Alfa Romeo 500 Autoscala Magirus (1937). L’alta gamma delle autoscale
L’Alfa Romeo seppur fondata in questa forma da Nicola Romeo nel 1910, accostò subito alla produzione di automobili quella dei veicoli industriali per poi strutturarla nel 1914, non a caso, ad un passo dal primo conflitto mondiale. Tuttavia, si trattava essenzialmente di mezzi medio-leggeri derivanti dalle stesse automobili prodotte dalla casa di Portello; un pò come avvenne inizialmente anche in Fiat, ancora insicura sull’effettivo successo di questa nuova categoria di mezzi con vocazione commerciale, ma ben conscia della fragilità che l’orientare interamente la produzione dell’azienda alle sole automobili poteva comportare.
Per assistere alla produzione di veri e proprio camion Alfa Romeo si deve attendere il 1930-1931, dopo anni in cui il marchio si era completamente dedicato alla costruzione di automobili sportive, da corsa e di lusso che lo posizionarono tra i più prestigiosi e desiderati al mondo. Ma in quegli anni di successi, Alfa Romeo si costruì sopratutto come immagine più che come azienda capace di grandi numeri; ciò portò ad un momento di crisi ulteriormente aggravata da quella economica del 1929. Occorre dunque dare respiro alle casse dell’azienda così, nel 1929, la casa milanese firmò un accordo con la Büssing-NAG – casa produttrice tedesca, con sede a Braunschweig, in Bassa Sassonia – per la produzione su licenza del NAG 50 per la parte dell’autotelaio e la Deutz per i motori. In quel momento i veicoli industriali tedeschi sono molto avanzati e considerati dunque tra i migliori sul mercato, per capacità e solidità.
Il modello derivato Alfa Romeo 50 del 1931 (e prodotto fino al 1934 nello stabilimento del Portello a Milano) era un mezzo con autotelaio a due assi con e motore anteriore longitudinale a sbalzo (quest’ultima una caratteristica comune a molti commerciali tedeschi dell’epoca ma non solo), con lunghezza totale di 8,950 mm e larghezza di 2,450 mmi. Dotato di un motore diesel a 6 cilindri in linea verticali da 10,6 litri, il mezzo riusciva a esprimere una potenza di 80 CV a 1.200 giri/minuto, gestiti da un cambio a quattro marce più retromarcia, che gli consentivano di raggiungere i 33 km/h. Inoltre, grazie alle imponenti dimensioni, era in grado di trasportare grandi quantità di materiale. Questo, però, si rivelò anche il suo peggior difetto: il suo costo, infatti, era troppo elevato per l’economia italiana. Infatti, nel 1934 quando si concluse la sua produzione, Alfa Romeo era riuscita a venderne solamente 115 esemplari. Il fregio della casa sul muso, comunque, gli fece assumere il nomignolo di “Biscione” con il quale, ancora oggi, è ricordato.
Poco dopo Alfa Romeo iniziò la produzione di un altro modello, il cosiddetto Alfa Romeo 80 – dotato di tre assi e di un motore diesel da 11,5 litri capace di esprimere ben 110 CV. Anche questo, però, ebbe poca fortuna, infatti, ne furono venduti solamente 29 esemplari. Dal 1934 al 1939 venne invece proposto l’Alfa Romeo 85 come sostituto del 50: più moderno aveva il motore del modello 80 portato a 125 CV. La Casa cercò di risolvere i problemi legati all'autarchia lanciando nel 1934 la variante 85G alimentata a gassogeno: con motore Tipo AG6 da 12,5 litri e 110 CV nel 1935 vinse il concorso internazionale come “miglior autocarro a gassogeno” sul percorso Roma-Bruxelles-Parigi. Vennero costruiti anche dei modelli a gas metano 85M (stessa cilindrata di quello a gassogeno ma con 160 CV). Nel 1938 verrà lanciato il 110 con autotelaio a tre assi utilizzato specialmente per carrozzare autobus e filobus; il motore era quello del modello 85 con 125 CV.
Nonostante i numeri di produzione generalmente limitati, questi mezzi permisero all’Alfa di potersi lanciare nel settore in un momento molto difficile. Sta di fatto che però la situazione aziendale non migliorò di molto, per cui si decise infine di statalizzarla già nel 1933 all’interno dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) ponendola successivamente, e in aggiunta, anche sotto il controllo militare dal 1935. L’Alfa Romeo sotto la direzione capace di Ugo Gobbato (dal 1933 al 1945) decise di portare avanti il programma di diversificazione produttiva attuato da Prospero Gianferrari (quello che portò a compimento l’accordo con le aziende tedesche); l’automobile in quel momento non poteva da sola reggere l’azienda, che nel 1936 produrrà addirittura solo 6 automobili, per quanto di altissimo livello. Dunque per alcuni anni saranno le produzioni dei mezzi commerciali e aeronautici a reggere le sorti economiche del marchio, con invece le automobili a costruire l’immagine per cui Alfa Romeo diventò storicamente famosa.
I primi successi: 350 e 500
I primi mezzi maggiormente Alfa Romeo si ebbero nel 1935, quando il marchio cercò di far fronte allo stato di crisi che si registrava nel Paese lanciando un nuovo modello di media portata, il 350, lungo 6,958 mm, largo 2,060 mm, venduto in circa 700 esemplari.
Costruito fino al 1937, per quanto sempre di derivazione tedesca, avevo telaio rivisto e motore potenziato: l’unità motrice era la F6M 313 della Deutz, ovvero un 6 cilindri in linea verticali in ghisa da 6,1 litri per 75 CV a 2000 giri/minuto, caratterizzato da un alesaggio di 100 mm e corsa di 130 mm. Le valvole, di grande diametro erano sistemate in testa e il comando avveniva tramite albero a camme montato lateralmente nel basamento. L'albero a gomiti poggiava su 7 supporti e la lubrificazione era garantita da una pompa ad ingranaggi contenuta nella coppa dell’olio. Il cilindro e la testa erano raffreddati ad acqua con una pompa centrifuga, con la temperatura dell'acqua che non doveva superare i 70° C. Nel caso delle versioni Diesel, la nafta (era disponibile anche a benzina e gas) giungeva alla pompa di iniezione a mezzo di una piccola pompa di alimentazione mentre l'iniezione del combustibile avveniva tramite una pompa Bosch. L'avviamento era garantito da spirali ad incandescenza sistemate in prossimità della precamera, e venivano accese da un'apposito interruttore.
Nel 1937 in sostituzione del 350 arrivò il moderno 500, prodotto fino al 1945. Questo era considerato sempre un autocarro medio, caratterizzato dall’avere una linea piuttosto aerodinamica che fu via via migliorata negli anni in cui fu in produzione. L’Alfa Romeo 500 condivideva lo stesso motore del 350 che sostituiva, e venne utilizzato dal Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale nelle varianti specifiche 500 RE e 500 DR, dove quest’ultimo era dedicato all’allestimento di autobus militari. Il mezzo risultava lungo 7,020 mm e largo 2,200 mm. Era disponibile anche in versione benzina e a gas.
Come precedentemente scritto, era equipaggiato con il motore 6 cilindri in linea verticali da 6,1 litri per 75 CV a 2000 giri/minuto: grazie a questo, il mezzo era in grado di raggiungere la velocità massima di 48 km/h, e portata di 110 quintali, ma soprattutto di percorrere con un pieno – corrispondente a circa 100 litri – fino a 400 chilometri. Inoltre, come dimostrarono alcune prove prove eseguite sulle Alpi piemontesi, il mezzo era in grado di superare una pendenza del 27%. Per quanto una leggenda metropolitana voglia i veicoli industriali Alfa Romeo come “delicati” o addirittura “troppo raffinati”, i lunghi anni di servizio del modello 500 (come anche del 350) dimostrano un’altra cosa. Questo fu l’ultimo autocarro con motore anteriore a sbalzo davanti la cabina prodotto dall’Alfa Romeo, dato che a partire dei primi anni quaranta la casa del biscione si concentrò sui modelli con cabina avanzata (sopra il motore), con l’Alfa Romeo 800 quale primo esempio nel 1940.
Alfa Romeo 500 Autoscala Magirus VF 1319 (1937). Il sopravvissuto
Anche i Vigili del Fuoco usufruirono di veicoli Alfa Romeo in quegli anni, tra questi l’83° Comando dei Vigili del Fuoco di Torino. È difatti del 1937 l’unico Alfa Romeo 500 sopravvissuto (con motore 6 cilindri in linea verticali benzina da 8,8 litri e 90 CV, motore n°1235847 e telaio n°2152068) attrezzato come autoscala tipo Magirus da 30 metri dalla S.A. Bergomi di Milano, proprio quello che venne acquistato dal Corpo torinese, identificato con targa VF 1319 e numero mezzo A.S. 304. Straordinario nelle sue linee stondate e aerodinamiche, rimase in servizio fino alla prima metà degli anni Cinquanta; oggi restaurato, è parte della collezione storica del prestigioso Museo dei Vigili del Fuoco di Mantova.
Per assistere alla produzione di veri e proprio camion Alfa Romeo si deve attendere il 1930-1931, dopo anni in cui il marchio si era completamente dedicato alla costruzione di automobili sportive, da corsa e di lusso che lo posizionarono tra i più prestigiosi e desiderati al mondo. Ma in quegli anni di successi, Alfa Romeo si costruì sopratutto come immagine più che come azienda capace di grandi numeri; ciò portò ad un momento di crisi ulteriormente aggravata da quella economica del 1929. Occorre dunque dare respiro alle casse dell’azienda così, nel 1929, la casa milanese firmò un accordo con la Büssing-NAG – casa produttrice tedesca, con sede a Braunschweig, in Bassa Sassonia – per la produzione su licenza del NAG 50 per la parte dell’autotelaio e la Deutz per i motori. In quel momento i veicoli industriali tedeschi sono molto avanzati e considerati dunque tra i migliori sul mercato, per capacità e solidità.
Il modello derivato Alfa Romeo 50 del 1931 (e prodotto fino al 1934 nello stabilimento del Portello a Milano) era un mezzo con autotelaio a due assi con e motore anteriore longitudinale a sbalzo (quest’ultima una caratteristica comune a molti commerciali tedeschi dell’epoca ma non solo), con lunghezza totale di 8,950 mm e larghezza di 2,450 mmi. Dotato di un motore diesel a 6 cilindri in linea verticali da 10,6 litri, il mezzo riusciva a esprimere una potenza di 80 CV a 1.200 giri/minuto, gestiti da un cambio a quattro marce più retromarcia, che gli consentivano di raggiungere i 33 km/h. Inoltre, grazie alle imponenti dimensioni, era in grado di trasportare grandi quantità di materiale. Questo, però, si rivelò anche il suo peggior difetto: il suo costo, infatti, era troppo elevato per l’economia italiana. Infatti, nel 1934 quando si concluse la sua produzione, Alfa Romeo era riuscita a venderne solamente 115 esemplari. Il fregio della casa sul muso, comunque, gli fece assumere il nomignolo di “Biscione” con il quale, ancora oggi, è ricordato.
Poco dopo Alfa Romeo iniziò la produzione di un altro modello, il cosiddetto Alfa Romeo 80 – dotato di tre assi e di un motore diesel da 11,5 litri capace di esprimere ben 110 CV. Anche questo, però, ebbe poca fortuna, infatti, ne furono venduti solamente 29 esemplari. Dal 1934 al 1939 venne invece proposto l’Alfa Romeo 85 come sostituto del 50: più moderno aveva il motore del modello 80 portato a 125 CV. La Casa cercò di risolvere i problemi legati all'autarchia lanciando nel 1934 la variante 85G alimentata a gassogeno: con motore Tipo AG6 da 12,5 litri e 110 CV nel 1935 vinse il concorso internazionale come “miglior autocarro a gassogeno” sul percorso Roma-Bruxelles-Parigi. Vennero costruiti anche dei modelli a gas metano 85M (stessa cilindrata di quello a gassogeno ma con 160 CV). Nel 1938 verrà lanciato il 110 con autotelaio a tre assi utilizzato specialmente per carrozzare autobus e filobus; il motore era quello del modello 85 con 125 CV.
Nonostante i numeri di produzione generalmente limitati, questi mezzi permisero all’Alfa di potersi lanciare nel settore in un momento molto difficile. Sta di fatto che però la situazione aziendale non migliorò di molto, per cui si decise infine di statalizzarla già nel 1933 all’interno dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) ponendola successivamente, e in aggiunta, anche sotto il controllo militare dal 1935. L’Alfa Romeo sotto la direzione capace di Ugo Gobbato (dal 1933 al 1945) decise di portare avanti il programma di diversificazione produttiva attuato da Prospero Gianferrari (quello che portò a compimento l’accordo con le aziende tedesche); l’automobile in quel momento non poteva da sola reggere l’azienda, che nel 1936 produrrà addirittura solo 6 automobili, per quanto di altissimo livello. Dunque per alcuni anni saranno le produzioni dei mezzi commerciali e aeronautici a reggere le sorti economiche del marchio, con invece le automobili a costruire l’immagine per cui Alfa Romeo diventò storicamente famosa.
I primi successi: 350 e 500
I primi mezzi maggiormente Alfa Romeo si ebbero nel 1935, quando il marchio cercò di far fronte allo stato di crisi che si registrava nel Paese lanciando un nuovo modello di media portata, il 350, lungo 6,958 mm, largo 2,060 mm, venduto in circa 700 esemplari.
Costruito fino al 1937, per quanto sempre di derivazione tedesca, avevo telaio rivisto e motore potenziato: l’unità motrice era la F6M 313 della Deutz, ovvero un 6 cilindri in linea verticali in ghisa da 6,1 litri per 75 CV a 2000 giri/minuto, caratterizzato da un alesaggio di 100 mm e corsa di 130 mm. Le valvole, di grande diametro erano sistemate in testa e il comando avveniva tramite albero a camme montato lateralmente nel basamento. L'albero a gomiti poggiava su 7 supporti e la lubrificazione era garantita da una pompa ad ingranaggi contenuta nella coppa dell’olio. Il cilindro e la testa erano raffreddati ad acqua con una pompa centrifuga, con la temperatura dell'acqua che non doveva superare i 70° C. Nel caso delle versioni Diesel, la nafta (era disponibile anche a benzina e gas) giungeva alla pompa di iniezione a mezzo di una piccola pompa di alimentazione mentre l'iniezione del combustibile avveniva tramite una pompa Bosch. L'avviamento era garantito da spirali ad incandescenza sistemate in prossimità della precamera, e venivano accese da un'apposito interruttore.
Nel 1937 in sostituzione del 350 arrivò il moderno 500, prodotto fino al 1945. Questo era considerato sempre un autocarro medio, caratterizzato dall’avere una linea piuttosto aerodinamica che fu via via migliorata negli anni in cui fu in produzione. L’Alfa Romeo 500 condivideva lo stesso motore del 350 che sostituiva, e venne utilizzato dal Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale nelle varianti specifiche 500 RE e 500 DR, dove quest’ultimo era dedicato all’allestimento di autobus militari. Il mezzo risultava lungo 7,020 mm e largo 2,200 mm. Era disponibile anche in versione benzina e a gas.
Come precedentemente scritto, era equipaggiato con il motore 6 cilindri in linea verticali da 6,1 litri per 75 CV a 2000 giri/minuto: grazie a questo, il mezzo era in grado di raggiungere la velocità massima di 48 km/h, e portata di 110 quintali, ma soprattutto di percorrere con un pieno – corrispondente a circa 100 litri – fino a 400 chilometri. Inoltre, come dimostrarono alcune prove prove eseguite sulle Alpi piemontesi, il mezzo era in grado di superare una pendenza del 27%. Per quanto una leggenda metropolitana voglia i veicoli industriali Alfa Romeo come “delicati” o addirittura “troppo raffinati”, i lunghi anni di servizio del modello 500 (come anche del 350) dimostrano un’altra cosa. Questo fu l’ultimo autocarro con motore anteriore a sbalzo davanti la cabina prodotto dall’Alfa Romeo, dato che a partire dei primi anni quaranta la casa del biscione si concentrò sui modelli con cabina avanzata (sopra il motore), con l’Alfa Romeo 800 quale primo esempio nel 1940.
Alfa Romeo 500 Autoscala Magirus VF 1319 (1937). Il sopravvissuto
Anche i Vigili del Fuoco usufruirono di veicoli Alfa Romeo in quegli anni, tra questi l’83° Comando dei Vigili del Fuoco di Torino. È difatti del 1937 l’unico Alfa Romeo 500 sopravvissuto (con motore 6 cilindri in linea verticali benzina da 8,8 litri e 90 CV, motore n°1235847 e telaio n°2152068) attrezzato come autoscala tipo Magirus da 30 metri dalla S.A. Bergomi di Milano, proprio quello che venne acquistato dal Corpo torinese, identificato con targa VF 1319 e numero mezzo A.S. 304. Straordinario nelle sue linee stondate e aerodinamiche, rimase in servizio fino alla prima metà degli anni Cinquanta; oggi restaurato, è parte della collezione storica del prestigioso Museo dei Vigili del Fuoco di Mantova.





