Savona e il "Sacco Queirazza": un’eccellenza del soccorso
A cura di Massimo Cerisola, Ispettore Antincendi Esperto del Comando di Savona
Ideato dal Comandante dei Civici Pompieri Savonesi Agostino Queirazza, che nacque il 2 Novembre 1854, e fu a capo del corpo cittadino, dal 10.10.1902 al 25.12.1912.
Il sacco di salvataggio, attrezzatura di soccorso, estremamente pratica, consisteva in un vero e proprio sacco dove le persone venivano proprio infilate dentro di esso, questo anche per evitare che avessero paura del vuoto, tale sacco che veniva dapprima fissato o ad un balcone o ad una finestra, aveva degli anelli laterali dentro ai quali passavano delle funi, queste funi trattenute a terra dal personale che, se si avvicinava il sacco scendeva e se si allontanava il sacco frenava.
Questo permetteva l’evacuazione di più persone dai vari piani degli edifici anche in breve tempo ma soprattutto, dove era impossibile l’utilizzo delle scale ordinarie.
Tale attrezzatura di soccorso, si trova tutt’ora custodita in esposizione presso il museo storico del Comando VV.F. di Savona, ed è stata utilizzata, in modo particolare durante i conflitti bellici che si sono succeduti, risultando infatti molto utile per l’evacuazione delle persone dagli edifici quando le scale risultavano non più praticabili.
L’ultima volta che i pompieri savonesi la utilizzarono, fu in occasione degli attentati di stampo terroristico con l’uso di esplosivo, che interessarono la città di Savona, tra il 1974 e il ‘75, in quel periodo dove l’Italia tutta, viveva già da tempo la “strategia della tensione” e dei quali le indagini per l’addebito delle responsabilità, oscillarono tra la pista “rossa” e la pista “nera” per molto tempo senza mai, ad onor del vero, giungere ad una fonte mandataria certa.
Quel che fu certo, era colpire una città “particolare” in quanto, Savona fu insignita con la Medaglia d’Oro per la Resistenza.
Infatti, come ho potuto rilevare dagli atti d’archivio, il tardo pomeriggio di una giornata uggiosa, il 20 Novembre 1974, una bomba viene collocata e fatta esplodere nel portone di uno stabile in città.
La potenza di questa esplosione, fa da subito pensare a qualcosa di importante, lo scoppio causò la morte di una persona ed il ferimento di altre.
Sotto una leggera pioggia decine di persone seguono il lavoro dei pompieri impegnati, al piano terra a puntellare strutture danneggiate della scala, ed ai piani alti dell’edificio per soccorrere le persone bloccate dall’impraticabilità della scala.
Per queste ultime venne usato l’ormai divenuto famoso “Sacco Queirazza” un attrezzo semplice e originale, inventato dal Comandante Queirazza appunto.
Un semplice sacco con una barra di legno e due funi ai lati manovrate da due pompieri che avvicinandosi o allargandosi, facevano scendere le persone da soccorrere come in un ascensore. Ed in questa occasione questa fu l’ultima volta che venne usato.
All’epoca ero un adolescente, ed i ricordi sono quelli delle ronde notturne insieme ai più maturi, organizzate dalla popolazione per salvaguardare la città e l’incolumità della persone e, da li a poco, ottenuta la possibilità a domanda nell’anno 1978, di svolgere il servizio militare come ausiliario nei VV.F., ho trovato presso la caserma di Savona, ancora in caricamento del “carro teli”, il sacco Queirazza, ricordo altresì il suo utilizzo in addestramento “goliardico” al castello di manovra durante il servizio di leva.
Un sentito ringraziamento all’amico ed ex collega Arch. Sergio Scarcella, per avere permesso con la sua caparbietà ed encomiabile passione, avendone curato la conservazione per tanti anni e continuando a farlo, insieme a numerosi documenti e materiali, permettendo così di poter tramandare alle generazioni future di conoscere il cammino della storia e del notevole progresso fatto nel campo pompieristico.
Il sacco di salvataggio, attrezzatura di soccorso, estremamente pratica, consisteva in un vero e proprio sacco dove le persone venivano proprio infilate dentro di esso, questo anche per evitare che avessero paura del vuoto, tale sacco che veniva dapprima fissato o ad un balcone o ad una finestra, aveva degli anelli laterali dentro ai quali passavano delle funi, queste funi trattenute a terra dal personale che, se si avvicinava il sacco scendeva e se si allontanava il sacco frenava.
Questo permetteva l’evacuazione di più persone dai vari piani degli edifici anche in breve tempo ma soprattutto, dove era impossibile l’utilizzo delle scale ordinarie.
Tale attrezzatura di soccorso, si trova tutt’ora custodita in esposizione presso il museo storico del Comando VV.F. di Savona, ed è stata utilizzata, in modo particolare durante i conflitti bellici che si sono succeduti, risultando infatti molto utile per l’evacuazione delle persone dagli edifici quando le scale risultavano non più praticabili.
L’ultima volta che i pompieri savonesi la utilizzarono, fu in occasione degli attentati di stampo terroristico con l’uso di esplosivo, che interessarono la città di Savona, tra il 1974 e il ‘75, in quel periodo dove l’Italia tutta, viveva già da tempo la “strategia della tensione” e dei quali le indagini per l’addebito delle responsabilità, oscillarono tra la pista “rossa” e la pista “nera” per molto tempo senza mai, ad onor del vero, giungere ad una fonte mandataria certa.
Quel che fu certo, era colpire una città “particolare” in quanto, Savona fu insignita con la Medaglia d’Oro per la Resistenza.
Infatti, come ho potuto rilevare dagli atti d’archivio, il tardo pomeriggio di una giornata uggiosa, il 20 Novembre 1974, una bomba viene collocata e fatta esplodere nel portone di uno stabile in città.
La potenza di questa esplosione, fa da subito pensare a qualcosa di importante, lo scoppio causò la morte di una persona ed il ferimento di altre.
Sotto una leggera pioggia decine di persone seguono il lavoro dei pompieri impegnati, al piano terra a puntellare strutture danneggiate della scala, ed ai piani alti dell’edificio per soccorrere le persone bloccate dall’impraticabilità della scala.
Per queste ultime venne usato l’ormai divenuto famoso “Sacco Queirazza” un attrezzo semplice e originale, inventato dal Comandante Queirazza appunto.
Un semplice sacco con una barra di legno e due funi ai lati manovrate da due pompieri che avvicinandosi o allargandosi, facevano scendere le persone da soccorrere come in un ascensore. Ed in questa occasione questa fu l’ultima volta che venne usato.
All’epoca ero un adolescente, ed i ricordi sono quelli delle ronde notturne insieme ai più maturi, organizzate dalla popolazione per salvaguardare la città e l’incolumità della persone e, da li a poco, ottenuta la possibilità a domanda nell’anno 1978, di svolgere il servizio militare come ausiliario nei VV.F., ho trovato presso la caserma di Savona, ancora in caricamento del “carro teli”, il sacco Queirazza, ricordo altresì il suo utilizzo in addestramento “goliardico” al castello di manovra durante il servizio di leva.
Un sentito ringraziamento all’amico ed ex collega Arch. Sergio Scarcella, per avere permesso con la sua caparbietà ed encomiabile passione, avendone curato la conservazione per tanti anni e continuando a farlo, insieme a numerosi documenti e materiali, permettendo così di poter tramandare alle generazioni future di conoscere il cammino della storia e del notevole progresso fatto nel campo pompieristico.



