Benelli 500 4-T.N.F Tipo B “Motocarro Schiumogeno” (1940).
Piccolo, grande alleato.
Era la primavera del 1911 quando Teresa Benelli, rimasta vedova, impiegò tutto il capitale di famiglia per realizzare un’officina meccanica in via Mosca a Pesaro, per garantire così un’occupazione certa ai suoi sei figli, Giuseppe, Giovanni, Filippo, Francesco, Domenico e Antonio “Tonino” Benelli.
In principio era un garage di riparazioni, dove però venivano realizzati alcuni pezzi di ricambi per macchine e motocicli. Ma i sei fratelli Benelli avevano aspirazioni ben più grandi: costruire motociclette. E otto anni dopo, nel 1919, il primo motore venne alla luce: un due tempi di 75 cc che, però, applicato alla forcella anteriore di una bicicletta, non diede risultati soddisfacenti causa la fragilità del telaio nel sostenere le vibrazioni del motore.
Nel dicembre del 1921 fece la sua comparsa la prima vera motocicletta Benelli: il “Velomotore”, una motoleggera di 98 cc a 2 tempi, presentata in due modelli Turismo e Sport (125 cc), cui fece seguito nel 1923 una versione di 147 cc. Proprio con un tipo più spinto di quest’ultima motocicletta, Tonino Benelli cominciò a cogliere quelle vittorie che faranno conoscere la Casa pesarese in tutta Europa.
Nel 1926 Giuseppe Benelli disegnò una nuova motocicletta con motore a 4 tempi di 175 cc, con distribuzione ad albero a camme in testa comandato da una originale “cascata di ingranaggi” (soluzione ardita e sofisticata che divenne ben presto il marchio di fabbrica della casa di Pesaro) ottenendo prestazioni uguali o superiori a moto di maggior cilindrata, che permise innumerevoli trionfi a Tonino Benelli, che si laureò Campione d’Italia nel 1927, 1928, 1930 e 1931. L’incremento produttivo e il successo commerciale (la fortunata Benelli 175 cc venne realizzata in vari modelli sino al 1934, quando saranno presentate prima una 500 cc e poi una 250 cc, sempre a 4 tempi) determinarono la necessità di ampliare la fabbrica, così nel 1932 i fratelli Benelli acquistarono i padiglioni della Molaroni in viale Principe Amedeo, ora viale Mameli.
Due anni dopo, nel 1934 Benelli presentò due nuove moto da corsa: una 250 cc Bialbero e una 500 cc, e nel 1935 il pilota Raffaele Alberti con la Benelli 250 conquisterà 6 record di velocità. Tra le tante competizioni, i 3 posti al Gran Premio d’Italia del 1938 che impressionarono il pilota inglese Ted Mellows che gareggerà nel 1939 con una Benelli 500 al temibile Tourist Trophy raccogliendo una vittoria di categoria straordinaria. Nel 1940 arrivò anche una 500 cc a valvole laterali ed una fantastica moto da corsa quattro cilindri fronte marcia 250 cc con due alberi in testa, 52 CV a 10.000 giri/min, velocità massima di 230 km/h e compressore che mai scenderà in pista, con l’inizio del conflitto mondiale che costringerà l’azienda a produrre unicamente modelli militari diventando uno dei fornitori dello Stato.
La Casa pesarese raggiunse in quegli anni l’apice del successo (vi lavorano oltre 1000 dipendenti in una città di circa 30.000 abitanti), ma purtroppo la seconda guerra mondiale distrusse tutto; bombardamenti alleati e spoliazioni da parte dei tedeschi ridussero la grande fabbrica ad un cumulo di macerie e capannoni vuoti. Ma i fratelli Benelli non si persero d’animo e, recuperati macchinari ed attrezzature, affidarono i primi lavori alla conversione di oltre mille motociclette militari, principalmente inglesi, lasciate nei campi A.R.A.R. dagli alleati dandosi così la possibilità di ripartire.
Tra moto e motocarri
All’inizio del Novecento, in parallelo allo sviluppo del motorismo automobilistico e motociclistico, va affacciandosi sul mercato un nuovo tipo di veicoli che inizialmente discende direttamente da una elaborazione della moto: il motocarro, o motofurgone.
I costruttori di motocicli videro la possibilità di costruire un veicolo da trasporto semplice, economico e capace di prestarsi ai molteplici usi che il settore commerciale di tipo specialmente artigianale richiedeva, utilizzando parti delle motociclette già in produzione. Spesso si utilizzava la parte anteriore della moto più potente in gamma, fissando al suo telaio, nella parte posteriore, una struttura con due ruote capace di ospitare un piano di carico. Con tale soluzione era possibile utilizzare anche motocicli usati, aprendo il mercato a molti carrozzieri specializzati in riconversioni, progettazioni specifiche ed ai produttori di componenti.
Tra gli anni Venti e i Trenta il veicolo da trasporto a tre ruote raggiunse uno dei suoi momenti di maggior fortuna (cosa che si ripeterà solo nei primi anni del secondo dopoguerra caratterizzati dalla ricostruzione).
Proprio nella seconda metà degli anni Trenta anche la ben nota Casa pesarese Benelli si gettò nel nuovo settore, indirizzando parte della sua produzione in motocarri, inizialmente molto apprezzati in particolare da enti statali come forze militari e pompieri (per i quali divenne uno dei fornitori ufficiali), già fiere di avere tra le proprie fila le potenti motociclette.
Il motocarro Benelli 500 4-T.N.F Tipo B (1939)
Scavando nel prezioso archivio dell’83° Corpo dei Vigili del Fuoco di Torino emergono tratti di storia che fanno riferimento ad una serie di mototelai per motocarri marca Benelli valutati per l’ordine a partire dall’aprile 1939. Il documento più significativo datato 22 aprile 1939 è una richiesta da parte del Comando al Prefetto di Torino per l’acquisto (buono di ordinazione numero 226/4) di: “n.3 motofurgoncini che potrebbero trovare assai utile impiego in servizio immediato sui sinistri, trasporto materiale minuto ai dipendenti distaccamenti della Provincia ed ai fini della mobilitazione antincendi”. È interessante notare che nella stessa richiesta si chiede di poter acquistare anche tre motociclette.
Il 29 maggio 1939 la Prefettura comunica il via libera definitivo specificando già che saranno forniti dalla ditta “Benelli di Pesaro”, nei modelli (per i motocarri) 500 4-T.N.F al prezzo di 8.692 Lire: è probabile che questa preferenza sia stata espressa già dal “Ministero dell’Interno - Direzione Generale dei Servizi Antincendi” in una comunicazione precedente ma non pervenuta a noi; in data 30 maggio dopo il benestare della prefettura il Comando inoltra l’ordine alla Benelli, ed il 14 settembre 1939 il “Ministero dell’Interno - Direzione Generale dei Servizi Antincendi” in una lettera congiunta a diversi Comandi sparsi un po’ per tutta l’Italia, comunica ufficialmente che la ditta Benelli potrà fornire i motocarri richiesti, riferendosi probabilmente ad una più ampia fornitura nazionale nella quale rientrano i tre per il Comando torinese. Ma nella medesima comunicazione emerge che la stessa Benelli aveva proposto di sostituire il modello 500 4-T.N.F con il più recente 500 4-T.N.F Tipo B in quanto più moderno e tecnicamente rispondente alle necessità (offerto con un necessario sovrapprezzo di 1.000 Lire), caratterizzato da telaio in tubi d’acciaio a culla sdoppiato (anteriormente), motore monocilindrico con raffreddamento ad alette da 493 cc, potenza di 9 CV, freni oleodinamici a espansione, cambio 4 marce + RM, lunghezza di 3,580 mm, larghezza di 1,500 mm, altezza di 2,020 mm, peso 395 kg e portata utile di 1.000 kg. La sostituzione proposta venne accolta il 19 settembre.
Arrivando al 13 ottobre dello stesso anno la ditta “F.lli Benelli - Fabbrica Motocicli - Pesaro” chiede dove consegnare i motocarri (o motofurgoni) ricevendo prontamente indicazioni dal Comando di Torino indirizzandoli presso l’allora propria sede di Corso Regina Margherita 126.
Da questo momento in poi si apre un nuovo capitolo, che vede il Comando chiedere diversi preventivi per il completamento con carrozzeria dei motocarri e l’allestimento con attrezzature e macchinari per uso pompieristico. Ma partiamo dalla carrozzeria, e dunque con la prima richiesta fatta alla “Carrozzeria Automobili Villata Angelo” sita in Corso Lione n° 30/bis a Torino, in data 12 gennaio 1940, che proponeva per la “Cabina”: “costruzione metallica completamente lamierata con cristallo al paravento di sicurezza, laterali in celluloide e finizioni esterne in cromo-alluminio, paravento cromato, tergitore cristallo a mano tipo militare, il tutto saldamente fissato al telaio con robuste ferramente”. Per il “Cassone”: “con struttura in legno duro stagionato, con fondo e perline di Abete, ferrato a sponde fisse e sponda posteriore apribile, attacchi per centine, centine con liste di legno per sostegno telone, barra al fianco della sponda per fissaggio detto, telone di 1° qualità tipo prescrizione militare fissato con cinghiette o occhielli con corda a Vs gradimento, verniciatura completa di cabina e cassone con smalti sintetici di 1° qualità in tinta a Vs ordine”. Chiude la proposta fissando il prezzo a 2.400 Lire e consegna in 15 giorni lavorativi dall’ordine, sottolineando che il lavoro sarà eseguito “a vera regola d’arte”. Tale preventivo verrà aggiornato il 25 gennaio 1940 specificando prima gli elementi dell’impianto elettrico con l’applicazione di “segnalatori luminosi di direzione, porta targa con fanale regolamentare STOP e catarifrangente, due fanalini anteriori di massimo ingombro”, e alcuni accessori come “due seggiolini ribaltabili laterali in lamiera, cassetta porta utensili e porta ruota per alloggiamento ruota posteriore di scorta”.
Nel frattempo però, dalla documentazione arrivata a noi, emerge che venne fatto un altro ordine alla Benelli dal Comando per quello che sembra essere un quarto veicolo (fa fede il diverso buono di ordinazione numero 362/6), dello stesso tipo, da recapitare direttamente alla ditta “Minimax Società Anonima” (fornitrice della Real Casa) con stabilimento a Sampierdarena, Genova, che ne curerà l’allestimento complessivo: in effetti il 9 maggio 1940 un preventivo inviato dietro richiesta dalla Ditta genovese definì allestimento e costi per uno chassis motocarro Benelli Tipo B: “costruzione cabina metallica, segnalatore elettrico, parafanghi, tavolame in legno, verniciatura, fornitura e montaggio del gruppo a Schiuma Meccanica da 300 litri” al prezzo di 10.400 Lire. L’azienda sottolinea inoltre che, avendo apportato delle ultime modifiche alla costruzione ed al gruppo fornito, il motocarro ne uscirà più “snello, maneggevole ed anche più estetico”.
Tornando per un momento ai tanti preventivi richiesti dal Comando torinese per “carrozzare” i mototelai Benelli, ne troviamo un altro della “SMIT - Sidecar Moderno Italiano - Torino” di via Ormea n° 134 del 20 gennaio 1940, che in una ventina di giorni e al costo di 1.950 Lire propone un allestimento curioso con cabina in legno rivestita davanti in lamiera, dietro e sopra in compensato, poi ulteriormente rivestita con una “tela speciale come quella del sopra delle automobili” (probabile che si faccia riferimento alle capote delle vetture aperte tipo le Torpedo o addirittura al pannello che chiudeva il padiglione delle automobili chiuse). Allestimento terminato con parabrezza in vetro infrangibile, laterali (portiere) in celluloide, tergicristallo manuale, parafanghi e cassone con assi in legno. A richiesta anche disponibili le mezze porte in tela o lamiera con relativo sovrapprezzo. La soluzione è motivata dall’azienda in riferimento alle doti di economicità ma soprattutto di silenziosità, in quanto, a loro dire, le cabine metalliche risultano “ rumorose sino a stancare il guidatore”, al contrario della loro costruzione “silenziosa e molto robusta ed efficace”.
A chiudere ufficialmente la serie di preventivi, adattamenti e correzioni sui prezzi causati dal caro progressivo delle materie prime per via della seconda guerra mondiale, è una comunicazione del 1° febbraio 1940 del Comando che affida l’incarico di carrozzare i tre mototelai alla ditta “Villata Angelo” ritenuta più vantaggiosa per costi, tipologia e qualità dell’allestimento proposto, al prezzo di 3.280 Lire cadauno, che recepisce l’ordine l’11 aprile 1940.
Dunque stando alla corrispondenza, ai documenti e alle immagini a noi arrivate sembra che in questa storia vi siano stati in tutto quattro motocarri Benelli Tipo B, uno allestito interamente con sistema a Schiuma Meccanica dalla “Minimax” e gli altri tre come mezzi a vario uso dalla ditta “Villata Angelo”.
Da quello che sappiamo la “Minimax” si occupava di fornire sistemi di estinzione antincendio mentre la “Villata Angelo” era una officina attrezzata specialmente nella costruzione di carrozzerie per motocarri e motofurgoncini effettuati su qualsiasi telaio e, come recita uno splendido catalogo, con le “migliori linee aerodinamiche”; dallo stesso capiamo che in realtà offriva anche la possibilità di nobilitare la propria FIAT 500 Topolino, 1100 o 1500 con una serie di accessori specifici come i dischi cromati per i cerchi ruota, coperture per quella di scorta, frecce e tipologie di deflettori para pioggia per i finestrini.
Inoltre, sempre dall’archivio saltano fuori altri cataloghi che dimostrano come inizialmente si siano comunque vagliate internamente altre diverse possibilità di fornitura rispetto alla stessa Benelli, come la “F.B Motocarri” di Milano o ancora per l’allestimento la “Meldi” di Torino che, pubblicizzandosi come “la prima fabbrica italiana di carrozzerie per moto, telai per motocarri e motofurgoncini, cerchi, parafanghi” poteva costruire tutto il telaio del retrotreno in profilati o tubi metallici, sfruttando uno speciale brevetto e adattandolo alle esigenze di forma, peso e finalità.
Il Benelli 500 4-T.N.F Tipo B “MCS 333” (Motocarro Schiumogeno) “VF 803” del 1940
Da qui ci concentriamo nello specifico su un mezzo che compare in una fotografia dell’epoca all’interno dell’archivio, un motocarro Benelli 500 4-T.N.F Tipo B identificato come MCS 333 (motocarro schiumogeno) con targa VF 803 che, quasi ironicamente è quel quarto veicolo ordinato fuori lotto ed allestito completamente dalla Minimax nel 1940.
Impiegato soprattutto per lo spegnimento di incendi in cui erano presenti liquidi infiammabili, tale allestimento prevedeva un equipaggio di due uomini, il posizionamento di un serbatoio d’acqua miscelata con schiuma della capacità di 300 litri, due bombole ad aria compressa caricate a 140/150 atmosfere e di una o due manichette da 25 metri in canapa, complete di lancia da 45 mm adatta a erogare schiuma meccanica. Tra la cabina e il serbatoio erano disposti tre estintori portatili: uno ad anidride carbonica, uno a schiuma e l’ultimo idrico “spallabile” con portata da 25 litri.
La preferenza per l’impiego di un veicolo di questo genere (motocarro) è facilmente intuibile: nelle azioni pompieristiche ci si può trovare ad operare nei contesti più disparati, dunque anche difficilmente raggiungibili, impervi. Un veicolo agile, di piccole dimensioni e con tutto l’occorrente per una prima ed efficace azione poteva dunque fare la differenza, dove invece veicoli più grandi non potevano arrivare. Vale anche per impieghi ad esempio in località di montagna. Inoltre, negli anni del secondo conflitto mondiale (ma anche successivi), questo genere di motocarri rappresentò una soluzione economica per non far mai mancare il proprio irrinunciabile apporto.
In principio era un garage di riparazioni, dove però venivano realizzati alcuni pezzi di ricambi per macchine e motocicli. Ma i sei fratelli Benelli avevano aspirazioni ben più grandi: costruire motociclette. E otto anni dopo, nel 1919, il primo motore venne alla luce: un due tempi di 75 cc che, però, applicato alla forcella anteriore di una bicicletta, non diede risultati soddisfacenti causa la fragilità del telaio nel sostenere le vibrazioni del motore.
Nel dicembre del 1921 fece la sua comparsa la prima vera motocicletta Benelli: il “Velomotore”, una motoleggera di 98 cc a 2 tempi, presentata in due modelli Turismo e Sport (125 cc), cui fece seguito nel 1923 una versione di 147 cc. Proprio con un tipo più spinto di quest’ultima motocicletta, Tonino Benelli cominciò a cogliere quelle vittorie che faranno conoscere la Casa pesarese in tutta Europa.
Nel 1926 Giuseppe Benelli disegnò una nuova motocicletta con motore a 4 tempi di 175 cc, con distribuzione ad albero a camme in testa comandato da una originale “cascata di ingranaggi” (soluzione ardita e sofisticata che divenne ben presto il marchio di fabbrica della casa di Pesaro) ottenendo prestazioni uguali o superiori a moto di maggior cilindrata, che permise innumerevoli trionfi a Tonino Benelli, che si laureò Campione d’Italia nel 1927, 1928, 1930 e 1931. L’incremento produttivo e il successo commerciale (la fortunata Benelli 175 cc venne realizzata in vari modelli sino al 1934, quando saranno presentate prima una 500 cc e poi una 250 cc, sempre a 4 tempi) determinarono la necessità di ampliare la fabbrica, così nel 1932 i fratelli Benelli acquistarono i padiglioni della Molaroni in viale Principe Amedeo, ora viale Mameli.
Due anni dopo, nel 1934 Benelli presentò due nuove moto da corsa: una 250 cc Bialbero e una 500 cc, e nel 1935 il pilota Raffaele Alberti con la Benelli 250 conquisterà 6 record di velocità. Tra le tante competizioni, i 3 posti al Gran Premio d’Italia del 1938 che impressionarono il pilota inglese Ted Mellows che gareggerà nel 1939 con una Benelli 500 al temibile Tourist Trophy raccogliendo una vittoria di categoria straordinaria. Nel 1940 arrivò anche una 500 cc a valvole laterali ed una fantastica moto da corsa quattro cilindri fronte marcia 250 cc con due alberi in testa, 52 CV a 10.000 giri/min, velocità massima di 230 km/h e compressore che mai scenderà in pista, con l’inizio del conflitto mondiale che costringerà l’azienda a produrre unicamente modelli militari diventando uno dei fornitori dello Stato.
La Casa pesarese raggiunse in quegli anni l’apice del successo (vi lavorano oltre 1000 dipendenti in una città di circa 30.000 abitanti), ma purtroppo la seconda guerra mondiale distrusse tutto; bombardamenti alleati e spoliazioni da parte dei tedeschi ridussero la grande fabbrica ad un cumulo di macerie e capannoni vuoti. Ma i fratelli Benelli non si persero d’animo e, recuperati macchinari ed attrezzature, affidarono i primi lavori alla conversione di oltre mille motociclette militari, principalmente inglesi, lasciate nei campi A.R.A.R. dagli alleati dandosi così la possibilità di ripartire.
Tra moto e motocarri
All’inizio del Novecento, in parallelo allo sviluppo del motorismo automobilistico e motociclistico, va affacciandosi sul mercato un nuovo tipo di veicoli che inizialmente discende direttamente da una elaborazione della moto: il motocarro, o motofurgone.
I costruttori di motocicli videro la possibilità di costruire un veicolo da trasporto semplice, economico e capace di prestarsi ai molteplici usi che il settore commerciale di tipo specialmente artigianale richiedeva, utilizzando parti delle motociclette già in produzione. Spesso si utilizzava la parte anteriore della moto più potente in gamma, fissando al suo telaio, nella parte posteriore, una struttura con due ruote capace di ospitare un piano di carico. Con tale soluzione era possibile utilizzare anche motocicli usati, aprendo il mercato a molti carrozzieri specializzati in riconversioni, progettazioni specifiche ed ai produttori di componenti.
Tra gli anni Venti e i Trenta il veicolo da trasporto a tre ruote raggiunse uno dei suoi momenti di maggior fortuna (cosa che si ripeterà solo nei primi anni del secondo dopoguerra caratterizzati dalla ricostruzione).
Proprio nella seconda metà degli anni Trenta anche la ben nota Casa pesarese Benelli si gettò nel nuovo settore, indirizzando parte della sua produzione in motocarri, inizialmente molto apprezzati in particolare da enti statali come forze militari e pompieri (per i quali divenne uno dei fornitori ufficiali), già fiere di avere tra le proprie fila le potenti motociclette.
Il motocarro Benelli 500 4-T.N.F Tipo B (1939)
Scavando nel prezioso archivio dell’83° Corpo dei Vigili del Fuoco di Torino emergono tratti di storia che fanno riferimento ad una serie di mototelai per motocarri marca Benelli valutati per l’ordine a partire dall’aprile 1939. Il documento più significativo datato 22 aprile 1939 è una richiesta da parte del Comando al Prefetto di Torino per l’acquisto (buono di ordinazione numero 226/4) di: “n.3 motofurgoncini che potrebbero trovare assai utile impiego in servizio immediato sui sinistri, trasporto materiale minuto ai dipendenti distaccamenti della Provincia ed ai fini della mobilitazione antincendi”. È interessante notare che nella stessa richiesta si chiede di poter acquistare anche tre motociclette.
Il 29 maggio 1939 la Prefettura comunica il via libera definitivo specificando già che saranno forniti dalla ditta “Benelli di Pesaro”, nei modelli (per i motocarri) 500 4-T.N.F al prezzo di 8.692 Lire: è probabile che questa preferenza sia stata espressa già dal “Ministero dell’Interno - Direzione Generale dei Servizi Antincendi” in una comunicazione precedente ma non pervenuta a noi; in data 30 maggio dopo il benestare della prefettura il Comando inoltra l’ordine alla Benelli, ed il 14 settembre 1939 il “Ministero dell’Interno - Direzione Generale dei Servizi Antincendi” in una lettera congiunta a diversi Comandi sparsi un po’ per tutta l’Italia, comunica ufficialmente che la ditta Benelli potrà fornire i motocarri richiesti, riferendosi probabilmente ad una più ampia fornitura nazionale nella quale rientrano i tre per il Comando torinese. Ma nella medesima comunicazione emerge che la stessa Benelli aveva proposto di sostituire il modello 500 4-T.N.F con il più recente 500 4-T.N.F Tipo B in quanto più moderno e tecnicamente rispondente alle necessità (offerto con un necessario sovrapprezzo di 1.000 Lire), caratterizzato da telaio in tubi d’acciaio a culla sdoppiato (anteriormente), motore monocilindrico con raffreddamento ad alette da 493 cc, potenza di 9 CV, freni oleodinamici a espansione, cambio 4 marce + RM, lunghezza di 3,580 mm, larghezza di 1,500 mm, altezza di 2,020 mm, peso 395 kg e portata utile di 1.000 kg. La sostituzione proposta venne accolta il 19 settembre.
Arrivando al 13 ottobre dello stesso anno la ditta “F.lli Benelli - Fabbrica Motocicli - Pesaro” chiede dove consegnare i motocarri (o motofurgoni) ricevendo prontamente indicazioni dal Comando di Torino indirizzandoli presso l’allora propria sede di Corso Regina Margherita 126.
Da questo momento in poi si apre un nuovo capitolo, che vede il Comando chiedere diversi preventivi per il completamento con carrozzeria dei motocarri e l’allestimento con attrezzature e macchinari per uso pompieristico. Ma partiamo dalla carrozzeria, e dunque con la prima richiesta fatta alla “Carrozzeria Automobili Villata Angelo” sita in Corso Lione n° 30/bis a Torino, in data 12 gennaio 1940, che proponeva per la “Cabina”: “costruzione metallica completamente lamierata con cristallo al paravento di sicurezza, laterali in celluloide e finizioni esterne in cromo-alluminio, paravento cromato, tergitore cristallo a mano tipo militare, il tutto saldamente fissato al telaio con robuste ferramente”. Per il “Cassone”: “con struttura in legno duro stagionato, con fondo e perline di Abete, ferrato a sponde fisse e sponda posteriore apribile, attacchi per centine, centine con liste di legno per sostegno telone, barra al fianco della sponda per fissaggio detto, telone di 1° qualità tipo prescrizione militare fissato con cinghiette o occhielli con corda a Vs gradimento, verniciatura completa di cabina e cassone con smalti sintetici di 1° qualità in tinta a Vs ordine”. Chiude la proposta fissando il prezzo a 2.400 Lire e consegna in 15 giorni lavorativi dall’ordine, sottolineando che il lavoro sarà eseguito “a vera regola d’arte”. Tale preventivo verrà aggiornato il 25 gennaio 1940 specificando prima gli elementi dell’impianto elettrico con l’applicazione di “segnalatori luminosi di direzione, porta targa con fanale regolamentare STOP e catarifrangente, due fanalini anteriori di massimo ingombro”, e alcuni accessori come “due seggiolini ribaltabili laterali in lamiera, cassetta porta utensili e porta ruota per alloggiamento ruota posteriore di scorta”.
Nel frattempo però, dalla documentazione arrivata a noi, emerge che venne fatto un altro ordine alla Benelli dal Comando per quello che sembra essere un quarto veicolo (fa fede il diverso buono di ordinazione numero 362/6), dello stesso tipo, da recapitare direttamente alla ditta “Minimax Società Anonima” (fornitrice della Real Casa) con stabilimento a Sampierdarena, Genova, che ne curerà l’allestimento complessivo: in effetti il 9 maggio 1940 un preventivo inviato dietro richiesta dalla Ditta genovese definì allestimento e costi per uno chassis motocarro Benelli Tipo B: “costruzione cabina metallica, segnalatore elettrico, parafanghi, tavolame in legno, verniciatura, fornitura e montaggio del gruppo a Schiuma Meccanica da 300 litri” al prezzo di 10.400 Lire. L’azienda sottolinea inoltre che, avendo apportato delle ultime modifiche alla costruzione ed al gruppo fornito, il motocarro ne uscirà più “snello, maneggevole ed anche più estetico”.
Tornando per un momento ai tanti preventivi richiesti dal Comando torinese per “carrozzare” i mototelai Benelli, ne troviamo un altro della “SMIT - Sidecar Moderno Italiano - Torino” di via Ormea n° 134 del 20 gennaio 1940, che in una ventina di giorni e al costo di 1.950 Lire propone un allestimento curioso con cabina in legno rivestita davanti in lamiera, dietro e sopra in compensato, poi ulteriormente rivestita con una “tela speciale come quella del sopra delle automobili” (probabile che si faccia riferimento alle capote delle vetture aperte tipo le Torpedo o addirittura al pannello che chiudeva il padiglione delle automobili chiuse). Allestimento terminato con parabrezza in vetro infrangibile, laterali (portiere) in celluloide, tergicristallo manuale, parafanghi e cassone con assi in legno. A richiesta anche disponibili le mezze porte in tela o lamiera con relativo sovrapprezzo. La soluzione è motivata dall’azienda in riferimento alle doti di economicità ma soprattutto di silenziosità, in quanto, a loro dire, le cabine metalliche risultano “ rumorose sino a stancare il guidatore”, al contrario della loro costruzione “silenziosa e molto robusta ed efficace”.
A chiudere ufficialmente la serie di preventivi, adattamenti e correzioni sui prezzi causati dal caro progressivo delle materie prime per via della seconda guerra mondiale, è una comunicazione del 1° febbraio 1940 del Comando che affida l’incarico di carrozzare i tre mototelai alla ditta “Villata Angelo” ritenuta più vantaggiosa per costi, tipologia e qualità dell’allestimento proposto, al prezzo di 3.280 Lire cadauno, che recepisce l’ordine l’11 aprile 1940.
Dunque stando alla corrispondenza, ai documenti e alle immagini a noi arrivate sembra che in questa storia vi siano stati in tutto quattro motocarri Benelli Tipo B, uno allestito interamente con sistema a Schiuma Meccanica dalla “Minimax” e gli altri tre come mezzi a vario uso dalla ditta “Villata Angelo”.
Da quello che sappiamo la “Minimax” si occupava di fornire sistemi di estinzione antincendio mentre la “Villata Angelo” era una officina attrezzata specialmente nella costruzione di carrozzerie per motocarri e motofurgoncini effettuati su qualsiasi telaio e, come recita uno splendido catalogo, con le “migliori linee aerodinamiche”; dallo stesso capiamo che in realtà offriva anche la possibilità di nobilitare la propria FIAT 500 Topolino, 1100 o 1500 con una serie di accessori specifici come i dischi cromati per i cerchi ruota, coperture per quella di scorta, frecce e tipologie di deflettori para pioggia per i finestrini.
Inoltre, sempre dall’archivio saltano fuori altri cataloghi che dimostrano come inizialmente si siano comunque vagliate internamente altre diverse possibilità di fornitura rispetto alla stessa Benelli, come la “F.B Motocarri” di Milano o ancora per l’allestimento la “Meldi” di Torino che, pubblicizzandosi come “la prima fabbrica italiana di carrozzerie per moto, telai per motocarri e motofurgoncini, cerchi, parafanghi” poteva costruire tutto il telaio del retrotreno in profilati o tubi metallici, sfruttando uno speciale brevetto e adattandolo alle esigenze di forma, peso e finalità.
Il Benelli 500 4-T.N.F Tipo B “MCS 333” (Motocarro Schiumogeno) “VF 803” del 1940
Da qui ci concentriamo nello specifico su un mezzo che compare in una fotografia dell’epoca all’interno dell’archivio, un motocarro Benelli 500 4-T.N.F Tipo B identificato come MCS 333 (motocarro schiumogeno) con targa VF 803 che, quasi ironicamente è quel quarto veicolo ordinato fuori lotto ed allestito completamente dalla Minimax nel 1940.
Impiegato soprattutto per lo spegnimento di incendi in cui erano presenti liquidi infiammabili, tale allestimento prevedeva un equipaggio di due uomini, il posizionamento di un serbatoio d’acqua miscelata con schiuma della capacità di 300 litri, due bombole ad aria compressa caricate a 140/150 atmosfere e di una o due manichette da 25 metri in canapa, complete di lancia da 45 mm adatta a erogare schiuma meccanica. Tra la cabina e il serbatoio erano disposti tre estintori portatili: uno ad anidride carbonica, uno a schiuma e l’ultimo idrico “spallabile” con portata da 25 litri.
La preferenza per l’impiego di un veicolo di questo genere (motocarro) è facilmente intuibile: nelle azioni pompieristiche ci si può trovare ad operare nei contesti più disparati, dunque anche difficilmente raggiungibili, impervi. Un veicolo agile, di piccole dimensioni e con tutto l’occorrente per una prima ed efficace azione poteva dunque fare la differenza, dove invece veicoli più grandi non potevano arrivare. Vale anche per impieghi ad esempio in località di montagna. Inoltre, negli anni del secondo conflitto mondiale (ma anche successivi), questo genere di motocarri rappresentò una soluzione economica per non far mai mancare il proprio irrinunciabile apporto.








