Gli scherzi "du Belin"
di Maurizio Oliveri (già CR Comando di Genova)
|
Esistono tantissimi aneddoti sugli scherzi o sulle situazioni grottesche che hanno visto protagonisti i Vigili del Fuoco: molti dettati dall'improvvisazione, altri frutto di preparazioni meticolose e tecnicamente quasi perfette. Spesso non venivano fatti a caso, ma erano indirizzati alle persone “giuste”: quelle che se lo meritavano o che avrebbero garantito il maggior divertimento per i presenti.
Ci trovavamo nella sala mensa della sede centrale del Comando di Genova, dove un bancone divideva la zona dei tavoli dalla cucina. "Talin" era il nostro Capo Squadra, responsabile dell'autorimessa. Era un capo "giusto": serio e professionalmente capace nel lavoro, ma allegro e compagnone nei momenti di relax, anche con gli ultimi arrivati. Aveva un difetto, se così vogliamo dire: era estremamente goloso di dolci, nonostante fosse alto e molto magro. Com'era abitudine, la domenica dopo pranzo veniva servito il dolce. Quel giorno il vigile Picchio — chiamato così perché parlava in continuazione — insieme al Capo Squadra "Ron Ron" (che ogni tanto si incantava nei suoi pensieri), andò dietro il bancone. Raccolsero un bel po' di fondi di caffè usato e, umidificandoli leggermente, iniziarono a formare delle palline simili ai tartufi di cacao e crema di nocciole. Le fecero poi rotolare in scaglie di cocco e cioccolato fondente, rendendole identiche a quelle vere appena arrivate dalla pasticceria. Non appena Talin entrò in mensa, scambiarono velocemente i vassoi. Goloso com’era, lui annunciò a gran voce che ne avrebbe mangiate due alla volta, e così fece. Appena messe in bocca, rimase per un attimo immobile, con gli occhi spalancati e la bocca piena. Lo scherzo sarebbe finito lì, tra le risate dei colleghi complici, se non fosse accaduto l'impensabile. In quel momento entrò in sala un altro Capo Squadra, soprannominato "Chiappe", tipo notoriamente irascibile e altrettanto goloso. Vedendo il vassoio e Talin con le guance gonfie, chiese: «Talin, sono buone quelle palline?» Qui ci fu un guizzo d'ingegno: Talin fece roteare la mano aperta per dire "tantissimo" e, non potendo parlare a causa del caffè, emise una sorta di "muggito" di approvazione, come qualcuno che stia gustando una prelibatezza. Chiappe si avventò sul vassoio ingurgitandone un paio per paura che qualcuno gliele soffiasse. Rimase "imbalsamato" per qualche secondo, per poi sputare tutto a terra imprecando e lanciando minacce di vendetta contro i responsabili. Nella sala mensa esplose un boato: i trentacinque presenti scoppiarono in una risata collettiva. Questo è il classico esempio di uno scherzo meticolosamente preparato, ma perfezionato da un'improvvisazione geniale dell'ultimo momento. |