La strage di Bologna del 2 agosto 1980.
di Tolomeo Litterio
La definizione più fedele della città di Bologna viene spesso enunciata dai suoi cittadini in questo modo: “la Dotta, per la presenza dell’Università Alma Mater, la più antica d’ Europa, la Rossa, per il caratteristico colore dei tetti e delle facciate delle case medioevali, e la Grassa, per la sua gastronomia basata essenzialmente sul maiale e i suoi derivati.”
Per scoprirla e conoscerla il viandante parte generalmente dal suo ombelico, Piazza Maggiore, detta da alcuni “piazza grande”, come la cantava Lucio Dalla, dove si staglia una gigantesca statua di bronzo e marmo che sovrasta una fontana, quella del Nettuno, il dio delle acque che scorrono sotto di essa, nascoste ma ben condotte in una rete di antichi canali.
Proprio in Piazza Maggiore si affacciano i più importanti edifici storici di Bologna: il Palazzo Comunale, con la Torre dell’orologio, i palazzi del Podestà e dei Notai, il Palazzo dei Banchi, con il caratteristico porticato del Pavaglione, e la Basilica di San Petronio una delle più grandi e belle d’Italia.
Un altro tratto distintivo si trova nella vicina Piazza di porta Ravegnana, le due Torri degli Asinelli e della Garisenda, originariamente nate, come tutte le oltre cento torri cittadine, con funzioni militari e anche di prestigio delle famiglie che le edificarono.
Il due Agosto millenovecentottanta, alle dieci e venticinque di mattina, le Torri di Bologna hanno tremato a lungo.
Menti e mani criminali sventrarono la Stazione Centrale, spazzando via la vita di ottantacinque cittadini, italiani e stranieri, e ferendone oltre duecento.
Dapprima l’aria iniziò a muoversi, poi le strade e i marciapiedi a tremare, e i palazzi, le torri e i lampioni, ad oscillare, dando ai presenti un senso di vertigine.
Di seguito arrivò il tuono, che rese sordi i più vicini, rimbombando nella testa dei più distanti.
Mentre i loro occhi vedevano le immagini come fossero rallentate, si alzò una colonna di fumo nero, mischiato a polvere marrone chiaro, come il colore delle pareti dei fabbricati della Stazione.
La nube polverosa ridiscese a terra, man mano sempre più grigia, e un calore bollente avvolse Piazza delle Medaglie d’Oro.
Le persone che potevano iniziarono a scappare, mentre coloro che erano lontani, rinvenutisi dallo stupore e dallo sbandamento, si avvicinarono lentamente. Tutti si guardarono increduli, con gli sguardi presi dallo spavento.
Per un po’ nessuno capì cosa stava succedendo, eppure cosa poteva essere stato se non una bomba? Si sentiva l’odore di esplosivo a decine di metri, anch’esso si era librato nell’aria e poi era ridisceso su tutto e su tutti. Ma era una cosa troppo terribile perché la mente umana potesse accettarla.
Suonavano le sirene degli antifurti, si levava qualche grido incomprensibile, mentre a terra, fermi e silenziosi, giacevano viaggiatori, passanti, conducenti di tassì, ferrovieri e altri, colpiti da detriti e macerie.
Per ricordare la terribile tragedia il numero 59 dell'agosto 2024 dei "Quaderni di Storie Pompieristiche" è stato dedicato al doloroso evento.
Per scoprirla e conoscerla il viandante parte generalmente dal suo ombelico, Piazza Maggiore, detta da alcuni “piazza grande”, come la cantava Lucio Dalla, dove si staglia una gigantesca statua di bronzo e marmo che sovrasta una fontana, quella del Nettuno, il dio delle acque che scorrono sotto di essa, nascoste ma ben condotte in una rete di antichi canali.
Proprio in Piazza Maggiore si affacciano i più importanti edifici storici di Bologna: il Palazzo Comunale, con la Torre dell’orologio, i palazzi del Podestà e dei Notai, il Palazzo dei Banchi, con il caratteristico porticato del Pavaglione, e la Basilica di San Petronio una delle più grandi e belle d’Italia.
Un altro tratto distintivo si trova nella vicina Piazza di porta Ravegnana, le due Torri degli Asinelli e della Garisenda, originariamente nate, come tutte le oltre cento torri cittadine, con funzioni militari e anche di prestigio delle famiglie che le edificarono.
Il due Agosto millenovecentottanta, alle dieci e venticinque di mattina, le Torri di Bologna hanno tremato a lungo.
Menti e mani criminali sventrarono la Stazione Centrale, spazzando via la vita di ottantacinque cittadini, italiani e stranieri, e ferendone oltre duecento.
Dapprima l’aria iniziò a muoversi, poi le strade e i marciapiedi a tremare, e i palazzi, le torri e i lampioni, ad oscillare, dando ai presenti un senso di vertigine.
Di seguito arrivò il tuono, che rese sordi i più vicini, rimbombando nella testa dei più distanti.
Mentre i loro occhi vedevano le immagini come fossero rallentate, si alzò una colonna di fumo nero, mischiato a polvere marrone chiaro, come il colore delle pareti dei fabbricati della Stazione.
La nube polverosa ridiscese a terra, man mano sempre più grigia, e un calore bollente avvolse Piazza delle Medaglie d’Oro.
Le persone che potevano iniziarono a scappare, mentre coloro che erano lontani, rinvenutisi dallo stupore e dallo sbandamento, si avvicinarono lentamente. Tutti si guardarono increduli, con gli sguardi presi dallo spavento.
Per un po’ nessuno capì cosa stava succedendo, eppure cosa poteva essere stato se non una bomba? Si sentiva l’odore di esplosivo a decine di metri, anch’esso si era librato nell’aria e poi era ridisceso su tutto e su tutti. Ma era una cosa troppo terribile perché la mente umana potesse accettarla.
Suonavano le sirene degli antifurti, si levava qualche grido incomprensibile, mentre a terra, fermi e silenziosi, giacevano viaggiatori, passanti, conducenti di tassì, ferrovieri e altri, colpiti da detriti e macerie.
Per ricordare la terribile tragedia il numero 59 dell'agosto 2024 dei "Quaderni di Storie Pompieristiche" è stato dedicato al doloroso evento.
Testimonianza dell' Ing. Tolomeo Litterio alla Conferenza di Palermo del 26 Maggio 2023
Prima parte Seconda parte
Realizzazione di Danilo Valloni
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