L'alluvione del Piemonte del 1994
Sul Piemonte dai primi giorni del mese di novembre si stava rovesciando una tale portata di pioggia che arrivò a toccare gli oltre 600 mm; infatti erano 48 ore che pioveva ininterrottamente e i fiumi erano gonfi di acqua all’inverosimile, portando con sé dalle montagne tronchi, detriti, massi di grandi dimensioni.
Le province di Cuneo, Asti e Alessandria in quelle ore stavano vivendo le prime avvisaglie di quella che sarebbe diventata la più grande tragedia idrogeologica del Piemonte.
Il fiume Tanaro crebbe a livelli terribilmente eccezionali, con oltre nove metri di altezza. I paesi attraversati da quell’onda spaventosa: Ceva, Ormea, Alba, Asti, Alessandria, vennero sconvolte dall’evento alluvionale, tanto da subire profonde distruzioni alle infrastrutture e ai propri manufatti civili presenti lungo il corso del fiume. Lo stesso che mutò la sua stessa fisionomia del letto, in ampi tratti sino alla confluenza con il Fiume Po poco oltre Alessandria.
Un fiume che scorreva, anzi correva verso il Po, con una portata di oltre 5000 m3/s (idrometro di Montecastello (AL).
L’evento alluvionale non fu meno irruente nella Provincia torinese, in particolare nel Canavese e nell’Alto Canavese.
Forno Canavese (TO).
Strada Provinciale 42 per Pratiglione, Alto Canavese.
Era poco oltre le 23.00 di sabato 5 novembre 1994.
La popolazione di quelle zone erano tutte ben chiuse in casa; il ricordo dell’alluvione dell’anno precedente (settembre/ottobre 1993) era ancora ben vivo e presente nella mente degli abitanti.
Qualcuno tuttavia era costretto a stare fuori casa per problemi legati sempre alle eccezionali precipitazioni.
Tra questi il sig. Giampiero Gaudi, costretto a percorrere la SP 42 che da Pratiglione porta a Forno Canavese. Mentre a bordo della sua Fiat Uno tornava a casa, a Forno, dalla montagna sovrastante la provinciale, ormai imbibita, fradicia di pioggia, si staccò un’enorme frana che dopo aver lambito una palazzina di tre piani fuori terra, si scarica proprio sulla SP 42 e termina la sua irruente corsa su un edificio industriale che lo distrugge totalmente.
Nella sua corsa trascina con sé la Fiat Uno e la scaraventa sotto le macerie della casa e del capannone industriale.
Quattro metri di macerie, fango, alberi e detriti coprono la vettura.
Si teme il peggio per le sorti del sig. Gaudi. Accorrono gli abitanti del luogo che con le nude mani tentano di spostare qualche masso e qualche tronco. Arrivano tre mezzi di movimento terra del comune. Accorrono i Vigili del Fuoco, gli unici in grado di arrivare alla macchina, facendosi spazio tra tutto quello che la montagna ha scaricato, oltre ai detriti dei manufatti edili.
Ci vogliono ben oltre cinque ore di intenso e rischioso lavoro per giungere alla vettura ed estrarre illeso il malcapitato, finito, per sua grande fortuna in un triangolo di salvezza, creatosi tra il pianale della vettura e i montanti che sorreggevano la capote.
San Raffaele Cimena (TO).
A San Raffaele Cimena si verificò l’incidente più grave e provante dal punto di vista emotivo, fra quelli che ha colpito la provincia di Torino.
In strada Casassa 2, una frana travolse e fece crollare una palazzina di due piani, al cui interno si trovava un’intera famiglia: cinque persone tra le quali due bimbe, una di due anni e l’altra di cinque mesi.
Di quella famiglia si salvò solo la bimba più piccola, protetta dalla mamma dal crollo della casa.
Le squadre dei vigili del fuoco lavorarono per oltre cinque ore, con notevoli rischi per il continuo movimento della collina, che avrebbe potuto causare nuovi smottamenti.
Il momento più emozionante per i soccorritori fu quando si riuscì a stabilire un contatto fisico con la piccola bimba, che nonostante la difficile situazione in cui si trovava – coperta dal corpo della mamma e stretta tra tre tronconi di parte che la sovrastavano – poteva muovere una delle sue manine che agitandosi, mise i soccorritori nella condizione di individuarla molto presto.
Dopo ore di lavoro per liberarla dalla morsa delle macerie, regalò al vigile che la raggiunse un raggiante sorriso, che ridiede vita e calore ai soccorritori, che sino ad allora avevano tristemente estratto i corpi martoriati dei nonni, dell’altra sorellina e della sua mamma.
In conclusione un grazie a tutti i colleghi che da tutt’Italia, da Nord a Sud, vennero in nostro aiuto e in aiuto alla popolazione piemontese.
Le province di Cuneo, Asti e Alessandria in quelle ore stavano vivendo le prime avvisaglie di quella che sarebbe diventata la più grande tragedia idrogeologica del Piemonte.
Il fiume Tanaro crebbe a livelli terribilmente eccezionali, con oltre nove metri di altezza. I paesi attraversati da quell’onda spaventosa: Ceva, Ormea, Alba, Asti, Alessandria, vennero sconvolte dall’evento alluvionale, tanto da subire profonde distruzioni alle infrastrutture e ai propri manufatti civili presenti lungo il corso del fiume. Lo stesso che mutò la sua stessa fisionomia del letto, in ampi tratti sino alla confluenza con il Fiume Po poco oltre Alessandria.
Un fiume che scorreva, anzi correva verso il Po, con una portata di oltre 5000 m3/s (idrometro di Montecastello (AL).
L’evento alluvionale non fu meno irruente nella Provincia torinese, in particolare nel Canavese e nell’Alto Canavese.
Forno Canavese (TO).
Strada Provinciale 42 per Pratiglione, Alto Canavese.
Era poco oltre le 23.00 di sabato 5 novembre 1994.
La popolazione di quelle zone erano tutte ben chiuse in casa; il ricordo dell’alluvione dell’anno precedente (settembre/ottobre 1993) era ancora ben vivo e presente nella mente degli abitanti.
Qualcuno tuttavia era costretto a stare fuori casa per problemi legati sempre alle eccezionali precipitazioni.
Tra questi il sig. Giampiero Gaudi, costretto a percorrere la SP 42 che da Pratiglione porta a Forno Canavese. Mentre a bordo della sua Fiat Uno tornava a casa, a Forno, dalla montagna sovrastante la provinciale, ormai imbibita, fradicia di pioggia, si staccò un’enorme frana che dopo aver lambito una palazzina di tre piani fuori terra, si scarica proprio sulla SP 42 e termina la sua irruente corsa su un edificio industriale che lo distrugge totalmente.
Nella sua corsa trascina con sé la Fiat Uno e la scaraventa sotto le macerie della casa e del capannone industriale.
Quattro metri di macerie, fango, alberi e detriti coprono la vettura.
Si teme il peggio per le sorti del sig. Gaudi. Accorrono gli abitanti del luogo che con le nude mani tentano di spostare qualche masso e qualche tronco. Arrivano tre mezzi di movimento terra del comune. Accorrono i Vigili del Fuoco, gli unici in grado di arrivare alla macchina, facendosi spazio tra tutto quello che la montagna ha scaricato, oltre ai detriti dei manufatti edili.
Ci vogliono ben oltre cinque ore di intenso e rischioso lavoro per giungere alla vettura ed estrarre illeso il malcapitato, finito, per sua grande fortuna in un triangolo di salvezza, creatosi tra il pianale della vettura e i montanti che sorreggevano la capote.
San Raffaele Cimena (TO).
A San Raffaele Cimena si verificò l’incidente più grave e provante dal punto di vista emotivo, fra quelli che ha colpito la provincia di Torino.
In strada Casassa 2, una frana travolse e fece crollare una palazzina di due piani, al cui interno si trovava un’intera famiglia: cinque persone tra le quali due bimbe, una di due anni e l’altra di cinque mesi.
Di quella famiglia si salvò solo la bimba più piccola, protetta dalla mamma dal crollo della casa.
Le squadre dei vigili del fuoco lavorarono per oltre cinque ore, con notevoli rischi per il continuo movimento della collina, che avrebbe potuto causare nuovi smottamenti.
Il momento più emozionante per i soccorritori fu quando si riuscì a stabilire un contatto fisico con la piccola bimba, che nonostante la difficile situazione in cui si trovava – coperta dal corpo della mamma e stretta tra tre tronconi di parte che la sovrastavano – poteva muovere una delle sue manine che agitandosi, mise i soccorritori nella condizione di individuarla molto presto.
Dopo ore di lavoro per liberarla dalla morsa delle macerie, regalò al vigile che la raggiunse un raggiante sorriso, che ridiede vita e calore ai soccorritori, che sino ad allora avevano tristemente estratto i corpi martoriati dei nonni, dell’altra sorellina e della sua mamma.
In conclusione un grazie a tutti i colleghi che da tutt’Italia, da Nord a Sud, vennero in nostro aiuto e in aiuto alla popolazione piemontese.
RELAZIONE SULL’ALLUVIONE DEL NOVEMBRE 1994
Dott. Ing. Natale Inzaghi - Comandante Provinciale VVF Torino
A conclusione dell’emergenza alluvione che ha colpito il territorio della Provincia di Torino da sabato 5 novembre a lunedì 14 novembre ca, si relaziona quanto di seguito:
Eventi
Il territorio della Provincia di Torino, è stato interessato, nella sua interezza, dall’emergenza alluvione.
Sin dalle ore 6,15 del giorno 5 novembre tutti i distaccamenti della provincia hanno ricevuto richieste di interventi tecnico-urgenti ed il Comando Provinciale VV.F. di Torino ha concorso sia nell’ambito del territorio di competenza, sia, autorizzato dall’Ispettorato Piemonte e Valle d’Aosta, al di fuori del territorio provinciale, in particolare nelle province di Cuneo e Asti.
Le prime richieste di interventi riguardavano lo svuotamento di scantinati, e in generale di manufatti ubicati al di sotto dei piani di campagna.
Dalle ore 16,18 invece, al sopraggiungere delle onde di piena dei numerosissimi corsi d’acqua, le richieste sono diventate quasi esclusivamente di soccorso a persone, con massiccio utilizzo di mezzi anfibi e natanti.
Dalla lettura dei grafici allegati, si può facilmente capire quali e quanti siano stati, zona per zona, le richieste, le tipologie di intervento e il numero di soccorsi effettivamente resi alla popolazione.
Nella notte tra il sabato 5 e la domenica 6, le zone colpite dagli eventi alluvionali erano numerose:
Venaria Reale e zone limitrofe
Questa è la zona dove da subito si è manifestato l’evento con una certa gravità, per l’ingrossamento del torrente Ceronda. Il torrente, abbattutosi con furia sull’abitato e sulle zone circostanti, ha causato moltissimi danni ad abitazioni, a strutture industriali e ad infrastrutture.
Il danno maggiore è costituito indubbiamente dal crollo di un’ala di un caseggiato di Viale Carlo Emanuele, perché troppo vicino al torrente che aveva eroso l’argine proprio nel punto dove affondavano le fondamenta dello stabile, tanto da minarne la stabilità. Non si sono avute vittime perché fortunatamente era già stato evacuato, nel primissimo pomeriggio, dei suoi abitanti: cinquanta famiglie residenti.
Altre trenta famiglie residenti in villette di via Stefanat, altra zona isolata dalla piena del Ceronda, sono state evacuate dai nostri mezzi anfibi.
Tutti i ponti sono stati chiusi al transito.
Industrie come la “Icove”, la “Insid”, “Ica Alimentari”, la “Utimac” e molte altre ancora, hanno subito ingentissimi danni sia nelle strutture che nei macchinari, tanto da essere in forse il loro futuro.
Anche il complesso del Parco Regionale de “La Mandria” ha subito danni. Alcuni dei ponti che collegano il parco con il Comune di Venaria sono stati seriamente danneggiati.
Chivasso e zone limitrofe
Alle 16, 15 del sabato 5 novembre, il ponte di Chivasso, sul fiume Po, è definitivamente crollato isolando il comune nella direzione per Torino.
Anche la linea ferroviaria Torino/Milano ha subito notevoli danni in più punti. E’ stato necessario pertanto sopprimere il collegamento ferroviario fra i due capoluoghi.
Sono stati effettuati, nell’abitato di Chivasso, numerosi salvataggi con barche e mezzi anfibi. Quaranta ragazzi della comunità San Benedetto di Torino, sono stati evacuati in zona Molino dei Boschi.
Interruzioni sulla statale Chivasso/Casale all’altezza di Verolengo. In quest’ultimo comune sono state evacuate quindici persone.
A San Raffaele Cimena si è verificato l’incidente più grave fra quelli che ha colpito la provincia di Torino. In strada Casassa 2, una frana ha travolto una palazzina di due piani, e con essa la vita di quattro persone, tutte appartenenti ad una stessa famiglia, tra cui una bimba di circa due anni. Un altra bimba di quattro mesi, protetta dal crollo dal corpo della mamma, è stata estratta viva, dalle nostre squadre dopo cinque ore, con notevoli rischi per il continuo movimento della collina, che avrebbe potuto causare nuovi smottamenti.
Zona di Santena e località viciniori
Anche questo comune ha subito moltissimi danni dall’inondazione provocata dallo straripamento del torrente Banna. Sono stati colpiti molti centri commerciali oltre naturalmente ad abitazioni e scantinati. Si è avuta anche qui una vittima; una anziana signora travolta dal fango.
Centoventi anziani dell’Ospizio Forchino sono stati evacuati.
Zona di Pralormo e Lago della Spina
L’alluvione ha provocato uno smottamento nello sbarramento in terra che forma l’invaso del lago Madonna della Spina. Pertanto è stato necessario provvedere al parziale svuotamento del bacino, affinché diminuisse la spinta sulle pareti dello sbarramento.
A scopo precauzionale sono state evacuate circa trecento delle 624 famiglie abitanti Pralormo, un comune posto a valle del bacino.
Sono state messe in funzione una quindicina di idrovore, capaci di far evacuare dal bacino circa 900 litri al secondo. L’operazione è durata alcuni giorni ed ha consentito di scongiurare l’imminente pericolo di cedimento dello sbarramento.
Zona del Canavese
La presenza in questa zona di numerosi corsi d’acqua e canali irrigui, molto spesso di modeste dimensioni, ha causato inondazioni a vaste zone agricole e centri abitati. Le cascine isolate sono state numerosissime. Anche grossi centri come Caselle, Volpiano, Ciriè, Leinì, San Carlo, San Francesco al Campo, Corio e molti altri ancora sono rimasti isolati parzialmente. Molte case sono state lesionate.
Danni anche alle infrastrutture: la linea ferroviaria Torino/Milano ha subito a Volpiano ulteriori interruzioni.
A Forno Canavese una frana, dopo aver parzialmente demolito una palazzina, ha distrutto una fabbrica dopo aver trascinato nella sua corsa un’autovettura con il suo conducente. Solo dopo cinque ore di intenso e rischioso lavoro è stato possibile estrarre il malcapitato, fortunatamente illeso.
Per alcune ore si è temuto sulla tenuta del lago Pistono a Nord-Est di Ivrea, che per alcune ore ha minacciato l’abitato di Montaldo Dora. Nei pressi di questo comune è stata chiusa la statale per la Valle d’Aosta.
Chiusa per alcune ore anche la statale per il Gran Paradiso.
Molte persone evacuate in Valchiusella, Chiaverano, Cuorgnè, Pavone.
Fin da sabato 5 novembre il Comando Provinciale VV.F. di Torino aveva segnalato al competente Ispettorato Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta la necessità di avere in concorso personale e mezzi di altri Comandi, soprattutto fuori del territorio regionale, visto che l’evento alluvionale stava interessando gran parte del Piemonte. Il concorso di altre Regioni è stato immediato, come si nota dai grafici allegati.
Già dalle ore 8,00 del 5 novembre sono stati allertati tutti i Distaccamenti di Vigili Volontari Discontinui appartenenti al Comando di Torino.
Alle ore 16 circa del 5 novembre, il Comando di Torino chiedeva di far transitare il personale turnista a turni di 24 ore, chiedendone l’autorizzazione all’Ispettorato Interregionale.
Dott. Ing. Natale Inzaghi - Comandante Provinciale VVF Torino
A conclusione dell’emergenza alluvione che ha colpito il territorio della Provincia di Torino da sabato 5 novembre a lunedì 14 novembre ca, si relaziona quanto di seguito:
Eventi
Il territorio della Provincia di Torino, è stato interessato, nella sua interezza, dall’emergenza alluvione.
Sin dalle ore 6,15 del giorno 5 novembre tutti i distaccamenti della provincia hanno ricevuto richieste di interventi tecnico-urgenti ed il Comando Provinciale VV.F. di Torino ha concorso sia nell’ambito del territorio di competenza, sia, autorizzato dall’Ispettorato Piemonte e Valle d’Aosta, al di fuori del territorio provinciale, in particolare nelle province di Cuneo e Asti.
Le prime richieste di interventi riguardavano lo svuotamento di scantinati, e in generale di manufatti ubicati al di sotto dei piani di campagna.
Dalle ore 16,18 invece, al sopraggiungere delle onde di piena dei numerosissimi corsi d’acqua, le richieste sono diventate quasi esclusivamente di soccorso a persone, con massiccio utilizzo di mezzi anfibi e natanti.
Dalla lettura dei grafici allegati, si può facilmente capire quali e quanti siano stati, zona per zona, le richieste, le tipologie di intervento e il numero di soccorsi effettivamente resi alla popolazione.
Nella notte tra il sabato 5 e la domenica 6, le zone colpite dagli eventi alluvionali erano numerose:
Venaria Reale e zone limitrofe
Questa è la zona dove da subito si è manifestato l’evento con una certa gravità, per l’ingrossamento del torrente Ceronda. Il torrente, abbattutosi con furia sull’abitato e sulle zone circostanti, ha causato moltissimi danni ad abitazioni, a strutture industriali e ad infrastrutture.
Il danno maggiore è costituito indubbiamente dal crollo di un’ala di un caseggiato di Viale Carlo Emanuele, perché troppo vicino al torrente che aveva eroso l’argine proprio nel punto dove affondavano le fondamenta dello stabile, tanto da minarne la stabilità. Non si sono avute vittime perché fortunatamente era già stato evacuato, nel primissimo pomeriggio, dei suoi abitanti: cinquanta famiglie residenti.
Altre trenta famiglie residenti in villette di via Stefanat, altra zona isolata dalla piena del Ceronda, sono state evacuate dai nostri mezzi anfibi.
Tutti i ponti sono stati chiusi al transito.
Industrie come la “Icove”, la “Insid”, “Ica Alimentari”, la “Utimac” e molte altre ancora, hanno subito ingentissimi danni sia nelle strutture che nei macchinari, tanto da essere in forse il loro futuro.
Anche il complesso del Parco Regionale de “La Mandria” ha subito danni. Alcuni dei ponti che collegano il parco con il Comune di Venaria sono stati seriamente danneggiati.
Chivasso e zone limitrofe
Alle 16, 15 del sabato 5 novembre, il ponte di Chivasso, sul fiume Po, è definitivamente crollato isolando il comune nella direzione per Torino.
Anche la linea ferroviaria Torino/Milano ha subito notevoli danni in più punti. E’ stato necessario pertanto sopprimere il collegamento ferroviario fra i due capoluoghi.
Sono stati effettuati, nell’abitato di Chivasso, numerosi salvataggi con barche e mezzi anfibi. Quaranta ragazzi della comunità San Benedetto di Torino, sono stati evacuati in zona Molino dei Boschi.
Interruzioni sulla statale Chivasso/Casale all’altezza di Verolengo. In quest’ultimo comune sono state evacuate quindici persone.
A San Raffaele Cimena si è verificato l’incidente più grave fra quelli che ha colpito la provincia di Torino. In strada Casassa 2, una frana ha travolto una palazzina di due piani, e con essa la vita di quattro persone, tutte appartenenti ad una stessa famiglia, tra cui una bimba di circa due anni. Un altra bimba di quattro mesi, protetta dal crollo dal corpo della mamma, è stata estratta viva, dalle nostre squadre dopo cinque ore, con notevoli rischi per il continuo movimento della collina, che avrebbe potuto causare nuovi smottamenti.
Zona di Santena e località viciniori
Anche questo comune ha subito moltissimi danni dall’inondazione provocata dallo straripamento del torrente Banna. Sono stati colpiti molti centri commerciali oltre naturalmente ad abitazioni e scantinati. Si è avuta anche qui una vittima; una anziana signora travolta dal fango.
Centoventi anziani dell’Ospizio Forchino sono stati evacuati.
Zona di Pralormo e Lago della Spina
L’alluvione ha provocato uno smottamento nello sbarramento in terra che forma l’invaso del lago Madonna della Spina. Pertanto è stato necessario provvedere al parziale svuotamento del bacino, affinché diminuisse la spinta sulle pareti dello sbarramento.
A scopo precauzionale sono state evacuate circa trecento delle 624 famiglie abitanti Pralormo, un comune posto a valle del bacino.
Sono state messe in funzione una quindicina di idrovore, capaci di far evacuare dal bacino circa 900 litri al secondo. L’operazione è durata alcuni giorni ed ha consentito di scongiurare l’imminente pericolo di cedimento dello sbarramento.
Zona del Canavese
La presenza in questa zona di numerosi corsi d’acqua e canali irrigui, molto spesso di modeste dimensioni, ha causato inondazioni a vaste zone agricole e centri abitati. Le cascine isolate sono state numerosissime. Anche grossi centri come Caselle, Volpiano, Ciriè, Leinì, San Carlo, San Francesco al Campo, Corio e molti altri ancora sono rimasti isolati parzialmente. Molte case sono state lesionate.
Danni anche alle infrastrutture: la linea ferroviaria Torino/Milano ha subito a Volpiano ulteriori interruzioni.
A Forno Canavese una frana, dopo aver parzialmente demolito una palazzina, ha distrutto una fabbrica dopo aver trascinato nella sua corsa un’autovettura con il suo conducente. Solo dopo cinque ore di intenso e rischioso lavoro è stato possibile estrarre il malcapitato, fortunatamente illeso.
Per alcune ore si è temuto sulla tenuta del lago Pistono a Nord-Est di Ivrea, che per alcune ore ha minacciato l’abitato di Montaldo Dora. Nei pressi di questo comune è stata chiusa la statale per la Valle d’Aosta.
Chiusa per alcune ore anche la statale per il Gran Paradiso.
Molte persone evacuate in Valchiusella, Chiaverano, Cuorgnè, Pavone.
Fin da sabato 5 novembre il Comando Provinciale VV.F. di Torino aveva segnalato al competente Ispettorato Interregionale Piemonte e Valle d’Aosta la necessità di avere in concorso personale e mezzi di altri Comandi, soprattutto fuori del territorio regionale, visto che l’evento alluvionale stava interessando gran parte del Piemonte. Il concorso di altre Regioni è stato immediato, come si nota dai grafici allegati.
Già dalle ore 8,00 del 5 novembre sono stati allertati tutti i Distaccamenti di Vigili Volontari Discontinui appartenenti al Comando di Torino.
Alle ore 16 circa del 5 novembre, il Comando di Torino chiedeva di far transitare il personale turnista a turni di 24 ore, chiedendone l’autorizzazione all’Ispettorato Interregionale.


























