Il ventiquattrenne Domenico Scrigna posa nel giorno della sua assunzione come aspirante pompiere. Uno sguardo fermo e fiero, ignaro che la sua vera arma di soccorso e testimonianza sarebbe diventata, di lì a pochi anni, l'inseparabile macchina fotografica
Domenico Scrigna nel 1945: uno sguardo segnato dalla guerra e dalla lotta per la libertà. I simboli fascisti sul bavero celano l'impegno clandestino nella Resistenza, segnando il passaggio dalla fiducia giovanile della prima foto alla consapevolezza dell'uomo che ha vissuto la Storia.
Domenico Scrigna (con il cappello) posa con i Marescialli Rubino, Franchino, Zucchino e Alice per la "Gazzetta del Popolo". È l'ultimo scatto ufficiale in divisa prima del congedo. Un omaggio collettivo a un uomo che ha saputo trasformare il soccorso pubblico in un’opera di documentazione storica senza precedenti.
Lontano dalle emergenze della cronaca, l'obiettivo di Scrigna immortala l'intima serenità di una famiglia torinese negli anni '40. La straordinaria nitidezza dei ricami e della carta da parati è il frutto della perizia tecnica dell'autore, che scelse di imprimere la luce su una lastra di vetro: un supporto fragile ma eterno, capace di custodire la composta dignità di un raro istante di pacata gioia.
Passata la tempesta della guerra, l'obiettivo di Domenico Scrigna si posa sulla crescita della figlia Maddalena. In questo scatto, la giovane circonda con sguardo protettivo un vivace gruppo di bambini. È il ritratto di un'epoca: la foto celebra quella coralità spontanea che definì l'infanzia durante la Ricostruzione, trasformando un balcone cittadino nel simbolo di un'Italia che ricomincia.
Il leggendario Maresciallo Luigi Zucchino posa accanto a un OM Leoncino. Anima delle Officine del Comando, guidò generazioni di vigili-artieri capaci di miracoli meccanici, anticipando le innovazioni industriali. Lo scatto di Scrigna celebra la solidità e il senso del dovere di un Corpo che ha saputo ricostruire il futuro.
Dall'interno di un'auto di servizio, Scrigna scatta una prova per testare la pellicola, trasformando involontariamente il finestrino in un mirino sulla devastazione. L'abitacolo scuro offre un’illusione di protezione dal mondo in frantumi, mentre sul negativo appare graffiato il numero 110: un segno crudo di quanto ogni centimetro di pellicola fosse prezioso. Ma guardate bene dentro lo “zero”: tra le macerie appare una coppia in bicicletta. In quel minuscolo dettaglio, catturato per caso, c’è tutta la forza della vita.
Una foto ricordo dei figli del Comandante Luigi Bigi davanti allo storico ingresso pedonale della Caserma Centrale. Sullo sfondo, i muri si fanno cronaca politica: tra i resti delle elezioni del 1948, convivono il Garibaldi del Fronte Popolare e i manifesti strappati del Movimento Sociale Italiano. Un contrasto stridente che testimonia la tensione ideologica del dopoguerra in un luogo dove era stata attiva una forte brigata partigiana.
A Grazzano Badoglio, poco prima della Liberazione di Torino, Domenico Scrigna dedica l'ultimo scatto del rullino a una famiglia del luogo. Negli abiti consunti ma puliti traspare la dignità di un'Italia contadina che ha resistito alle ristrettezze della guerra. Un momento di serena attesa che precede il ritorno alla normalità e la fine del conflitto.
Un giovane Filippone ritratto in un momento di pausa. Già atleta di punta del Gruppo Sportivo dei Vigili del Fuoco, saprà trasporre la disciplina dello sport nell'impegno civile. Figura carismatica della CGIL, dedicherà la sua vita alla tutela dei colleghi, diventando uno dei padri fondatori del sindacato nel secondo dopoguerra.