Giulio Filippone: il rigore dello sport, il coraggio del soccorso, l'impegno per i diritti
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Giulio Filippone ha incarnato per decenni lo spirito più nobile del Comando dei Vigili del Fuoco di Torino: una miscela straordinaria di disciplina, generosità sul campo e lungimiranza sociale. Entrato nei Vigili del Fuoco in un'epoca di grandi transizioni, ha saputo lasciare un'impronta indelebile nella memoria del Comando di Torino, innanzi tutto come straordinaria figura umana, poi come soccorritore ed infine come figura storica della CGIL dei Vigili del Fuoco e punto di riferimento per la tutela dei lavoratori.
Lo sguardo fiero degli inizi: tra Porta Palazzo e la ginnastica Giulio inizia la sua carriera a Genova, per poi approdare nel 1952 a Torino. C’è un’immagine particolarmente bella di Giulio, scattata nella Caserma Centrale di Porta Palazzo. Sono i suoi primi anni di servizio e nel suo sguardo fiero, che punta lontano anziché in macchina, c’è tutta la baldanza della giovinezza. In questa fotografia ripresa dal grande pompiere-fotografo Domenico Scrigna, il volto di Giulio — disteso, determinato e venato di un’ironia beffarda — immortalato con la gamba destra piegata e il piede appoggiato al muro, racconta già una storia di coraggio. Di origini palermitane, Giulio entra nel Corpo agli inizi degli anni ’50, un momento storico molto difficile: l’Italia era uscita da poco dal dramma della Seconda guerra mondiale e Torino, come tutte le città italiane, portava ancora segni ben visibili del conflitto e faticava a rialzarsi. Fin dal suo ingresso, si distingue come atleta di punta del Gruppo Sportivo dei Vigili del Fuoco nella disciplina della ginnastica. In quel suo sorriso di sfida d'inizio carriera traspare la tempra di chi è abituato a superare i limiti atletici; lo sport non è stato per lui solo una passione, ma una scuola di vita. Il rigore, la resistenza e lo spirito di squadra appresi nelle competizioni divennero gli strumenti chiave con cui affrontò la successiva carriera operativa, fino a raggiungere il grado di stimato Capo Reparto. Chi ha lavorato al suo fianco lo ricorda come una figura carismatica, capace di guidare i colleghi con l'esempio e con una profonda umanità. A testimonianza di questo clima e dello straordinario spirito di corpo di quegli anni, Ezio Bianchini ci racconta un gustoso teatrino che suo papà Armando metteva in scena con Giulio tutte le volte che si incontravano in Caserma. Era un gioco, anche un po’ pericoloso, basato sulla fiducia reciproca — una condizione necessaria e vitale, allora come oggi, tra i Vigili del Fuoco: Giulio passava di fianco ad Armando e gli diceva: «Armandino prendimi!» e, senza aspettare la risposta, si buttava all'indietro, giù di schiena, diritto come un’asse di legno. Armando doveva muoversi velocissimo per fermare la caduta dell’amico e collega: lo afferrava al volo a pochi centimetri da terra, sostenendolo solo per la nuca. Questo era il loro modo unico per stare assieme; questo era il loro modo per dimostrare, con assoluta certezza, la fiducia cieca nel collega. Al servizio del Paese: tra le emergenze di Torino e l'alluvione di Firenze La carriera operativa di Giulio Filippone si è sviluppata come una costante presenza nelle emergenze che hanno segnato la vita del Paese. Nel corso dei decenni, dagli anni '50 agli anni '80, Filippone è stato in prima linea in innumerevoli interventi che hanno colpito la città di Torino e la sua provincia, affrontando con dedizione ogni calamità o evento che richiedesse l'intervento dei Vigili del Fuoco. Tuttavia, il suo nome resta indelebilmente legato a uno dei momenti più drammatici della storia italiana del Novecento: l'alluvione di Firenze del 1966. Filippone faceva parte della colonna mobile partita da Torino per portare aiuto alla popolazione toscana sommersa dal fango. Le sue testimonianze scritte dell'epoca – che descrivono le difficili manovre con i mezzi nautici tra le vie storiche di Firenze – rimangono un documento storico prezioso, che racconta non solo la cronaca del soccorso, ma l'altissimo senso di solidarietà e l'abnegazione che caratterizzavano, allora come oggi, i "pompieri" torinesi. Un costruttore di diritti: la nascita della CGIL VVF Oltre al servizio operativo, la grande intuizione di Giulio Filippone è stata quella di capire, prima di molti altri, che la sicurezza dei cittadini e la dignità del Vigile del Fuoco passavano attraverso il riconoscimento dei diritti dei lavoratori e l'unione tra loro. Negli anni complessi del dopoguerra e delle prime rappresentanze istituzionali, l'energia spesa nelle competizioni divenne il motore del suo impegno democratico. Filippone è stato tra i pionieri che hanno promosso la nascita del sindacato all'interno del Corpo, diventando uno dei padri fondatori e storici punti di riferimento della CGIL Vigili del Fuoco a Torino e a livello nazionale. La sua attività sindacale è sempre stata guidata da un profondo senso istituzionale: difendere i lavoratori per garantire un servizio di soccorso sempre più moderno, democratico ed efficiente. È stato, pezzo dopo pezzo, uno dei costruttori del sindacato moderno e un punto di riferimento morale per tutti i vigili di Torino. Ci racconta Alberto Merlo, che ha conosciuto molto bene Giulio: «A me personalmente rimane il ricordo di quanti viaggi abbiamo fatto a Roma io, Giulio e Gianni Oria, altro pilastro del sindacalismo torinese. Negli anni ’60 a capo della CGIL dei Vigili del Fuoco c'era ancora Calogero Amore, che aveva sostituito Mario Cinque. Alle riunioni partecipava il suo delfino, un giovane Bruno Raccio». Nomi entrati nella storia del sindacalismo di categoria e non solo, che hanno "nutrito" generazioni di giovani sindacalisti della CGIL. Un'eredità insostituibile Giulio Filippone ci ha lasciati nel 2020, lasciando un grande vuoto tra i colleghi e in chiunque lo abbia conosciuto. Fino al suo ultimo giorno di vita ha continuato a profondere a parenti e amici una straordinaria fiducia e un incrollabile ottimismo; i suoi tratti distintivi sono sempre stati una indomabile allegria e una profonda empatia. Oggi viene ricordato da tutti come un uomo "insostituibile". Inserire il suo nome tra i Costruttori di Memoria significa rendere giustizia a un lavoratore che ha speso la propria vita per la sicurezza degli altri e per la crescita democratica del Corpo dei Vigili del Fuoco, lasciando un esempio di coerenza, calore umano e passione che continua a ispirare le nuove generazioni. |








