L’Ing. Pietro Lana. L'innovatore e il primo Comandante dei Civici Pompieri di Torino
di Michele Sforza
Pietro Giacomo Lana rappresenta la figura cardine attorno a cui si è plasmato il moderno servizio antincendio della città di Torino e, idealmente, dell'intera nazione. Nato a Varallo Sesia nel 1784 e laureatosi in Ingegneria all’Università di Torino nel 1805, Lana fu un uomo di straordinario rigore scientifico, dotato di un intuito meccanico brillante e di una visione profondamente moderna della sicurezza pubblica. Dopo un’importante esperienza giovanile come Ispettore de’ pesi e misure nel Regno Lombardo-Veneto e l'invenzione di una celebre e precisissima stadera premiata con medaglia d'argento dall'Accademia delle Scienze di Torino, venne chiamato nel 1816 a dirigere le trombe per l’estinzione del fuoco del capoluogo sabaudo, diventando in seguito il primo Capitano Comandante della Compagnia Operaj Guardie a Fuoco. Alla sua figura e al suo fondamentale contributo storico ed editoriale è stato dedicato un apposito Quaderno di Storia Pompieristica, il QSP n. 22 (Aprile 2021), interamente consultabile e reperibile alla pagina Quaderni di Storia Pompieristica.
La visione di Lana fu radicale, coraggiosa e nettamente anticipatrice dei tempi. Già nel 1815, quando la difesa dagli incendi a Torino era ancora affidata a interventi frammentati, estemporanei o subordinati alla rigida organizzazione militare, sostenne la necessità di superare una volta per tutte l'era dei soccorsi improvvisati e del mero volontariato non coordinato. Fu il primo a teorizzare e strutturare la nascita di una figura professionale specificamente dedicata all'antincendio: gli "Artisti delle Pompe". Lana comprese con decenni di anticipo che la vera chiave per la salvaguardia della vita umana e dei beni non risiedeva nell'aumento sconsiderato e numerico degli uomini accorsi sul posto, bensì nella loro elevata qualificazione tecnica, nell'addestramento teorico e pratico costante, nella centralizzazione dei mezzi di soccorso e nella gestione rigorosa e preventiva delle risorse idriche cittadine.
Oltre a riorganizzare da cima a fondo la catena di comando e la logistica dei soccorsi, Lana fu un inventore eccezionalmente prolifico nel campo della meccanica applicata alle emergenze. Tra le sue realizzazioni più celebri si annoverano la "tromba corriera", una pompa di dimensioni ridotte estremamente rapida e maneggevole nel traffico urbano dell'epoca, i tubi a rivestimento multiplo capaci di resistere a pressioni elevate, la lancia collettrice ideata per unire la spinta di più pompe contemporaneamente, i primi rudimentali apparecchi di protezione delle vie respiratorie per operare in ambienti saturi di fumo e persino il visionario progetto di una grande scala aerea a sviluppo automatico. Autore nel 1842 dell'Istruzione per le Guardie-Fuoco, un trattato didattico e scientifico pionieristico che ha formato intere generazioni di soccorritori, Pietro Giacomo Lana si annovera a pieno titolo tra i padri fondatori e i più luminosi "Costruttori di Memoria" del pompierismo italiano.
L'evoluzione del servizio antincendio a Torino tra il XVIII e il XIX secolo
Il percorso che condusse alla nascita del corpo moderno non deve essere considerato un evento isolato iniziato nel 1824 con l’istituzione formale della «Compagnia Operaj Guardie a Fuoco per la Città di Torino», ma piuttosto la naturale continuità di un lungo e complesso processo organizzativo. L’esperienza torinese, infatti, fece da apripista e da modello antesignano per le organizzazioni antincendio che si sarebbero sviluppate nei primi decenni del XIX secolo nelle principali città italiane, in un contesto epocale attraversato dai profondi stravolgimenti sociali, politici e istituzionali legati alla Rivoluzione francese e all'era napoleonica.
Una decisiva e prima vera svolta ai frammentati provvedimenti adottati in precedenza si concretizzò a Torino il 20 aprile 1786, quando il re Vittorio Amedeo stabilì tramite un dettagliato Regio Regolamento in quindici paragrafi le modalità di intervento, la disciplina del personale e l'impiego delle pompe destinate all'estinzione. Il documento regolamentava minuziosamente anche il sistema di allarme cittadino: per gli incendi di lieve entità le campane del quartiere e quelle della chiesa di Santo Spirito suonavano a rintocchi regolari, mentre di fronte ai roghi più gravi il suono diventava continuo e ininterrotto. A quel segnale convenuto, i tamburini dei Corpi di Guardia rullavano la Generala o il Rapel, determinando la partenza immediata di centocinquanta soldati disarmati presi dal Corpo di Truppa senz'armi. Questi uomini, accuratamente selezionati in base alle loro precedenti esperienze lavorative nel settore dell'edilizia, della carpenteria e della falegnameria, avevano il compito di manovrare le pompe posizionate presso le quattro porte storiche di accesso alla città, ossia Porta Nuova, Porta Po, Porta Susina e Porta Palatina, coadiuvati dalla pompa del Palazzo di Città e da piccole siringhe portatili per gli interventi dall'interno degli edifici.
Mentre una seconda squadra di centocinquanta soldati rimaneva di riserva nella caserma generale pronta a dare rinforzo nei casi più disperati, un picchetto di sessanta militari armati cinturava completamente l'area dell'incendio per bloccare l'accesso ai curiosi, prevenire odiosi episodi di sciacallaggio e sorvegliare l'accatastamento dei mobili tratti in salvo. All'allarme rispondevano obbligatoriamente anche i brentatori della storica compagnia cittadina, insieme a squadre di muratori e falegnami precettati, tutti equipaggiati con elmi protettivi e divise di riconoscimento. Le operazioni di spegnimento e di demolizione tattica delle travi per contenere le fiamme erano dirette sul campo da un architetto e da due capimastri di comprovata perizia, coadiuvati da ufficiali dell'Artiglieria, mentre dal casotto idraulico di Porta Susina un addetto manovrava le paratie per convogliare l'acqua dai canali principali direttamente nelle bealere adiacenti al rogo. Questo assetto, arricchito nel 1790 dalle prime innovative scale autoportanti con puntelli e dalla nuova pompa costruita dal macchinista Mattej, rappresentò la spina dorsale dei soccorsi torinesi fino all'arrivo delle truppe francesi.
L'occupazione napoleonica del 1798 portò alla soppressione del vecchio Corpo di Truppa senz’armi e all'istituzione della Compagnia Pompisti. Sebbene la documentazione diretta su questa formazione sia incerta, essa si ispirava chiaramente al modello operativo parigino e fiorentino, fondato su un manipolo di uomini guidato da un Capitano e un Tenente, con esercitazioni domenicali obbligatorie e un picchetto di guardia permanente h24. Fu proprio durante l'amministrazione francese che si attuò l'abbattimento delle antiche mura e dei bastioni storici di Torino; la conseguente scomparsa delle porte cittadine impose la decisione strategica di spostare tutte le pompe antincendio e le attrezzature all'interno del Palazzo di Città, destinato a rimanere la sede centrale dei pompieri per oltre ottant'anni.
Con la caduta di Napoleone e la Restaurazione sabauda del 1814, il governatore cittadino Thaon de Revel ripristinò ufficialmente il Regolamento del 1786, introducendovi ritocchi operativi come l'obbligo di un picchetto fisso di artigiani e nominando nel 1816 l'ingegner Pietro Lana alla Direzione delle Pompe. In quell'anno la mappa dei soccorsi contava ventisette macchine idrauliche distribuite capillarmente tra le sedi comunali, i teatri cittadini, la Cittadella, il Regio Arsenale e le prestigiose residenze reali di Stupinigi, Moncalieri e Venaria.
La riforma illuminata di Lana e la nascita della Compagnia del 1824
Già a partire dal 1815, attraverso un celebre e articolato memoriale indirizzato al Comune, Pietro Lana aveva espresso una visione critica verso le intenzioni dell'amministrazione civica, la quale desiderava limitarsi a un semplice e generico aumento numerico delle guardie. Lana batté con forza sul principio che la quantità senza competenza fosse del tutto inutile, proponendo invece l'assunzione di un numero ridotto di uomini ma altamente specializzati nell'arte dell'estinzione e nella manutenzione delle trombe idrauliche. Nacque così il concetto degli "Artisti delle Pompe": operai retribuiti con un ingaggio annuo, provvisti di una divisa decorosa e funzionale simile a quella militare, tenuti a radunarsi ogni domenica per le esercitazioni pratiche nell'arsenale comunale e a eseguire verifiche quindicinali su tutti i macchinari.
Lana affrontò con lucido senso pratico anche il problema cruciale dell'acqua. Mappò l'intricata rete dei canali cittadini imponendo manovre di deviazione rapida dei flussi, pretese che i proprietari di immobili mantenessero sempre pronti e colmi d'acqua grandi tini per contrastare il rischio delle gelate invernali o la secca estiva, e insistette fermamente per concentrare tutte le pompe comunali in un unico deposito centrale per velocizzare i tempi di uscita.
Le idee e i progetti di Lana trovarono finalmente il coronamento istituzionale il 27 aprile 1824, quando re Carlo Felice emanò le Regie Patenti che imposero la costituzione di corpi antincendio specializzati in tutti i comuni del Regno Sabaudo. Pochi mesi dopo, il 22 ottobre 1824, il sovrano approvò il Piano di Organizzazione della Compagnia Operaj Guardie a Fuoco per la Città di Torino. Il comando della nuova struttura venne affidato proprio al Capitano Pietro Lana, alla guida di un organico composto da un Tenente, due Sergenti, otto Caporali, trenta Operai guardie e un Trombetta. I criteri di selezione stabiliti dal regolamento erano straordinariamente rigidi e d'avanguardia: oltre alla robusta costituzione fisica, all'integrità morale e a una statura minima di circa un metro e sessanta, gli aspiranti dovevano aver completato il loro apprendistato in mestieri artigianali indispensabili come il muratore, il lattoniere, il falegname, il fonditore, il ferraio e il carrozziere. Inoltre, fatto eccezionale in un'epoca segnata da un elevatissimo tasso di analfabetismo, si richiedeva tassativamente che ogni guardia sapesse leggere e scrivere.
L'operatività del nuovo corpo si dimostrò subito intensa, stimolata anche dalla rapida crescita industriale e urbanistica della capitale sabauda. Dal marzo 1826 venne introdotta l'obbligatorietà della redazione di un verbale tecnico al termine di ogni intervento; la prima relazione ufficiale conservata negli archivi risale al 2 aprile 1826, quando le guardie estinsero un pericoloso incendio di camino in casa del Sig. Henry in Contrada San Tommaso sotto la guida diretta del Furiere e Capitano Lana. Gli interventi passarono rapidamente dai ventitré del 1826 ai cinquantaquattro del 1827, fino a raggiungere i centodiciassette nel 1828. Non mancavano enormi difficoltà quotidiane, legate soprattutto alla fatica estenuante di trainare a braccia le pesanti trombe idrauliche lungo le vie della città e alla diffidenza di parte della popolazione. Molti cittadini, infatti, temevano l'arrivo dei pompieri a causa dell'ingente multa di cinquanta lire comminata dal comune a chi subiva un incendio, spingendo le famiglie meno abbienti a ricorrere alle attestazioni di povertà redatte dai parroci locali per chiedere alle autorità la riduzione o il condono della sanzione.
L'«Istruzione» del 1842 e il lascito scientifico di Pietro Lana
Nel 1842, accogliendo il pressante invito della Reale Accademia delle Scienze di Torino che desiderava formalizzare e preservare il suo vasto patrimonio di conoscenze, Pietro Lana diede alle stampe il suo capolavoro editoriale: l'Istruzione per le Guardie-Fuoco. In un'epoca quasi del tutto priva di pubblicazioni tecniche e manuali operativi dedicati alla protezione civile, il volume rappresentò una pietra miliare assoluta per la formazione teorica e pratica dei soccorritori.
L'opera offriva una descrizione minuziosa della meccanica delle trombe idrauliche, delle tecniche di costruzione e riparazione dei condotti e delle scale, indicando con precisione matematica le manovre tattiche da eseguire sul campo a seconda della natura dei combustibili e dell'edificio interessato. Nelle sue premesse, Lana ribadiva con profonda convinzione etica che i disastri provocati dal fuoco potevano essere domati unicamente da pochi uomini ben istruiti, disciplinati ed esercitati nell'uso delle macchine, trasformando la casualità del soccorso in una vera e propria scienza della sicurezza.
Le preziose stampe illustrate allegate al manuale restituivano un'immagine fedele e affascinante degli interventi dell'epoca, mostrando in un'unica grande scena le invenzioni del Lana messe all'opera: dalle squadre intenti a manovrare le pompe a braccia e i brentatori al lavoro, fino al Posto di Comando coordinato dal Capitano Lana insieme agli ufficiali e ai sindaci civici, pronti a trasmettere gli ordini tattici a tutta la squadra attraverso i diversi squilli del “Trombetta”.
L'opera e la vita dell'ingegner Pietro Giacomo Lana – approfondite nel già citato QSP n. 22 (Aprile 2021) liberamente accessibile tra i Quaderni di Storia Pompieristica – testimoniano la grandezza di un uomo d'azione e di scienza che, con un secolo di anticipo sulle riforme del Novecento, pose le basi tecniche, etiche e organizzative del moderno servizio di soccorso antincendio, anticipando la visione unitaria che avrebbe poi dato vita al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
La visione di Lana fu radicale, coraggiosa e nettamente anticipatrice dei tempi. Già nel 1815, quando la difesa dagli incendi a Torino era ancora affidata a interventi frammentati, estemporanei o subordinati alla rigida organizzazione militare, sostenne la necessità di superare una volta per tutte l'era dei soccorsi improvvisati e del mero volontariato non coordinato. Fu il primo a teorizzare e strutturare la nascita di una figura professionale specificamente dedicata all'antincendio: gli "Artisti delle Pompe". Lana comprese con decenni di anticipo che la vera chiave per la salvaguardia della vita umana e dei beni non risiedeva nell'aumento sconsiderato e numerico degli uomini accorsi sul posto, bensì nella loro elevata qualificazione tecnica, nell'addestramento teorico e pratico costante, nella centralizzazione dei mezzi di soccorso e nella gestione rigorosa e preventiva delle risorse idriche cittadine.
Oltre a riorganizzare da cima a fondo la catena di comando e la logistica dei soccorsi, Lana fu un inventore eccezionalmente prolifico nel campo della meccanica applicata alle emergenze. Tra le sue realizzazioni più celebri si annoverano la "tromba corriera", una pompa di dimensioni ridotte estremamente rapida e maneggevole nel traffico urbano dell'epoca, i tubi a rivestimento multiplo capaci di resistere a pressioni elevate, la lancia collettrice ideata per unire la spinta di più pompe contemporaneamente, i primi rudimentali apparecchi di protezione delle vie respiratorie per operare in ambienti saturi di fumo e persino il visionario progetto di una grande scala aerea a sviluppo automatico. Autore nel 1842 dell'Istruzione per le Guardie-Fuoco, un trattato didattico e scientifico pionieristico che ha formato intere generazioni di soccorritori, Pietro Giacomo Lana si annovera a pieno titolo tra i padri fondatori e i più luminosi "Costruttori di Memoria" del pompierismo italiano.
L'evoluzione del servizio antincendio a Torino tra il XVIII e il XIX secolo
Il percorso che condusse alla nascita del corpo moderno non deve essere considerato un evento isolato iniziato nel 1824 con l’istituzione formale della «Compagnia Operaj Guardie a Fuoco per la Città di Torino», ma piuttosto la naturale continuità di un lungo e complesso processo organizzativo. L’esperienza torinese, infatti, fece da apripista e da modello antesignano per le organizzazioni antincendio che si sarebbero sviluppate nei primi decenni del XIX secolo nelle principali città italiane, in un contesto epocale attraversato dai profondi stravolgimenti sociali, politici e istituzionali legati alla Rivoluzione francese e all'era napoleonica.
Una decisiva e prima vera svolta ai frammentati provvedimenti adottati in precedenza si concretizzò a Torino il 20 aprile 1786, quando il re Vittorio Amedeo stabilì tramite un dettagliato Regio Regolamento in quindici paragrafi le modalità di intervento, la disciplina del personale e l'impiego delle pompe destinate all'estinzione. Il documento regolamentava minuziosamente anche il sistema di allarme cittadino: per gli incendi di lieve entità le campane del quartiere e quelle della chiesa di Santo Spirito suonavano a rintocchi regolari, mentre di fronte ai roghi più gravi il suono diventava continuo e ininterrotto. A quel segnale convenuto, i tamburini dei Corpi di Guardia rullavano la Generala o il Rapel, determinando la partenza immediata di centocinquanta soldati disarmati presi dal Corpo di Truppa senz'armi. Questi uomini, accuratamente selezionati in base alle loro precedenti esperienze lavorative nel settore dell'edilizia, della carpenteria e della falegnameria, avevano il compito di manovrare le pompe posizionate presso le quattro porte storiche di accesso alla città, ossia Porta Nuova, Porta Po, Porta Susina e Porta Palatina, coadiuvati dalla pompa del Palazzo di Città e da piccole siringhe portatili per gli interventi dall'interno degli edifici.
Mentre una seconda squadra di centocinquanta soldati rimaneva di riserva nella caserma generale pronta a dare rinforzo nei casi più disperati, un picchetto di sessanta militari armati cinturava completamente l'area dell'incendio per bloccare l'accesso ai curiosi, prevenire odiosi episodi di sciacallaggio e sorvegliare l'accatastamento dei mobili tratti in salvo. All'allarme rispondevano obbligatoriamente anche i brentatori della storica compagnia cittadina, insieme a squadre di muratori e falegnami precettati, tutti equipaggiati con elmi protettivi e divise di riconoscimento. Le operazioni di spegnimento e di demolizione tattica delle travi per contenere le fiamme erano dirette sul campo da un architetto e da due capimastri di comprovata perizia, coadiuvati da ufficiali dell'Artiglieria, mentre dal casotto idraulico di Porta Susina un addetto manovrava le paratie per convogliare l'acqua dai canali principali direttamente nelle bealere adiacenti al rogo. Questo assetto, arricchito nel 1790 dalle prime innovative scale autoportanti con puntelli e dalla nuova pompa costruita dal macchinista Mattej, rappresentò la spina dorsale dei soccorsi torinesi fino all'arrivo delle truppe francesi.
L'occupazione napoleonica del 1798 portò alla soppressione del vecchio Corpo di Truppa senz’armi e all'istituzione della Compagnia Pompisti. Sebbene la documentazione diretta su questa formazione sia incerta, essa si ispirava chiaramente al modello operativo parigino e fiorentino, fondato su un manipolo di uomini guidato da un Capitano e un Tenente, con esercitazioni domenicali obbligatorie e un picchetto di guardia permanente h24. Fu proprio durante l'amministrazione francese che si attuò l'abbattimento delle antiche mura e dei bastioni storici di Torino; la conseguente scomparsa delle porte cittadine impose la decisione strategica di spostare tutte le pompe antincendio e le attrezzature all'interno del Palazzo di Città, destinato a rimanere la sede centrale dei pompieri per oltre ottant'anni.
Con la caduta di Napoleone e la Restaurazione sabauda del 1814, il governatore cittadino Thaon de Revel ripristinò ufficialmente il Regolamento del 1786, introducendovi ritocchi operativi come l'obbligo di un picchetto fisso di artigiani e nominando nel 1816 l'ingegner Pietro Lana alla Direzione delle Pompe. In quell'anno la mappa dei soccorsi contava ventisette macchine idrauliche distribuite capillarmente tra le sedi comunali, i teatri cittadini, la Cittadella, il Regio Arsenale e le prestigiose residenze reali di Stupinigi, Moncalieri e Venaria.
La riforma illuminata di Lana e la nascita della Compagnia del 1824
Già a partire dal 1815, attraverso un celebre e articolato memoriale indirizzato al Comune, Pietro Lana aveva espresso una visione critica verso le intenzioni dell'amministrazione civica, la quale desiderava limitarsi a un semplice e generico aumento numerico delle guardie. Lana batté con forza sul principio che la quantità senza competenza fosse del tutto inutile, proponendo invece l'assunzione di un numero ridotto di uomini ma altamente specializzati nell'arte dell'estinzione e nella manutenzione delle trombe idrauliche. Nacque così il concetto degli "Artisti delle Pompe": operai retribuiti con un ingaggio annuo, provvisti di una divisa decorosa e funzionale simile a quella militare, tenuti a radunarsi ogni domenica per le esercitazioni pratiche nell'arsenale comunale e a eseguire verifiche quindicinali su tutti i macchinari.
Lana affrontò con lucido senso pratico anche il problema cruciale dell'acqua. Mappò l'intricata rete dei canali cittadini imponendo manovre di deviazione rapida dei flussi, pretese che i proprietari di immobili mantenessero sempre pronti e colmi d'acqua grandi tini per contrastare il rischio delle gelate invernali o la secca estiva, e insistette fermamente per concentrare tutte le pompe comunali in un unico deposito centrale per velocizzare i tempi di uscita.
Le idee e i progetti di Lana trovarono finalmente il coronamento istituzionale il 27 aprile 1824, quando re Carlo Felice emanò le Regie Patenti che imposero la costituzione di corpi antincendio specializzati in tutti i comuni del Regno Sabaudo. Pochi mesi dopo, il 22 ottobre 1824, il sovrano approvò il Piano di Organizzazione della Compagnia Operaj Guardie a Fuoco per la Città di Torino. Il comando della nuova struttura venne affidato proprio al Capitano Pietro Lana, alla guida di un organico composto da un Tenente, due Sergenti, otto Caporali, trenta Operai guardie e un Trombetta. I criteri di selezione stabiliti dal regolamento erano straordinariamente rigidi e d'avanguardia: oltre alla robusta costituzione fisica, all'integrità morale e a una statura minima di circa un metro e sessanta, gli aspiranti dovevano aver completato il loro apprendistato in mestieri artigianali indispensabili come il muratore, il lattoniere, il falegname, il fonditore, il ferraio e il carrozziere. Inoltre, fatto eccezionale in un'epoca segnata da un elevatissimo tasso di analfabetismo, si richiedeva tassativamente che ogni guardia sapesse leggere e scrivere.
L'operatività del nuovo corpo si dimostrò subito intensa, stimolata anche dalla rapida crescita industriale e urbanistica della capitale sabauda. Dal marzo 1826 venne introdotta l'obbligatorietà della redazione di un verbale tecnico al termine di ogni intervento; la prima relazione ufficiale conservata negli archivi risale al 2 aprile 1826, quando le guardie estinsero un pericoloso incendio di camino in casa del Sig. Henry in Contrada San Tommaso sotto la guida diretta del Furiere e Capitano Lana. Gli interventi passarono rapidamente dai ventitré del 1826 ai cinquantaquattro del 1827, fino a raggiungere i centodiciassette nel 1828. Non mancavano enormi difficoltà quotidiane, legate soprattutto alla fatica estenuante di trainare a braccia le pesanti trombe idrauliche lungo le vie della città e alla diffidenza di parte della popolazione. Molti cittadini, infatti, temevano l'arrivo dei pompieri a causa dell'ingente multa di cinquanta lire comminata dal comune a chi subiva un incendio, spingendo le famiglie meno abbienti a ricorrere alle attestazioni di povertà redatte dai parroci locali per chiedere alle autorità la riduzione o il condono della sanzione.
L'«Istruzione» del 1842 e il lascito scientifico di Pietro Lana
Nel 1842, accogliendo il pressante invito della Reale Accademia delle Scienze di Torino che desiderava formalizzare e preservare il suo vasto patrimonio di conoscenze, Pietro Lana diede alle stampe il suo capolavoro editoriale: l'Istruzione per le Guardie-Fuoco. In un'epoca quasi del tutto priva di pubblicazioni tecniche e manuali operativi dedicati alla protezione civile, il volume rappresentò una pietra miliare assoluta per la formazione teorica e pratica dei soccorritori.
L'opera offriva una descrizione minuziosa della meccanica delle trombe idrauliche, delle tecniche di costruzione e riparazione dei condotti e delle scale, indicando con precisione matematica le manovre tattiche da eseguire sul campo a seconda della natura dei combustibili e dell'edificio interessato. Nelle sue premesse, Lana ribadiva con profonda convinzione etica che i disastri provocati dal fuoco potevano essere domati unicamente da pochi uomini ben istruiti, disciplinati ed esercitati nell'uso delle macchine, trasformando la casualità del soccorso in una vera e propria scienza della sicurezza.
Le preziose stampe illustrate allegate al manuale restituivano un'immagine fedele e affascinante degli interventi dell'epoca, mostrando in un'unica grande scena le invenzioni del Lana messe all'opera: dalle squadre intenti a manovrare le pompe a braccia e i brentatori al lavoro, fino al Posto di Comando coordinato dal Capitano Lana insieme agli ufficiali e ai sindaci civici, pronti a trasmettere gli ordini tattici a tutta la squadra attraverso i diversi squilli del “Trombetta”.
L'opera e la vita dell'ingegner Pietro Giacomo Lana – approfondite nel già citato QSP n. 22 (Aprile 2021) liberamente accessibile tra i Quaderni di Storia Pompieristica – testimoniano la grandezza di un uomo d'azione e di scienza che, con un secolo di anticipo sulle riforme del Novecento, pose le basi tecniche, etiche e organizzative del moderno servizio di soccorso antincendio, anticipando la visione unitaria che avrebbe poi dato vita al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco














