Presentazione del libro su Domenico Scrigna
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Il giorno 25 settembre 2025 a avuto luogo la presentazione del libro "Domenico Scrigna, pompiere-fotografo di guerra".
L'evento si è svolto nella cornice istituzionale della Sala Consiliare della Città di Rivarolo Canavese in provincia di Torino, alla presenza del Sindaco Martino Zucco-Chinà e della Vicesindaca e Assessore alla Cultura Marina Vittone, con l'introduzione di Riccardo Cerrano. Un pubblico attento e numeroso, dopo i saluti istituzionali del Sindaco, dell'Assessore alla Cultura e del Funzionario Volontario dei Vigili del Fuoco Fabio Marangoni, ha ascoltato con grande attenzione le parole di Massimiliano Vallosio, nipote di Domenico Scrigna, il quale partendo dalle immagini di Torino sconvolta dai bombardamenti del 1940-1945, realizzate dal nonno Domenico, ha tracciato un parallelo tra la situazione drammatica del passato e quella odierna sui tanti scenari di guerra ancora oggi presenti in numerose parti del mondo, situazioni analoghe con quelle "raccontate" da Domenico attraverso le immagini. L'autore Michele Sforza, oltre al racconto della vita professionale e personale di Domenico Scrigna, ha letto alcuni passi del suo lavoro, destanto non poca emozione tra le persone del pubblico. Particolarmente efficace è stato il racconto del suo incontro con Scrigna, avvenuto nel 1977 quando l'autore da pochi mesi era diventato un vigile del fuoco al Comando di Torino, un incontro non fisico ma con la maestosa opera fotografica di Scrigna che ha lasciato un patrimonio importante di immagini che ritraggono una una Torino ovunque sconvolta, nel centro cittadino come nella periferia, nei suoi ospedali e scuole, nel cuore della grande vocazione assistenziale torinese, nei suoi gangli vitali produttivi e nelle infrastrutture, in uno scenario reso ancor più spettrale e desolante dagli enormi cumuli di macerie su cui aleggia la presenza della morte. Una Torino ferita ma non vinta dai tragici eventi. Domenico Scrigna, brigadiere dei vigili del fuoco di Torino e l'autore di una straordinaria raccolta di immagini fotografiche, oggi gelosamente custodita presso l’Archivio Storico dei Vigili del Fuoco di Torino, che forma il corpus principale dell’intero archivio fotografico. Accompagnato dalla sua inseparabile Leica, con cui produsse negli anni di guerra (1940/1945) circa 5000 fotogrammi in bianco/nero del formato 24x36, Scrigna, aiutato dai suoi fidi amici e colleghi Paolo Coniglio, Angelo Colombatto e Riccardo Buono, ci tramanda un’opera raccolta in due eccezionali album fotografici, senza dubbio la più esaustiva e straordinaria in assoluto oggi esistente in Italia sull’argomento. L'autore ha accompagnato il pubblico in una lettura accurata delle immagini di Scrigna che ritrae, oltre le distruzioni della città, la sofferenza della popolazione torinese che si aggira tra le rovine delle case e tra i pompieri al lavoro, con un fare composto e apparentemente distaccato dagli avvenimenti che li circondavano. La postura e il modo elegante con cui tanti tengono ferma al loro fianco la bicicletta, mentre assistono ad un salvataggio, sembra perdere quel valore negativo del “voyeurismo” morboso, assumendo al contrario una compostezza di testimoni consapevoli che gli avvenimenti che si sgranavano sotto i loro occhi, erano destinati a lasciare in tutti un segno indelebile e per questo nulla andava perso. L’abile occhio dello Scrigna che poco indugia sulle inutili ricerche del taglio giusto, almeno in quei frangenti, almeno apparentemente anche lui sembra per nulla turbato dagli avvenimenti che lo circondano, anzi con fredda professionalità registra lo sconvolgimento della sua città, scatto dopo scatto. Ma era solo un distacco più formale che di sostanza. Domenico soffriva, come tutti i vigili, per lo sfacelo che circondava lui e tutti gli altri e che ogni giorno venivano chiamati ad affrontare. Le foto di Scrigna raramente ci fanno vedere i volti dei vigili. Li possiamo solo osservare di schiena, sempre rivolti verso il campo di azione, curvi sulle macerie e sulle vittime da soccorrere, curvi sui loro miseri e inadeguati attrezzi, tenuti quasi sempre a mani nude, sopraffatti ma non vinti davanti a quegli enormi crateri, ai muri insormontabili di macerie. L'autore ha poi concluso la sua interessante lettura manifestando la felicità di aver ricevuto da parte della famiglia, un'ottima approvazione per il lavoro svolto, che è stata per lui il regalo più importante. |








