I caduti di Torino.
Le vittime accertate tra il personale del Comando di Torino dal 1875 al 2009 sono ben SESSANTASETTE. Le ricerche ancora in corso che hanno permesso di scoprire i nomi di vigili vittime del dovere e per altre nobili cause, fanno supporre che il numero sia decisamente più alto. Il motivo dell'incertezza è dovuto soprattutto alla confusione che si ingenerò negli anni del secondo conflitto, quando presso il Comando di Torino prestavano servizio circa 4000 vigili, la stragrande maggioranza personale richiamato per lo stato di guerra.
Le ricerche che hanno consentito il ritrovamento di alcune vittime di cui si ignorava la causa, continua tutt'ora.
Le ricerche che hanno consentito il ritrovamento di alcune vittime di cui si ignorava la causa, continua tutt'ora.
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I Caduti del Dovere Il mattino del 28 ottobre 1875 si manifestò un grave incendio nel sotterraneo di una drogheria in Via Milano 14 Torino.
Durante le operazioni di spegnimento avvenne un formidabile scoppio nel sotterraneo dovuto alla nota pericolosa proprietà dei liquidi infiammabili i cui vapori formano con l’aria una miscela detonante che scoppia a contatto della più piccola sorgente di calore. In seguito allo scoppio ed al crollo della volta, morì il Caporale Giovanni Salza e rimasero feriti 16 Pompieri e due cittadini. Vennero assegnate 5 medaglie al Valor Civile e 2 Menzioni Onorevoli. Alla vedova venne consegnata una speciale pensione, frutto di una sottoscrizione cittadina. Durante la consueta esercitazione domenicale, il vigile Pont cadde durante le fasi di montaggio della scala alla "italiana", addestramento finalizzato ad infondere sicurezza e padronanza di movimento nelle attività di soccorso alle persone e nello spegnimento di incendi. Il decesso avvenne alcune ore dopo l'incidente, presso l'ospedale San Giovanni Battista di Torino.
Quel giorno bruciavano le "Officine Savigliano". Il pompiere Agostino Regis, mentre si trovava sul tetto dello stabilimento intento alle operazioni di spegnimento del vasto incendio che aveva interessato l'enorme complesso industriale, accecato dal denso fumo che giungeva dal basso, percorse un lucernario credendo di avere sotto i suoi piedi una lastra di metallo e non vetro. Questo cedette al suo peso, facendolo precipitare per circa 15 metri. Venne trasportato all'Ospedale San Giovanni Battista di Torino, dove purtroppo giunse cadavere.
La sua morte destò nella popolazione torinese un grande dolore, tanto che in 100.000 parteciparono ai suoi funerali. Del vigile Dezzuto non si hanno notizie circa la morte e le circostanze dell'incidente, avvenute tuttavia per cause legate all'evento bellico. Lasciò la moglie e cinque figli.
Del decesso del vigile Morano non si conoscono le cause. Si sa solo che morì in ospedale per motivi legati al soccorso per eventi bellici.
Domenico Morello nacque a Rueglio Canavese il 17 gennaio 1912. In servizio nel Corpo di Aosta venne inviato in rinforzo a Torino. Decedette alle ore 16 del 14 luglio a causa del crollo di un fabbricato in Via Po 51, mentre con la sua squadra era impegnato a soccorrere una vittima.
Non si conoscono appieno le cause. Dai documenti di archivio si tratterebbe di un decesso avvenuto per cause legate ai bombardamenti.
Durante il bombardamento aereo alleato del 4 giugno, un'autopompa dei vigili del fuoco della Caserma Centrale di Porta Palazzo (l'ACM VF 2714 con MP 146), mentre percorreva il corso Regina Margherita in direzione collina, per andare nella zona di Moncalieri, all'imbocco del ponte dell'omonimo corso, sul Fiume Po, un pedone attraversò repentinamente il corso. L'autista dell'autopompa che si recava per un soccorso, per evitarne l'investimento, frenò con vigore l'automezzo. Questo essendo in curva si ribaltò. Due vigili vennero sbalzati fuori, gli altri rimasero incastrati nella cabina. In quel momento sopraggiunse un autocarro della Società Gasche investì il mezzo VF e i vigili sbalzati fuori. Il vigile Scarano morì sul colpo per lo schiacciamento del torace, mentre il vigile Anzola morì poco dopo in ospedale per la frattura della base cranica. Gli altri due vigili rimasero fortunatamente solo feriti.
Durante il bombardamento aereo alleato del 4 giugno, un'autopompa dei vigili del fuoco della Caserma Centrale di Porta Palazzo (l'ACM VF 2714 con MP 146), mentre percorreva il corso Regina Margherita in direzione collina, per andare nella zona di Moncalieri, all'imbocco del ponte dell'omonimo corso, sul Fiume Po, un pedone attraversò repentinamente il corso. L'autista dell'autopompa che si recava per un soccorso, per evitarne l'investimento, frenò con vigore l'automezzo. Questo essendo in curva si ribaltò. Due vigili vennero sbalzati fuori, gli altri rimasero incastrati nella cabina. In quel momento sopraggiunse un autocarro della Società Gasche investì il mezzo VF e i vigili sbalzati fuori. Il vigile Scarano morì sul colpo per lo schiacciamento del torace, mentre il vigile Anzola morì poco dopo in ospedale per la frattura della base cranica. Gli altri due vigili rimasero fortunatamente solo feriti.
Il vigile Quadrigi morì a causa del crollo della sua abitazione, colpita dall'incursione aerea del 24/07/1944, nel tentativo di portare in salvo le sue due bimbe. Purtroppo nel crollo dell'edificio, una trave lo colpì in pieno uccidendolo sul colpo. Tuttavia riuscì a proteggere le sue figlie e a metterle in salvo.
Al rientro da un intervento di recupero di un'autocarro civile precipitato nel canale "Cavour", il maresciallo Ressia era alla guida dell'autovettura dell'ufficiale. A causa dell'asfalto viscido di un cavalcavia e di una brusca frenata per evitare l'impatto con un altro autocarro che proveniva nel senso inverso, l'automezzo VF precipitò nella sottostante scarpata. In maresciallo Ressia morì poco dopo per le ferite interne riportate.
Il 23 marzo, durante le operazioni di spegnimento di un tetto di un edificio di civile abitazione in via Nizza a Torino, senza alcun segno premonitore, cedette una parte del sottotetto dell'edificio, travolgendo tre vigili del fuoco. Due di essi caddero per tre piani, mentre il vigile Vandelli riuscì a fermarsi al piano sottostante. I suoi due compagni riportarono ferite non gravi, mentre Vandelli, seppur apparentemente più fortunato di loro, riportò dei gravi traumi interni. Trasportato d'urgenza in ospedale, morì purtroppo quattro giorni dopo.
Deceduto in servizio.
Alle ore 20,35 del 2 gennaio 1958 l’autopompa OM Leoncino del Distaccamento Volontario di Rivarolo Canavese, mentre si dirigeva verso il Comune di Rocca Canavese per un grave incendio di cascina, all'altezza del passaggio a livello tra Rivarolo e Favria, veniva investita dall'automotrice del treno proveniente da Pont, a causa del passaggio a livello lasciato aperto dal casellante.
Nel violento impatto perirono quattro vigili del fuoco, tra questi Gindro Giacomo. Altri quattro rimasero feriti. Alle ore 20,35 del 2 gennaio 1958 l’autopompa OM Leoncino del Distaccamento Volontario di Rivarolo Canavese, mentre si dirigeva verso il Comune di Rocca Canavese per un grave incendio di cascina, all'altezza del passaggio a livello tra Rivarolo e Favria, veniva investita dall'automotrice del treno proveniente da Pont, a causa del passaggio a livello lasciato aperto dal casellante.
Nel violento impatto perirono quattro vigili del fuoco, tra questi Gindro Giacomo. Altri quattro rimasero feriti. Alle ore 20,35 del 2 gennaio 1958 l’autopompa OM Leoncino del Distaccamento Volontario di Rivarolo Canavese, mentre si dirigeva verso il Comune di Rocca Canavese per un grave incendio di cascina, all'altezza del passaggio a livello tra Rivarolo e Favria, veniva investita dall'automotrice del treno proveniente da Pont, a causa del passaggio a livello lasciato aperto dal casellante.
Nel violento impatto perirono quattro vigili del fuoco, tra questi Gindro Giacomo. Altri quattro rimasero feriti. Alle ore 20,35 del 2 gennaio 1958 l’autopompa OM Leoncino del Distaccamento Volontario di Rivarolo Canavese, mentre si dirigeva verso il Comune di Rocca Canavese per un grave incendio di cascina, all'altezza del passaggio a livello tra Rivarolo e Favria, veniva investita dall'automotrice del treno proveniente da Pont, a causa del passaggio a livello lasciato aperto dal casellante.
Nel violento impatto perirono quattro vigili del fuoco, tra questi Gindro Giacomo. Altri quattro rimasero feriti. L'infortunio mortale al A.V.V.A. Brunetti venne provocato da una caduta dalla scala a ganci, mentre era impegnato ad un'esercitazione al castello di manovra durante il corso per allievi vigili ausiliari alle Capannelle di Roma. Le cause della caduta non si conoscono. Tuttavia subì la frattura della base cranica.
Deceduto in servizio.
Petris morì a soli 25 anni per un incidente stradale mentre rientrava a casa a Vaie in Valle di Susa, da un servizio di vigilanza presso il Teatro Nuovo di Torino. Per cause non accertate, la sua Fiat 500 invase la corsia opposta e si scontrò violentemente contro un camion che procedeva nella direzione opposta.
Il vigile Vinassa, mentre si recava con la propria auto a Torino per prendere servizio in sede, subiva un grave incidente stradale, causato da due camion. L'urto violento con uno di essi, provocò l'incendio della benzina del proprio automezzo. Non potendo uscire dall'abitacolo poichè incastrato all'interno, morì carbonizzato.
Il 28 maggio 1971, all'incirca alle ore 19.30, il V. Brigadiere Cattaneo, mentre era alla guida della sua autovettura, per recarsi in servizio al Comando Provinciale, percorrendo la Statale 460 Torino/Rivarolo, probabilmente per il fondo stradale reso viscido dalla pioggia, tamponò violentemente un autocarro che lo precedeva. Nell'urto subì delle gravi lesioni. Giunse ancora ferito all'Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove morì pochi minuti dopo.
Nel corso di un violento incendio di bosco, sviluppatosi nella zona della Valchiusella, a pochi chilometri da Ivrea, a causa del forte vento che spirava nella zona, il vigile volontario Buat del Distaccamento di Vico Canavese, rimase intrappolato tra le fiamme, senza più alcuna possibilità di sfuggire dall'accerchiamento del fuoco. Morì carbonizzato.
A seguito di un temporale che si abbattè sulla zona tra le province di Torino e Cuneo, alcuni componenti della squadra dei Vigili del Fuoco Volontari di Carignano, mentre erano impegnati alla rimozione di un albero dalla sede stradale, abbattuto dal forte vento, vennero investiti da un'auto. Il vigile Cagliero morì immediatamente, mentre tre suoi colleghi rimasero feriti. Il 2 dicembre del 1976 il comune di Carignano consegnò alla vedova una Medaglia d'Oro alla memoria.
La squadra del Distaccamento Volontario di Rivoli, era impegnata all'estinzione di un incendio di sterpaglie lungo la linea ferroviaria Susa/Torino. Il vigile Pozzo doveva segnalare ai possibili treni in transito la presenza dell'incendio. Mentre era impegnato ad effettuare le segnalazioni ad un convoglio in arrivo da Avigliana, diretto a Torino, non si accorse del sopraggiungere di un secondo treno sul tronco parallelo, che lo travolse uccidendolo sul colpo.
Piero Vacca con altri compagni di cordata, si trovava quasi sulla cima del monte Fraidour (1450 mt), nei pressi di Pinerolo in provincia di Torino, che era considerata dagli alpinisti una palestra di roccia. Probabilmente perdette l'equilibrio e precipitò per una ventina di metri. Pur rimanendo appeso alla funi di sicurezza, bettè violentemente il capo nonostante il casco protettivo, trovando la morte. Si trovava in parete per una delle tante esercitazioni alle quali partecipava, in quanto faceva parte del soccorso alpino dei vigili del fuoco.
Piero Vacca fu l'antesignano della creazione dell'odierno Nucleo SAF, i nuclei VF specializzati in operazioni in ambienti ostili. Medaglia d'Argento al Valor Civile, Airaudi perì nel corso di un incendio boschivo nel territorio di Pessinetto in provincia di Torino.
Durante le fasi di un addestramento serale, il vigile Ravagli, cadde malamente a terra da una balconata della palestra della sede. Seppur fosse stata breve la caduta, Ravagli riportò una grave lesione alla colonna vertebrale, che ne causò il decesso.
Luigi Bongiovanni era un giovane vigile del fuoco volontario in servizio presso il Distaccamento Volontario di Grugliasco. Nel 1991 subì un gravissimo incidente stradale, perchè venne sbalzato fuori dall'automezzo di servizio, mentre si recava su un intervento di soccorso. La sua vita, ad appena ventinove anni, ebbe fine all'alba del 22 giugno 1993, dopo un lungo calvario di 641 giorni di coma trascorsi negli ospedali torinesi.
Alle ore 21.00 circa il vigile volontario Daimo, mentre con la propria autovettura si recava al Distaccamento di Avigliana per unaurgente chiamata di soccorso per un incendio di bosco, nell'abbordare una curva, per cause imprecisate, urtava violentemente un'autovettura proveniente in senso inverso. L'urto gli procurò lo sfondamento della base cranica, facendogli perdere la vita.
La sua scomparsa è avvenuta il 15 ottobre 2000 durante l'alluvione che colpì Piemonte e Valle d'Aosta precipitando con l'automezzo di servizio nel torrente Orco in corrispondenza del ponte crollato sulla S.S. 565 in località Salassa del comune di Castellamonte (TO).
Nonostante le intense ricerche il corpo non venne mai ritrovato. Bartolomeo Califano nel 2007 è stato insignito, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano della Medaglia d'oro al merito civile. Siletto era Capo Distaccamento dei Vigili del Fuoco Volontari di Castellamonte.
Quel 22 maggio era su un intervento per l'estinzione di un incendio di un'officina a Bairo Canavese, un comune poco distante da Castellamonte. Al termine dell'intervento si accasciò a terra stroncato da un improvviso malore. Soccorso dal personale sanitario, morì nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Ivrea, senza più riprendere conoscenza. Aveva 64 anni. A lui è stata intitolata la nuova sede dei Vigili del Fuoco di Castellamonte. Nel corso di un incendio sviluppatosi a seguito di una fuga di gas e dopo aver estratto, seppur ferito gravemente, la vittima, la squadra del Distaccamento Volontario di Venaria Reale, mentre era intento alle operazioni di bonifica dello scenario, malauguratamente si trovava proprio sotto uno dei balconi gravemente danneggiati dall'esplosione. In quel momento il balcone cedette di schianto, travolgendo nella sua caduta Paolo Sette. Trasportato ancora vivo in ospedale, due ore dopo il ricovero morì per le gravi lesioni riportate.
Nel corso di un violento nubifragio abbattutosi nella zona del Canavese, la squadra del Distaccamento dei Vigili del Fuoco Volontari di Bosconero, mentre si recava su un intervento di soccorso, a causa delle cattive condizioni della strada, che era stata allagata dalla pioggia, l'autopompa usci fuori dalla sede stradale. Il mezzo si ribaltò nel fossato che costeggiava la strada, dalla parte di La Scala. L'automezzo venne parzialmente invaso dall'acqua che scorreva impetuosamente nel canale. La Scala morì per le lesioni riportate. |
I Caduti con Onore Arruolato nelle Sezione Pompieri-Zappatori della 1° Armata, il Sergente Dionisi morì a Bormio nell'adempimento del dovere, per causa di servizio al fronte.
Classe 1890, Socco entrò nel Corpo Pompieri di Torino entrò nel Corpo Pompieri di Torino nel 1909. Arruolato nelle Sezione Pompieri-Zappatori della 1° Armata, il Caporale Maggiore Socco morì mentre estingueva un incendio al fronte. I Caduti per la Libertà Smobilitato il 13 agosto 1943 per aver scelto la strada della montagna, morì pochi mesi dopo, l’8 dicembre 1943 a soli 19 anni, per mano dei nazi-fascisti nel corso della battaglia di Monte Soglio nei pressi di Forno Canavese.
Carlo Girardi venne arrestato nell'agosto del 1944 da quattro agenti fascisti, che irruppero armati di fucili mitragliatori nel distaccamento del Lingotto dove prestava servizio, con l’accusa di violenza ad un gerarca fascista, uno dei tanti atti avvenuti il 25 luglio 1943 giorno della caduta del governo fascista.
Venne tenuto segregato per circa venti giorni nella caserma Cernaia a Torino. Il 19 agosto fu trasferito anche lui nel campo di concentramento tedesco di Bitterfel. Tra i morti dell’eccidio di Cudine, una località nei pressi di Corio, dove il 17 novembre 1944 fu decimata la 46° Brigata Garibaldi con ben 34 partigiani trucidati, si trovava Giovanni Audino, nome di battaglia “Smith” in servizio al Distaccamento Bonafous. Nacque a Tonengo in provincia di Asti il 21 aprile 1925.
Il 5 gennaio Ballari Rinaldo e Giudici Cesare furono fucilati nella Caserma “Monte Grappa” di Torino. Due giorni prima esattamente il 3 gennaio mentre erano alla ricerca di armi, furono arrestati dai famigerati RAP fascisti, i reparti anti partigiani, in via Nizza nei pressi del cavalcavia di corso Sommeiller assieme a Altieri Giovanni e Gherra Azeglio. Il Tribunale Speciale Fascista lo stesso giorno per direttissima condannò alla pena capitale tramite fucilazione Ballari e Giudici. Dieci anni di reclusione vennero inflitti ad Altieri e Gherra.
Il 5 gennaio Ballari Rinaldo e Giudici Cesare furono fucilati nella Caserma “Monte Grappa” di Torino. Due giorni prima esattamente il 3 gennaio mentre erano alla ricerca di armi, furono arrestati dai famigerati RAP fascisti, i reparti anti partigiani, in via Nizza nei pressi del cavalcavia di corso Sommeiller assieme a Altieri Giovanni e Gherra Azeglio. Il Tribunale Speciale Fascista lo stesso giorno per direttissima condannò alla pena capitale tramite fucilazione Ballari e Giudici. Dieci anni di reclusione vennero inflitti ad Altieri e Gherra.
Carlo Bensi nacque a Torino il 7 marzo 1924. Anche lui in servizio al Distaccamento collinare “Ghidini”, venne smobilitato per chiamata alle armi 24 febbraio 1944. Cadde il 21 marzo 1944 in un agguato tesogli dai repubblichini a Pian Rorà nei pressi di Luserna San Giovanni dopo essersi difeso all’arma bianca.
Luciano Schierano nacque a Castelnuovo Don Bosco (AT) l’8 giugno 1925. In servizio al Distaccamento collinare “Ghidini” la sua smobilitazione d’autorità avvenne il 12 ottobre 1943. Il 16 settembre chiese di essere trasferito dal Distaccamento di Chieri al “Ghidini”. Ottenutolo non si presentò facendo perdere le sue tracce. Un rapporto dei C.C. della Stazione di Barriera Milano del 10 ottobre avvertì il Comando dell’insuccesso delle ricerche compiute su Schierano. La sua scomparsa è datata 21 marzo 1944 in circostanze sconosciute.
Pietro Rolle venne fucilato a Corio in Piazza Molinar davanti alla popolazione, dopo essere stato torturato, insieme ad altri sei partigiani. Pietro nacque a Venaria Reale l’8 aprile 1925. Faceva parte dell’11° Brigata partigiana garibaldina, operante tra la bassa Valle di Lanzo e il Canavese. I fascisti, come solitamente facevano, impedirono la sepoltura della salma. Oggi in Venaria Reale città natale di Pietro Rolle esiste una via intitolata al suo nome.
Domenico Chiabotto nome di battaglia "Ciccio", apparteneva alla 2° Divisione Garibaldi, operante nelle Valli di Lanzo. Vigile del Fuoco a Torino venne smobilitato il 24 febbraio 1944.
Durante l’estate ‘44 la Valle di Lanzo subì ancora un terribile rastrellamento. Violenti scontri si svolsero a Viù, Usseglio e Lemie. Nel corso del rastrellamento caddero diversi partigiani. Chiabotto Domenico nenne catturato. Venne torturato e poi fucilato a Viù. Nel mese di giugno cadde fucilato La Rotonda Rocco. Nacque a Candela in provincia di Foggia il 25 gennaio 1923. In servizio presso il Distaccamento del Lingotto venne smobilitato per abbandono del servizio il 16 novembre 1943, meno di un mese dopo la sua assunzione. Nei suoi confronti venne presentata dal Comando al Tribunale Militare una denuncia per essersi appropriato del materiale di dotazione personale, lo stesso materiale con cui fuggì per aggregarsi ai partigiani. Catturato nel corso di un rastrellamento Venne fucilato il 22 giugno 1944 assieme ad altri partigiani in p.zza Carlo Alberto davanti all’ingresso della Biblioteca Nazionale.
Nacque a Torino il 15 luglio 1924. Prestava servizio presso il distaccamento del Martinetto, quando si rifiutò di rispondere alla chiamata alle armi e, nel settembre 1943, si unì alle prime bande partigiane nella zona di Luserna S. Giovanni, dove venne poi inquadrato nella 105ª brigata Garibaldi.
Pensiero cadde in un'imboscata tesagli dai fascisti alle basse di Stura di Torino. Gli venne legato al collo un cartello con la scritta "bandito" e venne impedito alla famiglia di recuperarne il corpo per alcuni giorni. La 23° Brigata SAP dei Vigili del Fuoco, venne intitolata a lui per sottolineare la brutalità dell'esecuzione alla quale venne sottoposto. Giovan Battista Fontana nacque a Cavaiore (VN) il 12 settembre 1926. Venne assunto nel novembre del 1942 e meno di un anno dopo, esattamente il 10 settembre 1943 venne smobilitato per abbandono del servizio. Era dislocato presso il Distaccamento del Lingotto. La sua morte è datata 7 luglio 1944.
Franco Ferrero, nome di battaglia "Ferrero", nacque a Torino il 23 ottobre 1924. Venne smobilitato dal Corpo Nazionale il 21 agosto 1943; morì il 15 luglio 1944. La sua ultima sede di servizio fu il Distaccamento di Stupinigi. Cadde in combattimento a Sant'Anna di Rotella (ricerche in corso).
Pasquale Baretta in servizio al Distaccamento di Pinerolo, venne inspiegabilmente arrestato dalla polizia tedesca alle nove del mattino del 19 agosto 1944. Il suo arresto era probabilmente legato all’uccisione del fratello avvenuta cinque giorni prima in un conflitto a fuoco con la Guardia Repubblicana. Venne inviato in Germania in un campo di concentramento, ad oggi sconosciuto.
Mario Grandi nacque ad Almese l’11 febbraio 1919; in servizio prima al Distaccamento di Stupinigi e poi all’Accademia in via Verdi , venne smobilitato il 22 settembre 1944 cinque giorni dopo la sua morte, avvenuta esattamente il 17 settembre 1944. Esiste nella sua cartella personale una ricevuta manoscritta datata 3 novembre 1944, con la quale si dichiara che Grandi versò tutto il suo corredo personale, che mette in dubbio la data della sua scomparsa; potrebbe trattarsi probabilmente di un famigliare che dopo la sua scomparsa restituì l’attrezzatura al Comando.
Remo Bretto nacque a Feletto Canavese. Fu fucilato a 19 anni a Ronco Canavese il 22 ottobre 1944. Vigile del Fuoco in servizio a Chieri, fu denunciato assieme al vigile Chialva Sergio al Tribunale Militare per abbandono del servizio avvenuto il 18 novembre 1943. Il 23 giugno 1944 il Tribunale Militare lo condannò in contumacia a due anni di reclusione e al pagamento di una multa di lire 3.000 per appropriazione indebita del materiale pompieristico personale a lui affidato. Inoltre su di lui pendeva anche un ordine di cattura emesso dalla Procura Militare di Stato. Le ricerche vennero effettuate dalla Guardia Nazionale Repubblicana di Rivarolo Canavese.
Oggi Feletto C.se lo ricorda con una via a lui dedicata. Di Rigassio Giovanni si conosce la sola data del decesso, avvenuta il 24 ottobre 1944.
Non sono stati ritrovati gli eredi. Si presume sia nato a Rondissone. Una spedizione di trentasei inglesi e partigiani morì nella bufera delle Gorges du Malpasset, poco dopo il valico della Galisia nel Parco del Gran Paradiso, “con le braccia tese, con le dita curve in un ultimo tentativo di aggrapparsi a qualche spunto di roccia o ghiaccio, che potesse ancora strapparli a quella orribile morte bianca”. Tra i partigiani morti c’era Elio Di Blasi pompiere-partigiano, nato ad Alessandria il 17 febbraio 1925. Di Blasi presentò la domanda di smobilitazione per chiamata alle armi. Invece di presentarsi alla chiamata preferì unirsi alle formazioni autonome operanti nell’alto Canavese. I corpi delle trentasei vittime vennero recuperati solo nell’estate del 1945 da altri vigili del fuoco di Torino.
Nacque a Torino il 26 febbraio 1924. In servizio prima presso la caserma centrale e poi dall'8 giugno 1943 a Stupinigi, fu smobilitato il 25 febbraio 1944 perché apparteneva alla classe di leva 1924. Unitosi alle formazioni operanti a Robilante nel cuunese, caddè in combattimento l'11 novembre 1944. Gli venne conferita la medaglia d'argento.
Carlo Lachello nacque a Villa Deati il 26 marzo 1911. L’ultimo distaccamento in cui presta servizio è il Lingotto, da cui fa domanda di smobilitazione per gravi motivi di famiglia. Gli viene accordata il 10 settembre 1944. Morì, probabilmente fucilato, il 21 novembre dello stesso anno a Aramengo in provincia di Asti.
Ermete Voglino nome di battaglia "Don Ciccio", nativo di San Damiano d’Asti, di lui non esiste purtroppo la cartella personale. Sappiamo che dall’autunno del 1943 andò ad unirsi alle formazioni partigiane che operavano nel circondario di Asti. Venne catturato ben due volte; una prima volta venne rilasciato, la seconda volta riuscì a fuggire, nei pressi di Bolzano, dal treno che lo stava portando in Germania in un campo di concentramento. Riuscì a ricongiungersi con i compagni con i quali riprese l’attività clandestina in qualità di Comandante di Brigata e Capo del Servizio approvvigionamento per le formazioni operanti in Val Pellice e nel Monferrato.
Venne catturato una terza volta - purtroppo l’ultima - il 16 febbraio del 1945 nei pressi di Asti, si pensa su delazione, mentre con altri compagni doveva attaccare il Comando Tedesco. Venne lungamente torturato dalle Brigate Nere nel carcere di Asti, dal quale uscì il 13 marzo per essere fucilato contro il muro di cinta del cimitero di Asti, con altri suoi due compagni: Anselmo Torchio e Pietro Vignale. Ugo Borri, nome di battaglia «Dragone Nero», nacque a Torino il 14 marzo 1925. prestò servizio a Chieri e al Lingotto. Fu smobilitato il 23 dicembre 1943 e si unì alle formazioni del XVIII Brigata Garibaldi. La sua morte, per fucilazione, avvenne il 17 febbraio 1945 a Locana, mentre tornava da una missione in terra francese.
Alberto Caudana, Medaglia di Bronzo al Valor Militare, nacque a Torino il 18 marzo 1923. Militare dell’aviazione dall’inizio della guerra, rientrò a Torino da Pola dopo l’8 settembre, per essere assunto nei Vigili del Fuoco l’8 novembre 1943 e inviato al Distaccamento di Lucento. Nel Corpo svolse un attivo lavoro con le SAP e GAP cittadine. Quando la sua attività di antifascista divenne ormai conosciuta alla polizia fascista, nel ‘44 si unì alla Brigata G.L. “Brosio” operante nei pressi della Borgata Rosa a Castiglione Torinese, dove oggi esiste una via a lui intitolata. Durante “un’azione di forzamento ad un posto di blocco condotta in pieno giorno, accortosi che l’avversario ne aveva rinforzato la guarnigione e che la sorpresa veniva quindi a mancare, non esitava ad aprire il fuoco sul nemico e, da solo, da una posizione scoperta, continuava a sparare con il suo fucile mitragliatore, finché, colpito da una raffica avversaria, cadeva gloriosamente sul campo”.
Giovanni Galletto, Medaglia di Bronzo, nacque a Torino il 29 agosto 1924. Fu assunto nel Corpo il 12 gennaio 1943; pochi mesi dopo, il 27 novembre, venne smobilitato dal Distaccamento di Rivarolo per abbandono del servizio. Anche Galletto prese la strada della montagna con indosso i panni del Corpo, una nota redatta dal M.llo Ressia, capo distaccamento, informava il Comando dell’abbandono del servizio senza aver versato il corredo. Con Cimalando Romolo suo cugino furono tra i primi a scegliere la montagna. Diede vita con altri partigiani alla Brigata di Manovra della IV Divisione Garibaldi, con zona di operazione a Pian Audi nei pressi di Corio Canavese. Il 9 agosto 1944 venne gravemente ferito da una bomba a mano repubblichina. Fu curato in un ospedaletto da campo partigiano e subito riprese le sue azioni. Venne catturato il 3 febbraio 1945 presso Busano nel Canavese e trasportato nel campo di concentramento di Bussoleno, dove ricevette un duro trattamento. Successivamente fu trasportato all’Ospedale delle Molinette dove morì il 5 aprile vittima del bombardamento che in quel momento infuriava sull’ospedale.
Giuseppe Bovero; solo recentemente è stato scoperto il suo nome tra i pompieri-partigiani caduti. Nacque il 27 marzo 1925. Inizialmente prestò servizio a Tirrenia, giunse al Comando di Torino, distaccato a Chivasso, nel marzo del 1943; vi rimase per soli tre mesi quando il 21 giugno venne smobilitato per chiamata alle armi. Si aggregò alla 42° Brigata Autonoma “Vittorio Lusani”; morì in combattimento a Crescentino poco più che ventenne, precisamente il 25 aprile 1945.
La giornata del 26 aprile 1945 si svolse in modo drammatico. Le forze tedesche e fasciste cercavano di riconquistare le posizioni perdute. I resistenti cercarono con le poche leggere e bombe molotov di difendere forti del coraggio e della determinazione, le fabbriche e le parti della città conquistate al nemico, che man mano si chiudeva nel centro della città attorno ai loro quartieri generali: corso Oporto oggi corso Marconi, l’Albergo Nazionale in via Roma sede delle S.S. tedesche, la Caserma di via Asti sede della G.N.R. Nell’assalto della famigerata caserma di via Asti dove vennero torturati e assassinati molti partigiani, cadde la mattina del 27 aprile, il vigile del fuoco Gibellino Giuseppe accorso con altri colleghi per dar manforte ai compagni della V Divisione SAP, impegnati nella battaglia. Con i compagni, tra cui Cassarin Luigi, mentre facevano fuoco con un cannoncino da 75/17 contro la caserma Dogali, dalla stessa partì un colpo di mortaio di risposta che esplose vicino al gruppo. Gibellino morì subito, gli altri subirono ferite più o meno gravi. Erano le ore 14 del 27 aprile 1945. Poco dopo e a breve distanza dal luogo un altro vigile del fuoco, Graziano Angelo, venne ferito gravemente da una bomba a mano lanciata da un fascista in bicicletta, mentre era impegnato a far fuoco con una mitragliatrice. Gibellino nacque a Torino il 28 maggio 1911. Capitano Maggiore del 1° Regg.to Genio dal 1940 all’8 settembre 1943, venne assunto il 16 giugno 1944. Svolse il suo servizio al Distaccamento collinare “Alberto Picco”, da dove partì con gli altri compagni.
Neirotti Mario: di lui non si hanno altre notizie se non quella del decesso avvenuto il 30 aprile 1945.
Antonio Dall’Osto nacque a Montecchio Precalcino in provincia di Vicenza il 12 novembre 1922. Prestò servizio al Distaccamento «Bellezia», da dove venne smobilitato il 24 febbraio 1944 per chiamata alle armi. Il 28 aprile 1945, durante i giorni della liberazione di Torino, venne ferito all’addome e al braccio destro. Morì il 2 maggio 1945 presso l’ospedale di Sassi dove era stato ricoverato. Non sono stati ritrovati eredi.
Francesco Aime col nome di battaglia "Francesco", apparteneva all'XI Brigata 2° Divisione. Venne catturato il 13 marzo 1944 e deceduto poi nel campo di concentramento di Mauthausen il 15 maggio 1945.
Ozzella Angelo: nacque a Marentino (TO) il 9 giugno 1926. Come abbiamo appena visto venne smobilitato d’autorità nel settembre del 1943. Il 25 settembre si unì alla 4° Brigata Garibaldi. Il 18 agosto 1944 nel corso di un’azione partigiana a sant’Ambrogio in Val di Susa, nel tentativo di requisire una moto e delle armi venne ferito alla gamba destra e catturato dai nazi-fascisti. Alcuni giorni dopo fu deportato in un campo di concentramento in Germania, dove vi rimase fino al 3 aprile 1945. Riuscì a rientrare fortunosamente in Patria per gravi motivi di salute e, riunitosi alla sua brigata, riuscì a partecipare agli ultimi giorni della lotta di Liberazione.
Il fisico era irrimediabilmente minato dalle gravi ferite mai del tutto guarite, che lo porteranno alla morte avvenuta il 5 novembre 1945. La polizia segreta tedesca, che da tempo nutriva forti sospetti su una certa attività clandestina dei vigili, arrivò alla cattura del «gruppo di punta», per un eccesso di imprudenza commesso da qualche elemento. Inoltre le continue requisizioni di automezzi del Corpo da parte di gruppi partigiani sempre ai danni dei vigili del fuoco, sicuramente insospettì la Gestapo di una certa connessione tra la sottrazione dei mezzi e il comportamento eccessivamente arrendevole dei vigili di fronte agli atti di sabotaggi.
La molla scattò il 25 ottobre appunto, dopo che: «Ieri sera tra le ore 19,30 e le 20 da parte di ignoti, approfittando dell’intervallo tra una ronda e l’altra, è stata rubata, mediante scasso di una porta delle autorimesse della nostra caserma centrale di corso Regina Margherita 126, un nostro autocarro targato V.F. 2958, attrezzato con materiale antincendi. Del fatto è stato avvertito immediatamente il Comando Militare di Torino il quale ha avvertito tutti i posti di blocco». Tra i vigili catturati ci fu Bricco che venne deportato a Mauthausen, dove nonostante le più atroci sofferenze morali e materiali si mantenne sempre alto di spirito e riuscì a sopravvivere. Nel 1959 gli venne concessa la Croce al Merito di Guerra. Pochi anni dopo, nel 1968, Giovanni Bricco morì affetto da una grave forma di epatite cronica contratta nel campo di prigionia. Gian Carlo Fissore decedette tra torture e tormenti nel campo di concentramento della risiera di San Saba nei pressi di Trieste. Il fatto è rimasto sconosciuto per diversi anni, infatti ancora non si conosce la data certa della scomparsa e le circostanze. Le sue tracce si perdono definitivamente il 12 febbraio 1944, quando in servizio presso la Casermetta Stupinigi si assenta ingiustificatamente. Per questo gli venne inflitta una multa ed un giorno di consegna; verrà definitivamente smobilitato il 20 febbraio dello stesso anno.
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