione delle pompe onde assicurare abbondante e continuo il rifornimento idrico, e per combattere il fuoco dall'esterno, piazzando pure getti sulle scale aeree e sui tetti fronteggianti l'incendio, in via Pianezza, e scalando in più punti, dai vari lati, l'edificio, dall'interno e dall'esterno.
L'incendio è stato energicamente attaccato:
- impiegando: 7 bocche da incendio: 3 da 60 mm., 4 da 45 mm.;
- piazzando: 4 autopompe e 5 motopompe nel greto del torrente Dora; 1 autopompa all'estremità di via Pessinetto; 1 autopompa e due motopompe — facendole lavorare in serie, con vasche di tela — in via Pianezza; 2 autoscale, pure in via Pianezza.
Si sono ottenuti 28 getti, senza con-tare quelli derivati dagli idranti in-terni dello Stabilimento. Sono stati stesi 7000 metri di manichette: 4500 da 60 mm., e 2500 da 45 mm. Sono state impartite, ed eseguite, le necessarie disposizioni perché fosse tolta la corrente dalle condutture interne ed esterne, compresa quella della rete tranviaria.
Le fotografie, prese nell'oscurità della notte al solo chiarore delle fiamme, mettono in evidenza l'estensione e la violenza dell'incendio. Fin dall'arrivo dei soccorsi si è compreso che la struttura del fabbricato — pure essendo in cemento armato e malgrado la sua solidità — avrebbe potuto essere compromessa nella sua resistenza. Al 3° ed al 4° piano, in particolare, il fuoco aveva invaso, con estrema violenza, i magazzini fronteggianti la via Pianezza, nei quali la lotta, contro le fiamme e l'altissima temperatura, fu quanto mai lunga e pericolosa.
All'esterno, per il calore che le minacciava, si sono dovute via via opportunamente spostare le scale Le fotografie e la planimetria dono chiara la visione del come il fuoco avesse avuto ampie e comodissime vie di espansione e di propagazione, in senso orizzontale ed in senso verticale, e da esse è facile anche rilevare l'esistenza dei montacarichi e la deficienza di scale e di accessi.
In tutti i punti nei quali l'incendio venne affrontato, grazie al pronto ordinato impiego degli abbondanti mezzi portati sul posto, ed in virtù della perizia e dell'ardimento del personale, il progredire delle fiamme fu nettamente arrestato. L'effettiva estinzione dei vastissimi focolari procedette gradatamente, con la sollecitudine consentita dalla loro estensione e dalla grandissima massa del materiale in combustione.
Alle ore 12 l'incendio poteva considerarsi quasi totalmente spento. Venne lasciata sul posto una squadra con idranti armati, per coadiuvare l'opera di smassamento (che ebbe termine poi alle ore 18 del giorno successivo), effettuata con la collaborazione del personale della Ditta.
I Vigili, per ore ed ore hanno intensissimamente lavorato, con discernimento, slancio e perizia, in punti pericolosissimi: gli uni, in atmosfera irrespirabile ed allocata, gli altri, nel freddo rigidissimo, senza mai menomamente smarrirsi, anche quando il fumo, il calore, la minaccia di crolli, le incertezze su possibili cedimenti. rendeva la loro situazione quanto mai rischiosa. Alcuni di essi sono stati colti da sintomi di asfissia, ma appena ripresisi hanno persistito nella loro ben dura fatica.
CONSIDERAZIONI. - L'incendio ha presentato condizioni particolarmente difficili: — per la estensione e conformazione dello Stabilimento;
- per la natura ed i quantitativi delle merci già prese dal fuoco. o da esso minacciate;
- per la deficienza degli accessi;
- per le vie di propagazione del fuoco, dovute alla mancanza di diaframmi che ne ostacolassero la marcia, e per l'esistenza di montacarichi non adeguatamente protetti. L'addossamento e la continuità dei vari reparti, nonché la combustibilità delle materie prime e dei manufatti rendono evidenti le difficoltà che i Vigili hanno dovuto e saputo affrontare e superare, per circoscrivere e spegnere l’imponente e vastissimo incendio.
Origine - Cause (presunte). — In una industria come quella di cui trattasi, le origini e le cause del fuoco sono innumerevoli poiché esso può manifestarvisi ovunque. in ogni momento. Basta pensare, fra l'altro: alla matura delle materie prime e dei manufatti, al pulviscolo che merci e lavorazioni diffondono, al genere ed al numero delle macchine attraverso le quali le materie prime vengono tra-sformate in prodotti finiti, per rendersi conto dei pericoli d'incendio cui tali industrie sono esposte. L'incendio. come già detto. è stato avvertito dall'esterno quando lo stabilimento era in fiamme, ed aveva compiuto vastissima opera di distruzione, in estensione e profondità.
Senza avere la pretesa di un sicuro asserto non ritengo fuori di luogo accennare ad alcune constatazioni e considerazioni:
a) il fuoco è stato arginato attorno all'asciugatoio del piano terreno (planimetria 2) senza che l'esterno delle pareti delle relative celle, e quanto ad esse era vicino, od addossato, abbia subìto sensibili danni;
b), nell'interno delle celle predette il fuoco ha determinato vasta e profonda opera di distruzione;
c) al disopra di una cella (nella sovrastante soletta) vi era un foro protetto da griglia metallica, sulla quale erano accumulate merci combustibili del magazzino filati (planimetria del 2 piano);
d) nel montacarichi istallato a poca distanza dalla predetta griglia, il fuoco, che non ha fatto risentire i suoi effetti nel tratto dal piano terreno al primo piano, ha invece prodotto danni gravissimi, a cominciare dal primo piano, fino alla sommità della gabbia del montacarichi stesso, pare pertanto non del tutto arbitrario affermare che se il fuoco avesse raggiunto l'asciugatoio dall'esterno, i suoi effetti si sarebbero fatti risentire in misura assai più grave dall'esterno interno dell'asciugatoio, e le fiamme avrebbero invaso la gabbia del montacarichi a cominciare dal piano terreno.
Mi sembra quindi lecito supporre che l’incendio abbia avuto origine:
a) nell’asciugatoio, e che, da questo, attraverso la soprastante griglia, si sia propagato, dal basso all'alto, a quanto su di essa griglia era accumulato; oppure:
b) al primo piano, e che faville, cadute attraverso la suaccennata griglia, lo abbiano propagato, dall'alto al basso, all'interno dell'essiccatoio. Resterebbe così spiegato come il fuoco abbia risparmiato il montacarichi nel tratto dal piano terreno al primo piano.
Ove si ritengano plausibili tali ipotesi è facilmente comprensibile come le fiamme abbiano potuto propagarsi orizzontalmente al primo piano, e siano passate, lungo il montacarichi, ai piani superiori, avanzando, con la loro marcia sempre più violenta e sempre più rapida, per tutto lo Stabilimento. È pure da considerare che anche dichiarazioni di persone che hanno avvertito l'incendio dall'esterno, inducono a confermare che il fuoco sia partito dalla zona suindicata.
Impianti interni. - I mezzi per lo spegnimento degli incendi erano costituiti da idranti piazzati come risulta dalle planimetrie, e da estintori. È evidente però che un così modesto attrezzamento, se poteva essere di qualche utilità per fronteggiare principi d'incendio al loro manifestarsi, non poteva invece offrire alcun coefficiente di azione in un frangente come quello del quale mi occupo; senza contare che l'impiego di idranti presuppone la presenza di persone per farlo. È evidente poi che la rete delle bocche da incendio deve far capo ad un'alimentazione adeguata al numero degli idranti simultaneamente adoperati. Ciò non sussistendo, accade che la contemporanea apertura di più idranti si converte nella inefficienza dei getti che da essi si ottengono. E, non occorre dirlo, ciò si è verificato anche quella notte. Il fuoco poi ha raggiunto anche gli idranti e, mi si perdoni la parola, bruciato parecchi estintori.
Insufficienza di accessi a punti per attaccare il fuoco. — La continuità e contiguità delle costruzioni, e lo scarsissimo numero di scale per raggiungere i vari piani, hanno contribuito a rendere estremamente disagevoli, e oltremodo pericolose, le operazioni per contrastare il cammino al fuoco, il quale, non trovando muri e pareti contro cui arrestarsi, ha rapidissimamente invaso tutto il fabbricato e i vari piani, cosicché le stesse gabbie di scale ed i montacarichi hanno, come è naturale, costituito altrettanti camini attraverso i quali il fuoco ha ravvivata la sua violenza.
Coperture in eternit - Strutture in cemento armato. — La copertura in eternit delle costruzioni in cemento armato, sotto l'azione delle fiamme è andata rapidamente in pezzi, che venivano violentemente proiettati a distanza con non lieve pericolo per i vigili. (Le lastre di eternit hanno subìto cioè un vero processo di sfaldamento e di sbriciolamento). Le capriate, i pilastri, i travi e le solette in cemento armato, nelle zone più lungamente sottoposte ad altissima temperatura, hanno manifestato preoccupanti inflessioni, provocando anche spinte che hanno compromessa la stabilità dei muri.
Le planimetrie e le fotografie, le cui lastre, nel pieno della notte, sono state così sensibili alla luce delle fiamme, rendono, più di qualsiasi parola, palese l'opera ardita, intelligente e tenace, dei Vigili, i quali, in una situazione così irta di rischi e di difficoltà, sono riusciti a contenere la marcia irrompente del fuoco arrestandolo nei punti che al loro arrivo erano già in preda alle fiamme.
L'occasione mi è propizia per ribadire:
- che le costruzioni in cemento armato, quando siano sottoposte per lungo tempo ad altissime temperature, sono destinate anch'esse a non resistere a violenti incendi di persistente durata (il fenomeno è tanto più da temersi nei casi, come quello di cui trattasi, in cui i solai sono eccessivamente sovraccaricati);
- che pilastri, solai, ecc., anche se solidamente e razionalmente costruiti, dopo un certo tempo — dipendente dalla violenza del fuoco – perdono la loro resistenza;
- che occorre essere molto guardinghi nel far manovrare gli uomini, specialmente su scale aeree, giacché le colonne di fumo e di fiamme, facilmente spostate dal vento, possono investire il personale mettendolo in situazioni estremamente critiche e pericolose;
- che il fuoco. quando si manifesta fabbricati le cui parti sono comunicanti le une con le altre analogamente a quanto si aveva nel fabbricato incendiato, si propaga per tutto l’edificio con fulminea rapidità;
- che nei fabbricati industriali, devono essere predisposte adeguate possibilità di accesso da vari punti: scale, passerelle, ecc.;
- che è buona norma sistemare gli uffici — dove vi sono documenti e incartamenti importanti — in locali che siano sicuri contro gli incendi;
- che occorre vigilare attentamente sulla marcia del fuoco, e sui fenomeni che possono offrire indicazioni per premunirsi in tempo contro eventuali cedimenti e crolli;
- che necessita poter disporre immediatamente di imponenti mezzi e di molti uomini ben addestrati per fronteggiare i sinistri che, ove non siano subito energicamente combattuti, possono assumere proporzioni disastrose;
- che durante le operazioni di rimozione e di smassamento di grandi quantità di merci e macerie deve essere esercitata ogni più diligente ed intelligente vigilanza per non esporre a pericoli il personale impiegato per tali operazioni.
In particolare ed in generale l'incendio, che forma oggetto di queste mie note, ha dimostrato:
- che il materiale di cui i vigili del fuoco dispongono deve — come tanto sta a cuore alla Direzione Generale — essere sufficiente non soltanto per quantità ma anche pienamente efficiente per qualità;
- che motopompe, agilmente trasportabili per le loro piccole dimensioni e per il loro modesto peso, debbono costituire attrezzamento utilissimo anche per i grandi Corpi (si sono dovute infatti far calare lungo la sponda sinistra della Dora delle motopompe, ancorandole, a mezzo di funi, sul declivio della sponda stessa);
- che le manichette per i vigili del fuoco debbono possedere i migliori requisiti e resistere ad altissime pressioni;
- che sono della massima utilità lance fissabili all'estremità della volata delle scale aeree, manovrabili anche da terra;
- che è di vitalissima importanza aver modo di adunare nel più breve tempo possibile, numerose squadre, e che sono utilissimi i distaccamenti aventi sedi in località non molto lontane dal Capoluogo, per poterli utilizzare rapidamente assieme a quelle del Corpo del Capoluogo stesso.
L'incendio in esame ha posto in evidenza quanto sia saggio l'ordinamento, al quale la Direzione Generale vuole pervenire, con una razionale dislocazione di distaccamenti motorizzati nelle varie Provincie. L'impianto dei servizi telefonici che consenta al Comando di far manovrare tutte le forze di cui dispone, e ogni altro mezzo per la pronta reperibilità e adunata del personale, non solo permanente ma anche volontario, rappresentano i capisaldi sui quali si fonda la buona riuscita degli interventi dei vigili del fuoco.
Il grave incendio ha inoltre dimostrato che in industrie come quella di cui trattasi, ed analoghe, occorre tener conto dei gravissimi e permanenti pericoli che esse presentano nei riguardi degli incendi. E' pertanto necessario: — che siano evitati addossamenti dei vari reparti, per impedire che il fuoco possa propagarsi fulmineamente a tutto lo stabilimento;
- che vi siano separazioni a muri tagliafuoco, e porte resistenti al fuoco, separanti un reparto dall'altro;
- che il macchinario, e le merci, non siano eccessivamente stivate nei vari locali, e che i magazzini abbiano anche ben predisposti camini di sfogo per i fumi sviluppantisi da eventuali incendi, in modo da realizzare tiraggi dal basso all'alto atti a impedire che il fuoco, prima di essere avvistato, si estenda a tutto il locale in cui ha avuto origine e si propaghi ai piani superiori;
- che i montacarichi non siano istallati in gabbie aperte e che, comunque, costituiscano le vie più adatte per la propagazione e l'alimentazione del fuoco;
- che siano predisposte accurate e rigorose ronde, con appositi orologi di controllo, da farsi eseguire da personale fidatissimo e pienamente conscio della propria responsabilità;
- che si disponga di personale che non soltanto conosca lo stabilimento in ogni sua parte, ma che sia anche addestrato per agire con discernimento e perizia in caso di incendio;
- che siano adottati impianti di spegnimento razionalmente studiati e scrupolosamente tenuti in perfetta efficienza, ricorrendo pure, laddove risulti necessario, ad impianti automatici di segnalazione, ed anche ad impianti automatici di avviso e di spegnimento, affinché al primo manifestarsi del pericolo sia assicurato l'intervento di adeguati mezzi locali ed esterni;
- che siano tenuti presenti i pericoli dovuti ai locali nei quali può formarsi pulviscolo, ricorrendo alla istallazione di impianti che evitino il suo accumularsi;
- che siano predisposte vie di uscita di sicurezza, che l'immagazzinamento delle merci sia effettuato lasciando corridoi di disimpegno e che sia evitato che quanto può facilmente essere causa di incendio venga collocato in punti e luoghi dai quali il fuoco possa facilmente propagarsi.
Vale la pena di ricordare che quanto più e quanto meglio si fa per la prevenzione e per la pronta repressione del fuoco, è largamente compensato dallo scongiurare degli incalcolabili danni che il fuoco determina. Non sarà poi mai abbastanza rammentato che gli incendi, oltre a causare danni ed a distruggere ciò che è frutto del lavoro, sono spesso causa di forzata disoccupazione di chi dalla propria diuturna onesta fatica trae i mezzi a vita per sé e per la propria famiglia. Il risarcimento dei danni materiali da parte degli Istituti assicuratori non può, del resto, indennizzare le conseguenze molteplici che agli industriali derivano dall'inattività, parziale o totale, dei propri Stabilimenti, e dalla perdita di maestranze esperte ed affezionate, tutt'altro che facilmente rimpiazzabili.














