Un tubetto di "Olio di Gomito"
di Angelo Re
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Milano, Via Benedetto Marcello n° 30. Sede centrale dei Vigili del Fuoco, ore 15:30. È in servizio il turno "C", riunito come tutti i lunedì in cucina per la pulizia accurata di attrezzature e locali. Ognuno ha un compito: mentre si pulisce, qualcuno racconta barzellette, qualcun altro scherza. Noto che Elio sta pulendo il piano d’acciaio del tavolo in modo molto blando.
— Dai, Elio, mettici un po’ di “olio di gomito”! — dico io. — Ma capo, lo sai che l’abbiamo finito! — risponde Elio prontamente. — Dai, dai... muoviti, che non dobbiamo farci notte. Finiamo di pulire e Gianni mi chiede: — Capo, il prossimo diurno facciamo la pizza? — Sì, va bene, — rispondo — però qui in caserma non abbiamo niente. Dobbiamo comprare tutto. Gaspare, un giovane vigile ausiliario, dice a voce sostenuta: — Capo, io domani posso andare ad acquistare tutto! — Bene, allora scrivi: due chili di farina, uno '0' e l’altro '00'; due cubetti di lievito; mozzarella per pizza, pomodoro e degli affettati. Hai scritto tutto? Gaspare conferma e mi rilegge la lista. Elio interviene: — Capo, manca l’olio! — Sì, è vero, hai ragione. Segna l’olio extravergine e aggiungi anche un tubetto di “olio di gomito”, che l’abbiamo finito. Gaspare, mi raccomando: in tubetto, non in scatola o barattolo! Guarda bene la confezione: deve esserci la figura del Duomo di Milano e la scritta Olio di Gomito Milanese, made in Milan. Non farti fregare, perché tenteranno di venderti quello cinese o coreano... hai capito bene? — Sì! Sì Capo! Quello made in Milan. Il giorno successivo iniziamo il turno alle ore 20:00. Mentre leggo il servizio, sento un continuo mormorio. Alzo gli occhi, vedo i sorrisi sui volti e sento Angelo sussurrare: — Capo, l’hai combinata bella! Faccio finta di nulla e termino la lettura. Alle consegne, i colleghi mi si avvicinano: — Capo, ma hai visto che faccia ha Gaspare? Adesso vedrai che verrà a raccontarti cosa gli è successo oggi pomeriggio. Digli di parlarne a tavola mentre mangiamo, così ti accorgi di cosa hai scatenato. Però, mi raccomando: resta serio! Poco dopo Gaspare mi chiede di parlarmi, ma lo rimando al momento della cena. Alle 20:45 ci sediamo a tavola. Al termine del pasto, Gaspare esordisce con voce adirata: — Capo, adesso posso parlare? — Sì Gaspare... ma è successo qualcosa di grave? — Di più! Il ragazzo è agitato, parla per metà in italiano e per metà nel suo dialetto. Lo invito a calmarsi per farmi capire meglio. — Ok, sono calmo... Ripeto: oggi pomeriggio sono andato a fare la spesa. Sono entrato in un supermercato e ho preso tutto: farina, lievito, eccetera. Poi ho cercato l'“OLIO DI GOMITO”, ma non riuscivo a trovarlo. Allora ho chiamato un commesso. Lui, molto gentile, mi ha accompagnato nella corsia degli oli dicendomi che sicuramente era lì. Abbiamo guardato insieme, ma niente. Allora il commesso ci ha pensato un po' e ha ipotizzato che potesse essere nella corsia dello scatolame. Io gli ho risposto di no, perché il mio Capo mi aveva detto che doveva essere in tubetto! Mi ha assicurato che c’erano tubetti anche lì... Gli ho spiegato come doveva essere la confezione, ma dopo aver guardato ovunque, persino tra le creme per neonati, non abbiamo trovato nulla. Gaspare continua con tono sempre più concitato: — A quel punto il commesso mi ha detto che forse lo vendevano in farmacia. Gli ho risposto che aveva ragione, dopotutto lì vicino ce n’era proprio una! — E ci sei andato? — chiedo io, trattenendo il fiato. — Certo! Ho aspettato il mio turno e quando è toccato a me ho chiesto: "Mi scusi, cercavo un tubetto di olio di gomito milanese". Ho notato che il farmacista mi ha guardato strano, poi mi ha detto di aspettare che chiamava il dottore. Dopo un po' esce il dottore dal retro e, alla stessa domanda, mi guarda in faccia e risponde in una lingua che non capisco: "Che?... El me scusa!... Se l'è dré a cercà?". Avevo capito perfettamente: il farmacista milanese si era accorto dello scherzo e aveva deciso di divertirsi anche lui. Gaspare trafelato continua: — Allora gli ho detto: "Mi scusi, non sono di qua, cosa mi stava dicendo? Io cercavo solo un tubetto di olio di gomito milanese!". E il dottore: "Sì, sì... le stavo dicendo che proprio oggi l’abbiamo esaurito. Sicuramente se va dal ferramenta in fondo alla strada lo trova". Gaspare prosegue ansimando: — Sono andato dal ferramenta e, appena entrato, lui mi ha chiesto: "È lei che sta cercando l’olio di gomito?". "Sì, sono io!". "Mi spiace, ma l’ultimo tubetto l’ho venduto mezz’ora fa". A quel punto stavo perdendo la pazienza e gli ho urlato: "Ma non è possibile che in una città come Milano non si trovi un tubetto d'olio! Cos'è, oro?". Il ferramenta mi ha detto di calmarmi e ha aggiunto: "Guardi, adesso chiamo un mio amico che ha un negozietto in Piazza Duomo, lui ne ha ancora". L'ho sentito parlare al telefono: "Ciao Franco, ne hai ancora di olio di gomito?... Bene, ti mando un cliente". Poi si è rivolto a me: "Mi ha confermato che ne ha ancora due tubetti e l'aspetta. Deve andare in Piazza Duomo al civico 12. Sa dov'è il Duomo?". E io: "Certo, vado subito!". I colleghi a tavola si stavano sganasciando dalle risate. Avevamo capito che il farmacista aveva fatto partire la "catena" di telefonate per avvisare i commercianti vicini. — Quindi sei andato in Piazza Duomo? — chiedo io. — Angelo, non prendermi in giro! Certo che ci sono andato... ma al numero 12 c’è il Museo del Duomo! Furibondo, sono tornato in caserma. I colleghi mi hanno visto alterato e mi hanno spiegato: "Gaspare... non hai capito che era uno scherzo? L’olio di gomito non esiste! È un modo di dire per quando uno deve metterci impegno e forza!". Tutti scoppiammo in una risata liberatoria. Dovetti rincuorarlo: — Dai Gaspare, non prendertela, sai che a noi piace scherzare. Oggi a te, domani a un altro! — Sì, — rispose lui — ma mi avete fatto girare tutta Milano! — Vero, ma così hai visto la città invece di stare chiuso in camera con la Playstation. Proprio in quel momento suona la campana: intervento. Mentre rientriamo, i colleghi continuano a scherzare con Gaspare. Ci fermiamo in un bar per bere qualcosa e lui, sorridendo, ammette: — Devo dire che è stato proprio un bello scherzo. Ma come avete fatto ad avvisare il farmacista così in fretta? |